Monthly Archives: febbraio 2011

Il “carbon management” entra nei report delle aziende quotate

L’attenzione all’ambiente cresce sempre di più anche nelle aziende quotate. Ne è un indice anche il report realizzato Borsa Italiana e Banca Monte dei Paschi di Siena, assieme a PwC, dedicato al “Carbon Disclosure Project“, promosso dall’omonima ONG. Come il titolo fa intuire, lo studio analizza le emissioni di gas effetto serra da parte delle aziende che hanno partecipato allo studio. La partecipazione allo studio è forse il parametro che indica più chiaramente la crescita di interesse verso la tematica: +78%.

A segnalare l’attenzione alla tematica è anche il fatto che, riprendendo le parole Diana Guzman, Director Souther Europe di CDP,  “[…] l’81% dei respondent, che ha divulgato le proprie emissioni, abbia validato tale dato tramite un verificatore esterno indipendente. Un chiaro segnale che le aziende italiane stanno prestando maggiore attenzione al bisogno di riduzione delle proprie emissioni risulta dal fatto che il 76% delle aziende che hanno aderito allo studio, hanno un target di riduzione delle emissioni e il 10% e’ nel processo di sviluppo di tale target.  Questa tendenza e’ in linea con la missione di CDP:  accelerare le soluzioni al cambio climatico”.

Anche il management delle aziende che hanno partecipato all’indagine è fortemente coinvolto: il 57% delle aziende italiane che hanno aderito allo studio offre incentivi ai manager sulla base di obiettivi “green”.

Gli indicatori che misurano la “perfomance ambientale” delle aziende sono principalmente due:

  • Il Carbon Performance Leadership Index (CPLI), introdotto quest’anno, evidenzia le aziende che stanno adottando misure per ridurre le emissioni globali, “permettendo di individuare dei carbon performance leaders, che hanno dimostrato impegno per la strategia, governance, le comunicazioni agli stakeholder e, soprattutto, per la riduzione delle emissioni”.
  • Il Carbon Disclosure Leadership Index (CDLI) valuta invece la qualità e la completezza del reporting delle aziende ed il loro carbon management.

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    Indicatore €-coin risale a febbraio

    Dopo un rallentamento a gennaio, a febbraio l’indicatore €-coin è tornato a salire, indicando un rafforzamento della crescita. €-coin, come ormai saprete, esprime in tempo reale una stima sintetica del  quadro congiunturale, stimando il tasso di crescita trimestrale del PIL depurato dalle componenti più erratiche (stagionalità,  errori di misura e volatilità di breve periodo).

    Particolarmente positivo è il fatto che i fattori che hanno portato a questa risalita sono molteplici, e molto “concreti”: il miglioramento  dell’attività industriale e del commercio internazionale, oltre che i risultati  molto positivi delle principali indagini  congiunturali presso le imprese. L’andamento  degli indicatori di domanda è invece negativo, e criticità potrebbero emergere dall’ampliarsi degli spread tra tassi d’interesse sia a lungo che a breve termine.

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    Economia italiana sotto osservazione dall’estero

    Lo stato dell’economia italiana è diventato centro d’attenzione per molti analisti e commentatori esteri. Un insieme di fattori destano una certa preoccupazione. L’ultimo, che è andato a sommarsi agli altri, è dato dai problemi tecnici che ha avuto il mercato telematico di Borsa Italiana, che è rimasto fermo gran parte della giornata di ieri. Problemi tecnici, come sempre, possono capitare, ma in un contesto come quello attuale va ad aggiungere nervosismo tra gli operatori.

    Gli altri fattori che destano una certa preoccupazione riguardano la “condizione” del Governo italiano: per quanto in questo blog non ci piaccia parlare di politica, l’impressione diffusa è che il governo (a ragione o a torto) sia impegnato a pensare a sé stesso, più che ai problemi del Paese, che a qualche analista estero appare alla deriva (forse anche più di quanto sia in realtà).

    L’altro grosso fattore di preoccupazione è dato dallo stretto legame economico tra l’Italia e la Libia, sia in termini di rifornimenti energetici che di capitali (il peso libico negli azionariati di società come Unicredit o Juventus è noto), che quindi desta inevitabilmente preoccupazioni su possibili ripercussioni.

    Il risultato è un picco degli spread dei BTP a 10 anni, indice di una crescente preoccupazione dei mercati, cui andrebbe dato qualche messaggio di rassicurazione.

    BTP10anni

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    Le banche piccole sono meno efficienti?

    Il Vice Direttore Generale Anna Maria Tarantola è intervenuta il 18 febbraio scorso al convegno “Profili della regolazione e valori della cooperazione“, organizzato a Bari dall’Istituto Centrale delle Banche Popolari. Alcuni passaggi dell’intervento (centrato sui profili della regolamentazione e della vigilanza, ma anche sul “valore della cooperazione”) meritano di essere riportati.

    Il primo riguarda il modello cooperativo in relazione al tema della sostenibilità

    Il modello cooperativo di organizzazione di impresa nasce per venire incontro alle  esigenze dei più deboli, sulla base di una visione solidaristica del mercato che non nega il  profitto, ma lo integra con obiettivi di responsabilità sociale. Ne scaturisce una visione  dell’impresa ispirata alla valorizzazione degli interessi dei soci, dei dipendenti, dei clienti e  del territorio. Si tratta, a ben vedere, dei principi cardine su cui si fonda il benessere delle  comunità, principi che dovrebbero essere di guida per tutti gli operatori, soprattutto nella  presente, difficile situazione economica.

    Il secondo passaggio riguarda le problematiche delle piccole banche, che rischiano di essere meno efficienti non essendo in grado di beneficiare di significative economie di scala.

    Nell’ultimo decennio le banche popolari hanno attivamente partecipato al processo di  concentrazione che ha caratterizzato il sistema bancario italiano. Il numero degli operatori è  diminuito da 54 a 37; ciononostante, le quote  di mercato sono aumentate dal 16 al 21 per  cento per gli impieghi e dal 18 al 28 per cento per gli sportelli; quella dei depositi è rimasta  invariata. L’evoluzione non è stata omogenea: l’attuale situazione si presenta infatti  fortemente polarizzata.

    […]

    Le popolari di minore dimensione, al pari delle banche di credito cooperativo,  beneficiano dei legami intensi con le comunità locali, della conoscenza della clientela e della  fiducia di quest’ultima. Tali fattori costituiscono una fonte di vantaggio competitivo dato  dalla disponibilità di un patrimonio informativo difficilmente accessibile ad altri operatori; si  riflettono in un marcato orientamento al sostegno delle economie locali sia attraverso  l’erogazione di finanziamenti a imprese e famiglie dei territori di riferimento sia con la  destinazione di parte degli utili ad attività sociali.

    Negli ultimi anni le popolari “minori” hanno visto peggiorare l’efficienza operativa e la redditività: dal 2007 al 2009 il rapporto tra costi operativi e margine di intermediazione è  aumentato di 5 punti percentuali (dal 61 al 66 per cento); mostra un ulteriore lieve  13peggioramento nel primo semestre del 2010. Nel triennio considerato, il ROE è diminuito di  2,5 punti percentuali (dal 5,8 al 3,3 per cento).  Questi dati vanno analizzati con attenzione, riflettono la fragilità insita nella piccola  dimensione, evidenziano l’esigenza di migliorare l’efficienza operativa e allocativa, di essere  banca di comunità essendo al  tempo stesso impresa, di saper soddisfare le esigenze del  territorio al minor costo e con il minor rischio possibile. Questo processo non facile può  essere agevolato avvalendosi dei  vantaggi rivenienti  dalla attivazione di  “reti” nell’ambito
    della categoria.

    Per completezza, essere più grandi vuol dire, di contro, rischiare di perdere il legame con il territorio.

    Le popolari maggiori presentano, al pari delle minori, un  cost/income ratio relativamente elevato (65 per cento a settembre 2010), anche se si  riscontra una forte  dispersione rispetto alla media; per le altre banche l’analogo indicatore – che nel periodo  peggiore della crisi aveva sfiorato il 66 per cento – si è ridotto a settembre 2010 al di sotto  del 60 per cento. Per questa tipologia di popolari, sono migliori gli indicatori di rischiosità:  l’incidenza del credito deteriorato sugli impieghi è  passata dal 5,3 al 7,3 per cento nel  periodo da fine 2008 al 30 giugno 2010.

    Il segmento delle popolari quotate deve confrontarsi con l’affievolimento del rapporto  con le comunità locali, del connesso “controllo sociale” sull’operato della direzione e del  vantaggio competitivo derivante dal radicamento territoriale.   L’ampliamento dell’ambito di  operatività espone questo tipo di intermediari a nuove  tipologie di rischio; l’incremento della dimensione e del grado di  complessità societaria
    aumentano le difficoltà di governo, specie per le  popolari che hanno assunto la morfologia  del gruppo federale.

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    Ricerche Frequenti:

    • le piccole banche

    Gli USA sono un modello da imitare? Decisamente no.

    Gli USA sono spesso presi come riferimento non solo in quanto considerati “motore” dell’economia mondiale, ma anche come modello socio-culturale.  Se su alcuni fronti questo può essere vero, è un dato di fatto che il (reale) modello americano “in toto” appare sempre meno ideale. Tanto da spingere un articolo del New York Times a bollare gli USA come “un impero alla fine della decadenza. Un giudizio decisamente duro ma non immotivato, basato su come gli USA si posizionano in diverse ‘classifiche’. Ed in particolare, sono stati presi diversi indicatori:

    • Diseguaglianza dei redditi (stimata attraverso l’indice di concentrazione di Gini)
    • Disoccupazione
    • Livello di democrazia (stimato attraverso il Democracy Index 2010 dell’Economist Intelligence Unit)
    • Indice Gallup di Benessere
    • Insicurezza dell’accesso al cibo (percentuale di quanti hanno avuto difficoltà ad avere il denaro disponibile per acquistare il cibo per sé o la propria famiglia nei precedenti 12 mesi)
    • Aspettativa di vita alla nascita
    • Carcerati per 100.000 abitanti
    • Conoscenze degli studenti (matematica – dati OCSE)
    • Conoscenze degli studenti (scienza – dati OCSE) [questo dato, come il precedente, è considerato rilevante perché le competenze tecniche sono considerate cruciali per la crescita e lo sviluppo]

    La posizione degli USA, in molte di queste classifiche è tra “i peggiori dei peggiori”, salvandosi solo (con risultati però appena nella media) sul fronte della democrazia, del benessere e delle competenze scientifiche degli studenti.

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    E l’Italia? Il nostro Paese si colloca tutto sommato nella media, lamentando soprattutto una (pericolosa per il futuro) debolezza del sistema scolastico.

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    IBL Banca lancia il conto di deposito Conto su IBL

    Era da diverso tempo che non parlavamo di un nuovo conto di deposito. L’occasione arriva da Banca IBL, che ha introdotto il conto di deposito “ContosuIBL“. IBL Banca è una importante realtà nel mercato italiano del credito personale alle famiglie, nata a Roma nel 1927 come Istituto Nazionale di Credito agli Impiegati S.p.A., si è specializzata nel tempo soprattutto nell’area dei prestiti personali, e vanta oggi circa 500.000 clienti.

    ContosuIBL è un conto di deposito online completamente gratuito: oltre che non essere previste spese a carico del cliente, anche l’imposta di bollo è a carico della banca. Come nella natura dei conti di deposito, prelievi e versamenti possono essere effettuati solo tramite bonifico bancario.

    Il tasso di interesse del conto di deposito è nella media, 1,50% lordo (1,095% netto), con capitalizzazione annuale, ma è attualmente in corso una promozione che prevede, per chi apre un conto entro il 31 marzo di quest’anno, un tasso di interesse del 2,50% lordo (1,83% netto) applicato fino al 31 dicembre 2011.

    Oltre che il deposito “a vista”, ContosuIBL propone anche l’opzione del deposito vincolato, con scadenze a 6, 12 e 18 mesi. I tassi proposti, per i vincoli effettuati entri il 31 marzo 2011, sono decisamente nella “fascia alta” del mercato:  2,75% lordo (2,01% netto) per il deposito a 6 mesi, 3,00% lordo (2,19% netto) per il deposito a 12 mesi, 3,25% lordo (2,37% netto) per il deposito a 6 mesi. Al contrario di altri conti di deposito vincolato, in questo caso il vincolo è stringente, ed il cliente non può rientrare in possesso della somma impegnata nel conto neppure rinunciando agli interesse.

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    Grafico: la crescita economica di Cina ed Egitto dall’1 d.C. al 2008

    Segnaliamo un curioso grafico da Visualizing Economics, che ripercorre la crescita economica di Cina ed Egitto dall’1 dopo Cristo al 2008, ed è indubbiamente il grafico economico  più “a lungo termine” che abbiamo mai visto. L’utilità pratica di  questo grafico è forse minima, ma spinge a qualche riflessione sul “quadro generale”, e se non altro serve a ricordare che certi paesi che definiamo “emergenti” in realtà hanno una storia (anche economica) millenaria.

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    Ricerche Frequenti:

    • grafico crescita cina

    Perché Banca Centrale e Governo devono essere separati?

    Trent’anni fa, Banca d’Italia e Ministero del Tesoro hanno “divorziato”. Un intervento del Governatore della Banca d’Italia (“Una riflessione a trent’anni dalla lettera del Ministro Andreatta al Governatore Ciampi  che avviò il “divorzio” tra il Ministero del Tesoro e la Banca d’Italia”) al convegno dell’AREL ripercorre quegli avvenimenti, mettendo in luce diversi elementi spesso ignorati da quanti non capiscono la ragione dell’“indipendeza” delle Banche Centrali dai governi, che invece è data dalla necessità di non cadere nella tentazione di pagare i debiti “stampando moneta”, e quindi generando alti livelli di inflazione.

    Ecco qualche passaggio dell’intervento, particolarmente interessante, anche per non ricordare “come stavamo allora” e “come stavamo adesso”:

    In Italia, l’inflazione supera il 20 per cento nel 1980. Il meccanismo di  indicizzazione dei salari ai prezzi, introdotto dall’accordo del 1975 tra Confindustria e sindacati confederali, amplifica a dismisura l’impatto degli  shock provenienti dai prezzi internazionali. Gli squilibri di fondo della finanza pubblica accumulati nel decennio precedente continuano ad aggravarsi: il fabbisogno del settore statale raggiunge l’11 per  cento del prodotto.

    […]

    Una volta compiuto il “fatto”, le reazioni sono ostili. Gli scettici ritengono la  misura destinata a vita breve. Sono contrari ampi settori della  maggioranza di governo, dell’opposizione, del sistema bancario, tutti timorosi del rialzo dei tassi di interesse reali. Viene agitato lo spettro della deindustrializzazione del Paese. Ma la riconquista dell’autonomia da parte della banca centrale si rivela duratura; permette di riportare la  crescita dei prezzi sotto controllo senza soffocare l’apparato industriale […]

    […]

    Il “divorzio” apre una stagione di  grandi cambiamenti nella gestione degli strumenti di politica monetaria, in direzione di una piena indipendenza funzionale della banca centrale e di un più  efficiente funzionamento dei  mercati finanziari; vengono tra  l’altro abbandonati i controlli  amministrativi sul credito. La riduzione dell’inflazione  prosegue negli anni Novanta, passaggio essenziale per consentire la nostra tempestiva  partecipazione all’Unione Economica e Monetaria in Europa.

    […]

    Gli effetti del “divorzio” sulla politica di bilancio non sono invece quelli sperati.  Chi si è augurato che un atteggiamento non accomodante della banca centrale nel finanziare con moneta il disavanzo induca comportamenti di spesa più responsabili resta deluso. Manca  una modifica radicale delle procedure e delle prassi, elemento essenziale della nuova  costituzione monetaria invocata da Ciampi.  Dopo dieci anni dal divorzio il fabbisogno  annuo del settore statale si colloca ancora tra il 10 e l’11 per cento del Pil; il rapporto tra  debito pubblico e prodotto supera il 120 per cento del prodotto nel 1994.

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    Ricerche Frequenti:

    • perche hanno separato tesoro e banca centrale

    Rendimenti dei titoli di stato guida (BTP, CCT, CTZ) 2006-2011

    Dall’ultimo supplemento al Bollettino statistico della Banca d’Italia, segnaliamo un interessante grafico sull’andamento dei “Titoli di Stato Guida”, cioè CCT, CTZ, BTP decennali e BTP trentennali. Si nota come tutti i titoli hanno risentito della “crisi di fiducia” sul debito sovrano, soprattutto nella seconda parte del 2010 (in precedenza, i titoli a più lunga scadenza apparivano meno sensibili al rialzo già segnato soprattutto dai CCT).

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    Ricerche Frequenti:

    • rendimenti bot 2006

    La surroga del mutuo: che cos’è?

    La surroga del mutuo non è altro che la sostituzione di un mutuo già in essere con un nuovo prodotto più vantaggioso. Questa soluzione consente al mutuatario di sostituire il proprio finanziamento immobiliare già attivo con un prestito offerto da un istituto in grado di assicurare condizioni migliori per il rimborso dell’importo erogato. In sostanza quindi viene avviato un nuovo mutuo utilizzando l’ipoteca originaria del precedente prestito. La surroga è sicuramente una delle operazioni più richieste nell’ultimo periodo, agevolata anche dall’applicazione del decreto Bersani, secondo cui per la surroga del mutuo non sono previste spese notarili o costi accessori a carico del consumatore.

    Con la surroga dei mutui per la casa si possono modificare diverse condizioni contrattuali, per le quali il mutuatario riceverà offerte migliori: ad esempio la tipologia di tasso applicato, i valori aggiuntivi dello spread, il valore del tasso di interesse praticato, la durata e ovviamente il nuovo istituto.

    Da un punto di vista formale la surroga consiste nell’acquisizione da parte del nuovo istituto dell’importo pari al debito residuo: con la nuova banca il mutuatario in fase di trattativa stabilisce condizioni e scadenze per completare le operazioni di surroga. Inoltrata la domanda, il primo istituto erogante, è tenuto a comunicare entro 10 giorni lavorativi dalla ricezione della richiesta, il debito residuo relativo al cliente che intende effettuare la surroga del mutuo e confermare la data di formalizzazione dell’operazione.

    La surroga, che viene anche definita anche trasferimento o sostituzione, può essere contrattualizzata sia attraverso una scrittura privata autenticata con il nuovo istituto oppure con un atto pubblico: in questo ultimo caso è prevista la presenza di un notaio. Non sono previste spese accessorie o commissioni bancarie per questo tipo di operazione: le eventuali spese notarili generalmente sono a carico della banca stessa. Anche in questo caso comunque l’importo previsto è minore rispetto a quello di norma richiesto per l’apertura di un nuovo mutuo.

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    IWBank lancia IWPower Special: remunerazione al 2,75%, sempre che…

    IWBank ha introdotto una promozione per il conto di deposito IWPower, IWPower Special. Le somme versate sul conto di deposito (a vista) IWPower, e non prelevate per un anno (fino al 31 marzo 2012), potranno beneficiare di un tasso “bonus” dell’1,75% lordo, che va a sommarsi al normale 1,00% lordo del conto di deposito, per un tasso totale pari quindi al 2,75% lordo, cioè 2,0075% netto. Non ci sono vincoli di importo minimo da versare, ma la promozione si applica solamente sulla “nuova liquidità, cioè sui nuovi capitali (calcolati come differenza tra entrate ed uscite) portati in IWBank. Per beneficiare della promozione, è necessario effettuare i depositi (anche in più tranches) entro il 31 marzo di quest’anno.

    Vale la pena evidenziare come il tasso promozionale (netto) proposto sia più elevato (anche se non di tantissimo) del tasso applicato sui pronti contro termine IWPower365 Turbo, naturale termine di paragone della promozione, che offrono invece l’1,90% netto.

    Inoltre, è possibile ricevere in omaggio il nuovo iPhone a condizione però di depositare almeno 250.000 Euro di nuova liquidità (cifra non certo tipica del risparmiatore medio), e non prelevarli fino a fine marzo 2012.

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    Prestiti e depositi bancari: i volumi nel 2010

    Torniamo ancora una volta sul tema dei prestiti e della raccolta bancaria, per vedere questa volta non i tassi di interesse, ma i volumi. I grafici che seguono infatti mostrano le variazioni percentuali ad un anno di depositi e raccolta, in termini di evoluzione delle voci dei bilanci bancari

    Per quanto riguarda i prestiti, si nota sicuramente che i prestiti alle imprese hanno avuto una contrazione fino alla seconda metà del 2010, mentre per quanto riguarda i depositi, si nota l’aumento di raccolta tra fine 2009 e inizio 2010, dovuto alla “fuga” da altri tipi di investimento percepiti come a rischio eccessivo (borsa in primis).

    Due note: Il settore privato comprende, oltre che le famiglie e le società non finanziarie, le imprese assicurative, i fondi pensione e le altre istituzioni finanziarie (sono escluse le operazioni con le banche centrali).  I depositi includono i conti correnti, i depositi con durata prestabilita, i depositi rimborsabili con preavviso e i pronti contro termine; sono invece esclusi i depositi connessi con cartolarizzazioni.

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    L’andamento dei principali tassi di interesse nel 2010

    Abbiamo già toccato recentemente l’argomento, ma vale la pena riprendere il tema dell’andamento dei tassi di interesse in Italia nel 2010, sulla base degli ultimi dati resi pubblici dalla Banca d’Italia.

    Ci sembra interessante notare il netto ribasso del TAEG del prestito al consumo nella seconda parte del 2010, in controtendenza con i tassi applicati a tutti gli altri tipi di prestiti, sia alle famiglie che alle imprese.

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    Webank: in regalo un iPad a chi apre un conto corrente il 10 e 11 febbraio

    Dopo il successo dell’iniziativa di dicembre, Webank “repilca” e offre in regalo a chi aprirà un conto corrente giovedì 10 e venerdì 11 febbraio (e solo in questi due giorni) un iPad. L’iniziativa è riservata solo a chi non è già cliente del gruppo BPM.

    Per poter ottenere il regalo, è necessario iscriversi (nei due giorni che abbiamo detto)  dalla apposita pagina web, e impostare l’accredito dello stipendio o pensione. Inoltre, è necessario “presentare un amico”, che si iscriva (nei giorni  successivi) indicando i codici che saranno forniti al nuovo cliente al momento dell’apertura del conto, e che effettui un versamento di almeno 200€. L’“amico” riceverà in omaggio buoni acquisto per  Media World Compra  on-line, per un valroe di 100€.

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    Ricerche Frequenti:

    • ipad in regalo con conto corrente
    • ipad in regalo hello bank