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Terremoto e tsunami che hanno colpito il Giappone lasceranno inevitabilmente pesanti effetti anche sull’economia del Paese,  che molto probabilmente si rifletteranno anche sul resto dell’economia mondiale. Ed uno dei meccanismi dei contagio potrebbe essere legato alle compagnie assicurative, che si troveranno presto a dover effettuare risarcimenti miliardari per le devastazioni.

In Giappone, ci sono sue tipologie di coperture assicurative contro i terremoti: le abitazioni private (e le proprietà private in generale) sono assicurate dalle compagnie private, che a loro volta ri-assicurano il rischio con la Japanese Earthquake Reinsurance (“JER”) Commission, un ente governativo che ha appunto lo scopo di fornire assicurativi in caso di calamità private. I danni a strutture commerciali in genere invece sono assicurati normalmente dalle compagnie private.

La “partecipazione” del JER al rimborso dipende dal valore dei danni complessivi: fino ad una certa soglia (1,4 miliardi di dollari) il rimborso è solo a carico delle compagne private. Oltre, vi è una partecipazione crescente dell’ente pubblico. E’ verosimile, data la devastazione che ha portato lo tsunami, che i danni siano ben oltre questa soglia. Ed è verosimile che vada considerato il caso di rimborso più elevato previsto. Infatti, la regolamentazione del JER prevede che ci sia un tetto massimo al rimborso complessivo, oltre il quale i danneggiati non ricevono il 100% del rimborso, ma devono suddividersi la disponibilità complessiva.

In questo scenario, il costo a carico delle compagne private di assicurazione sarebbe di circa 16,5 miliardi di dollari, mentre a carico dello Stato ci sarebbe una quota di circa 52 miliardi di dollari. Un valore che è circa l’1% del PIL Giapponese. Ed è bene sottolineare che questo è puramente il costo delle polizze assicurative “da contratto”, cioè senza considerare ipotesi di risarcimenti aggiuntivi o integrativi che il governo Giapponese potrebbe decidere, magari per dare supporto anche alle imprese nelle aree più colpite. Senza contare che il rischio di andare molto vicini al collasso del settore assicurativo privato giapponese è, secondo i più pessimisti, tutt’altro che remoto.

Ma al di là del settore assicurativo, una conseguenza verosimile è che sia JER che compagnie assicurative giapponesi inizieranno a cedere le quote detenute in fondi di investimento, per la necessità di disporre di grandi quantità di liquidità con cui effettuare i risarcimenti. Che vuol dire una possibile “ondata di vendite” sui mercati di internazionali, che potrebbero assestare un altro colpo (è da capire quanto forte) alla ripresa ancora traballante.

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