Anche la Gran Bretagna vorrebbe rendere più difficili le acquisizioni straniere

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Non è solo l’Italia tentata dall’introduzione di regole che proteggano la proprietà delle imprese “strategiche”. Anche la Gran Bretagna sta valutando l’introduzione di “ostacoli” alle acquisizioni straniere, con una proposta di riforma delle legge che regola, dal 1960, le fusioni e le acquisizioni.

C’è però, secondo noi, una sostanziale differenza nella logica alla base delle due proposte: quella inglese nasce con lo scopo di  pretendere che chi effettua un’acquisizione di un’importante società dia garanzie per quanto riguarda di piano industriale e di ricadute, in termini di occupazione e di indotto. Una questione un po’ (tanto) diversa dal semplicemente vedere che bandierina ha sul portafoglio l’acquirente: non crediamo di sbagliarci nel dire che è meglio una proprietà straniera che tuteli occupazione ed indotto, e sia in grado di favorire lo sviluppo dell’impresa, che una nazionale (magari interessata ad incentivi di qualche tipo ricevuti) il cui piano fosse  “tirare a campare”.

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