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Unicredit ha svolto un’analisi del settore bancario dell’Europa Centro orientale. Si tratta di uno studio interessante, dato che l’area di cui si parla è molto importante per la crescita dell’Europa nel suo complesso: una ripresa consoliderebbe quella in corso nel resto dell’Europa, mentre una crisi — magari innescata da un settore bancario instabile, preoccupazione di qualche analista qualche tempo fa — avrebbe inevitabili ripercussioni.

Non a caso, Unicredit parla di “modello di business bancario in fase di riformulazione”, ad indicare un ripensamento del “modo di fare banca” rispetto al passato, dove il sistema bancario di alcuni paesi era secondo alcuni analisti troppo poco attento alla sostenibilità, ma più alle possibilità di guadagno immediato “sfruttando” una crescita mediamente molto elevata.

Ciononostante, le prospettive — Unicredit le guarda dal “suo” punto di vista,  come potenziale mercato per i suoi servizi — appaiono nonostante tutto positive, fermo restando che gli attori in gioco (qui si parla di banche, ma il discorso potrebbe essere più generalizzabile) abbiano un’adeguata “solidità”.

“La crisi non ha colpito il potenziale a lungo termine dell’Europa centro-orientale inerente al “processo di convergenza”, ha affermato Gianni Franco Papa, nuovo responsabile della divisione CEE di UniCredit. “Il modello di crescita regionale basato sull’afflusso di capitali, sull’aumento della competitività e sul miglioramento della qualità della vita è ancora intatto. E lo stesso vale per il divario di penetrazione dei servizi bancari”. Ad esempio la penetrazione dei mutui ipotecari in rapporto al PIL dovrebbe aver raggiunto l’8% nel 2010. Rispetto al 40% dell’area dell’euro indica che vi è ancora un potenziale di mercato. Il potenziale di recupero è evidente anche sul lato corporate, dove i prestiti alle aziende nell’Europa centro-orientale sono al 26% del PIL rispetto al 52% dell’eurozona; inoltre l’offerta di servizi finanziari ai clienti corporate è ancora molto meno completa e articolata rispetto alla norma dei mercati più maturi.


Parallelamente ai cambiamenti nel panorama competitivo del settore bancario mondiale, il più arduo contesto bancario nell’Europa centro-orientale dopo la crisi potrebbe presentare ulteriori sfide. Se da una parte gli investitori internazionali, che sono attivi nella regione da un decennio, riconfermano il proprio forte impegno nei confronti dell’Europa centro-orientale, la ricerca di un posizionamento ottimale potrebbe portare a operazioni di fusione e acquisizione o di asset swap, mentre nuovi operatori in mercati specifici e a livello regionale stanno già mostrando interesse.
“In questo contesto, distinguendo tra gli attori internazionali attivi nella regione, diventeranno fattori sempre più fondamentali per il successo la capacità di sfruttare una solida base di raccolta e una solida patrimonializzazione, un buon accesso ai mercati internazionali e un posizionamento favorevole”, ha affermato il dirigente responsabile della divisione CEE di UniCredit Gianni Franco Papa. Come gli economisti di UniCredit hanno già affermato l’anno scorso, anche la propensione al rischio è essenziale, in quanto fa la differenza tra chi vince e chi perde. Papa ritiene che il Gruppo UniCredit sia ben posizionato per sfruttare l’ulteriore ripresa della regione. Le basi per il successo futuro sono la disponibilità di capitali e della raccolta (compresa l’intenzione del Gruppo di destinare più risorse all’Europa centro-orientale), la rete più capillare con un forte posizionamento nei mercati più dinamici della regione e una buona capacità di sfruttare le competenze del Gruppo.

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