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A conferma di quanto avevamo già accennato qualche giorno fa sulla ripresa in Est Europa, gli ultimi dati di Unicredit confermano una crescita significativa soprattutto di Turchia, Polonia e Repubblica Ceca (+3,8% per il PIL nel 2010).  In particolare, a trainare le economie di questi paesi c’è un settore industriale molto consolidato (anche per “merito” dei bassi costi della manodopera), ma a dare significatività alla crescita c’è il ruolo della domanda interna, che mostra uno sviluppo importante.

Soprattutto i nuovi paesi dell’UE hanno tratto giovamento da una più forte ripresa della Germania e da una maggiore domanda dall’Asia. La CSI dovrebbe beneficiare dei prezzi delle materie prime stabili, se non in crescita. Nel 2011 dovremmo assistere a una ripresa più ampia della domanda interna, non solo nelle economie più robuste, ma in modo generalizzato.”

Il punto debole, semmai, è nella dipendenza delle economie dell’est-Europa nei confronti della Germania, che da sola pesa il 15,1% delle esportazioni dei Paesi dell’Europa centro-orientale. Certamente, c’è il problema della gestione dei conti pubblici, non sempre ottimale in paesi come Croazia, Polonia ed Ungheria, ma ci sono anche paesi che sono hanno una solida “disciplina” dei conti pubblici, come la Turchia.

Abbiamo individuato tre canali di diffusione dei fattori negativi: domanda esterna, flussi finanziari e ritardi nell’allargamento dell’UE e nell’ingresso nell’AEC II/UEM rispettivamente. Tuttavia, la maggior parte delle economie della regione sono ben protette contro gli sviluppi nella periferia dell’UEM

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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