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La proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie è tutt’altro che dimenticata, ed è tornata d’attualità con il World Economic Forum di Davos. Come abbiamo già discusso più volte in passato, si tratterebbe di un elemento molto importante, che potrebbe portare ad interessanti “cambi di paradigmi”  per la finanza.

Lo scopo di una tassa del genere, è bene sottolineare, non dovrebbe essere quello di generare del gettito — di raccogliere soldi, insomma — ma semplicemente quello di rendere sconveniente la speculazione estrema, rendendo sconvenienti le operazioni di brevissimo periodo, costringendo gli investitori ad un’ottica (almeno un po’) più attenta al medio-lungo periodo.

Tra i sostenitori della proposta di tassazione, vi è la Campagna italiana ZeroZeroCinque, il cui portavoce Andrea Baranes ha commentato a proposito dell’applicabilità concreta della tassa:

«La proposta di una tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) continua ad animare il dibattito internazionale. Alcuni importanti paesi europei, Germania e Francia in prima fila, ne auspicano l’adozione in tempi brevi. Adesso la  presidenza francese del G20 e la proposta da parte di Sarkozy di formare un gruppo di paesi disposti a sperimentare la TTF fanno sperare in uno slancio ulteriore dell’iniziativa, anche se sarà fondamentale passare dalle parole ai fatti. Finora l’Italia ha scelto un atteggiamento attendista sulla questione, limitandosi ad argomentare che la TTF – seppur valida sul piano teorico – sarebbe difficilmente applicabile in pratica. Molti e autorevoli economisti, invece, la ritengono praticabile, anche a partire da aree geografiche ridotte, come ad esempio la zona Euro. Visto l’appoggio di Germania, Francia, Spagna e altri, se anche l’Italia si schierasse a favore, questo permetterebbe probabilmente di raggiungere la massa critica necessaria per adottare la TTF nella zona euro in tempi brevi»

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