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ABI e associazioni dei consumatori hanno avviato, da un paio di settimane, un “tavolo comune” per aiutare i consumatori nella scelta dei mutui. La problematica riguarda un tema che abbiamo affrontato più volte anche su questo blog, e cioè la scarsa consapevolezza dei consumatori nella scelta dei mutui. Che non sorprende, dato il basso livello di educazione finanziaria del consumatore medio italiano: secondo alcune stime, più del 90% degli italiani non ha chiare le differenze tra i vari tipi di mutuo.

Il che comporta, inevitabilmente, che una scelta importante ed impegnativa, che ha ripercussioni sulla famiglia per decine di anni, viene spesso fatta sulla base di criteri errati. In particolare, la questione riguarda la scelta, da parte di molti, di mutui a tasso variabile anziché a tasso fisso. Capita di frequente che chi contrae un mutuo a tasso variabile non consideri che, appunto, è variabile, e che la variabilità può essere notevole, soprattutto partendo da livelli di tassi “quasi anormalmente bassi” come quelli di questi ultimi anni. Con il risultato che molte famiglie finiscono prima o poi con il trovarsi in difficoltà. Il tasso variabile dovrebbe, in generale, essere scelto unicamente da quanti hanno un reddito od un capitale tali da permettere di affrontare senza troppi problemi la variabilità. Soprattutto, evitando l’errore di pensare che se la rata del mutuo variabile è più bassa allora si può approfittarne per chiedere un mutuo di importo più elevato.

Nel secondo semestre 2010, però, la distribuzione della tipologia dei mutui è stata la seguente:

  • 47% tasso variabile
  • 24% tasso fisso
  • 26,5% tasso variabile con Cap (con un tetto massimo)
  • 2,5% “tasso misto

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ABI sottolinea un aspetto interessante, e cioè che la scelta di un tipo di tasso o un altro non va fatta sulla base di una supposta preferenza della banca a proporre uno o l’altro tipo (“perché ci guadagna di più”), ma solamente sulle proprie esigenze e disponibilità reali:

[L]a scelta va fatta sulla base delle proprie disponibilità economiche, presenti e prospettiche, tenendo conto della durata del mutuo che si va a sottoscrivere. Per le banche non c’è differenza.

Per le banche c’è indifferenza a vendere prodotti con tasso fisso o variabile, perché entrambi sono indicizzati su previsioni relative al periodo scelto. La redditività per la banca è la stessa. Le banche trovano vantaggio quando il cliente è soddisfatto delle proprie scelte finanziarie.

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