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Come avevamo anticipato già qualche tempo fa, le banche americane potrebbero trovarsi in una nuova ondata di difficoltà perché la “leggerezza” con cui hanno concesso i mutui si riflette anche sulla gestione documentale dei mutui stessi, col risultato che molti sarebbero più o meno irregolari, e quindi nelle eventualità di cause legali, tipicamente per entrare in possesso della casa acquistata dai mutuatari inadempienti, fare valere i propri diritti potrebbe non essere sempre facile. In altre parole: perdite su crediti maggiori del previsto.

Bene, nei giorni scorsi c’è stata una importante decisione di un tribunale del Massachusetts, che ha negato il diritto di una banca al pignoramento di due abitazioni perché non è stata in grado di provare di essere in possesso dei mutui. La questione infatti è che la pacchettizzazione e la compravendita dei mutui sarebbe stata spesso fatta in modo talmente poco trasparente che in certi casi (come questo) diventa difficile stabilire se un certo mutuo è stato ceduto o no, e quindi chi sia titolare in un’eventuale azione di rivalsa.

Va detto che però, da un punto di vista più generale (a parte quindi il caso specifico), la sentenza è molto più favorevole al sistema bancario di quanto appare in un primo momento, dato che uno dei punti chiave della sentenza è che “la cessione non deve essere necessariamente registrata prima del pignoramento”. Il che vuol dire che le banche hanno ancora la possibilità di mettere insieme la documentazione contro i mutuatari inadempienti, anche se costerà loro un certo sforzo, e che quindi non c’è un rischio sistemico, che avremmo avuto nel caso che i pignoramenti fossero “del tutto” impossibili. Anche perché molti mutuatari che invece stanno regolarmente pagando il mutuo avrebbero preso in considerazione l’ipotesi del cosiddetto “default strategico”, dato che se la banca non fosse in grado di fare valere il suo diritto sulle somme non pagate… perché pagarle?

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