Le ricadute sul PIL delle nuove regolamentazioni bancarie

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La richiesta di “maggiore solidità” alle banche è fuori di ogni dubbio necessaria e positiva nel medio-lungo periodo. Ciononostante, è ingenuo dimenticare che maggiore solidità delle banche vuol dire, ad esempio, meno facilità nella concessione di prestiti. E’ importante essere consapevoli che nel breve periodo una maggiore sostenibilità porterà degli effetti collaterali.

Il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola, nel corso di un intervento ad un convegno intitolato “Scenari della regolamentazione e dei controlli: costi e opportunità per l’industria bancaria e finanziaria“,  ha toccato proprio questo tema.

Il Comitato di Basilea e il  Financial Stability Board hanno condotto analisi dell’impatto  macroeconomico della riforma, sia nella fase di transizione che nel lungo periodo. Per i paesi
rappresentativi delle economie del G20, nel lungo periodo l’effetto complessivo delle riforme sulla  crescita economica sarebbe ampiamente positivo.  I benefici sono essenzialmente dovuti al fatto che  la maggiore solidità del sistema finanziario ridurrà la probabilità di crisi finanziarie e le ricadute  negative sulla crescita economica. Le stime relative all’effetto nella fase di transizione indicano che  i più elevati requisiti di capitale abbasserebbero il tasso di crescita medio annuo del PIL di circa  0,03 punti percentuali.

Questa previsione tiene conto sia  della reattività media del PIL a un  aumento di un punto percentuale del requisito di capitale, sia dell’effettivo volume di capitale  necessario per soddisfare la nuova regolamentazione (il cosiddetto “capital gap”, che varia da paese  a paese in funzione del grado di capitalizzazione di  partenza). I nuovi requisiti di liquidità  determinerebbero una ulteriore compressione della crescita annua del PIL non superiore a 0,02  punti percentuali.

[…]

A fronte di questi effetti relativamente contenuti per il complesso dell’economia, le ricadute per le  diverse categorie di debitori  sono di difficile quantificazione. Come ho già avuto modo di
argomentare nell’audizione che  ho tenuto il 7 ottobre scorso presso la Commissione X della  Camera, l’impatto potrebbe essere maggiore per le imprese di piccola dimensione caratterizzate da  debolezze nella struttura finanziaria. I dati della Centrale dei bilanci indicano che le aziende con  meno di 50 addetti hanno un indebitamento mediamente elevato: con riferimento al periodo 2005-08, il rapporto tra i debiti finanziari e la somma degli stessi con il patrimonio netto era pari al 58 per  cento, due punti percentuali in più rispetto alle imprese medie e oltre dieci punti al di sopra delle  grandi. La carenza di finanziamenti alternativi al credito rende le piccole imprese dipendenti dalle  banche: i debiti bancari rappresentano oltre l’80 per cento del totale dei debiti finanziari.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]