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Secondo gli ultimi dati di ABI, che riguardano il 2009, gli ATM (i cosiddetti “sportelli bancomat”) sono stati usati per quasi un miliardo di operazioni nell’anno, per un valore complessivo di 131 miliardi di euro. Di questi, 121,8 miliardi sono prelievi, 1,9 miliardi pagamenti, 2,6 ricariche di prepagate ed 1,9 ricariche telefoniche. L’importo medio delle operazioni è stato di 156 euro per i prelievi, 154 per ricaricare le prepagate, 86 per i pagamenti e 41 per ricaricare le schede telefoniche.

Ogni “carta” ha fatto in media 21 prelievi, 6 operazioni di anticipo contante, 0,6 pagamenti, 3,3 ricariche telefoniche, 0,5 ricariche di prepagate, 0,6 versamenti e 0,7 prelievi in valuta.

Una varietà di utilizzo che è favorita anche dall’aumento del numero di “ATM evoluti” (che consentono anche di versare contanti e assegni, controllare i movimenti anche delle carte di credito e consultare il conto titoli). Aumenta anche il numero di ATM dotati di “kit antifrode” per prevenire la clonazione delle carte, che sale al 70% del totale.

Si tratta di dati interessanti perché mostrano un utilizzo sempre più “indipendente” del conto corrente — indipendente dalla relazione “fisica” con la banca. Non è a nostro parere un caso che questa crescita si affianchi anche alla maggiore diffusione dei conti con funzionalità online, in quella che appare una lenta ma inesorabile “rivoluzione culturale” nell’approccio ai sistemi di pagamento e alle transazioni in genere.

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