Le previsioni di Unicredit per il 2011

Il 2011 si presenta come un anno incerto, caratterizzato da spinte contrapposte. Numerosi elementi indicano che la ripresa è iniziata e può consolidarsi. Quasi altrettanti fanno temere per la tenuta della ripresa. Ecco dunque che diventa utile cercare di capire qualcosa in più di quello che potrebbe aspettarci in quest’anno e ci sembra interessante il documento sull’outlook per il 2011 rilasciato da Unicredit. In sostanza, il quadro è moderatamente ottimista, per quanto venga sottolineato che sarà importante la governance politica ed economica, per mantenere la rotta durante la “tempesta”.

  • La crescita del PIL di Eurozona dovrebbe registrare un rallentamento soltanto moderato nel 2011, attestandosi a 1,4% dopo l’1,7% del 2010. Nonostante le recenti tensioni sui mercati europei del debito, i rischi associati alle nostre previsioni restano bilanciati. La situazione generale dei mercati finanziari continua a supportare la crescita economica. Questa, unitamente a un miglioramento delle prospettive relative alla domanda interna, ci rende sempre più fiduciosi circa la sostenibilità della ripresa a livello di area euro. In particolare, il lento ma costante ritmo di ripresa dei fondamentali relativi a investimenti e consumi privati riduce i rischi al ribasso sulla crescita legati a un inasprimento della politica fiscale.
  • Il livello attuale dello spread dei bond Portoghesi vs. Bund potrebbe minacciare la solvibilità del Portogallo, soprattutto in considerazione del fatto che le obbligazioni in scadenza nel primo trimestre 2011 sono di importo rilevante. Il Portogallo potrebbe non avere altra alternativa se non quella di richiedere aiuto finanziario a UE/FMI. Alla luce di un’analisi comparata, non ci aspettiamo che il contagio coinvolga la Spagna.
  • Prevediamo che l’economia tedesca crescerà del 2,5% nel 2011, dopo un balzo del 3,6% nel 2010. Registriamo crescente evidenza di un ribilanciamento dell’economia, grazie all’impatto sulla domanda interna della spinta positiva delle esportazioni. Sebbene ancora al di sotto dei livelli pre-crisi, gli investimenti in macchinari e attrezzature sono aumentati in modo sostanziale. Questo rappresenta una buona notizia sul fronte del mercato del lavoro e della spesa per consumi delle famiglie. Non è sorprendente, quindi, che le rivendicazioni salariali si siano intensificate a fine 2010.
  • Lo scenario dell’inflazione di Eurozona rimane sotto controllo, sebbene vi sia ora una tendenza al rialzo delle previsioni. Prevediamo un’inflazione del 2,1% con possibili rischi di una crescita più sostenuta. Nella prima parte dell’anno, i rischi al rialzo derivano principalmente dalla componente energetica, mentre il potenziale per una sorprese sul CPI (Consumer Price Index) core è destinato ad aumentare progressivamente nel corso del 2011. I rischi sulle nostre previsioni di inflazione da generi alimentari restano bilanciati, ma questo soltanto perché avevamo già anticipato una significativa accelerazione durante l’inverno.
  • Nonostante le acute tensioni sui Paesi periferici, le prospettive sul PIL/CPI di Eurozona suggeriscono che il livello attuale del tasso di riferimento della BCE (refi) è diventato leggermente più accomodante rispetto a tre mesi fa. L’analisi degli aggregati monetari punta nella stessa direzione. Comunque, ci vorrà presumibilmente più tempo di quanto inizialmente previsto prima che il settore bancario dei Paesi ora in difficoltà riduca la dipendenza dai fondi della BCE. Pertanto, è ragionevole aspettarsi che il primo rialzo del tasso refi alla fine del 2011 abbia luogo con full allotment ancora in essere. Nel frattempo, gli acquisti di bond governativi da parte della BCE costituiranno il principale strumento di difesa contro il contagio.
  • FI: il ritorno dell’avversione al rischio dovrebbe limitare un ulteriore rialzo dei rendimenti su Bund e Treasuries nella prima parte del 2011. Dopo giugno, una volta che la FED avrà completato il Quantitative Easing 2 e la BCE riprenderà la exit strategy, i rendimenti dovrebbero aumentare in modo più pronunciato. Le prospettive relative alla politica fiscale e i timori legati alle dinamiche dell’inflazione dovrebbero ulteriormente pesare sui rendimenti dei Treasuries. La curva US, Bund e UK dovrebbe rimanere ripida per la maggior parte del 2011 e appiattirsi solo più tardi nel corso dell’anno se, come abbiamo già anticipato, la BCE e la BoE alzeranno i tassi di interesse.
  • FX: il mercato dei cambi continuerà a essere dominato da fattori di rischio a livello locale, che nel 2011 faranno muovere ancora le valute “a ondate”. Nel corso del primo trimestre, l’EUR-USD potrebbe ancora risentire delle tensioni relative ai Paesi periferici di Eurozona, sebbene il progressivo attenuarsi dei timori sul debito sovrano nella seconda parte del 2011 dovrebbe lasciare spazio a un recupero più sostenuto oltre quota 1.40.

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Indicatore €-coin stabile a gennaio

L’indicatore €-coin (che fornisce in tempo reale una  stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell’area dell’euro) è rimasto stabile a gennaio, con una lievissima contrazione rispetto al valore di dicembre: 0,48% contro 0,49%, un dato in linea con un tasso di crescita annuale del 2%.

Il periodo è stato caratterizzato da “spinte” opposte, che si sono controbilanciate. Da un lato, la produzione industriale e gli scambi commerciali sono rallentati in alcuni dei paesi dell’area Euro. Allo stesso tempo, però, è aumentata la fiducia delle imprese. Sembra dunque predominare quella che sembra essere la parola chiave dell’anno, almeno finora: l’incertezza.

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Webank lancia il concorso “WePad Project”

Webank lancia il web reality “WePad Project”, che avrà inizio il 2 febbraio. Si tratta di un iniziativa-concorso, che vuole innanzitutto stimolare una community,  dove l’obiettivo è “ideare l’applicazione iPad più utile di sempre”.

Per sei settimane, gli iscritti a www.wepadproject.it potranno seguire e partecipare ai brainstorming settimanali (della durata di 4 ore)  con 6 esperti e professionisti della Rete. I brainstorming saranno trasmessi in diretta web video e liveblogging. Gli utenti (anche al di fuori dei tempi di questi brainstorming) potranno proporre le loro idee, inviando testi, immagini e video.

Tra i cinque utenti più attivi, il WePad Team selezionerà due di loro, che saranno invitati ad essere presenti al quarto e quinto brainstorming e riceveranno in omaggio un iPad.

Alla fine delle 6 settimane, Webank, promotrice del progetto, realizzerà a proprie spese l’applicazione che sarà poi resa disponibile gratuitamente sull’App Store.

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Diminuisce la tensione sui BOT semestrali

Nell’ultima asta dei BOT semestrali, il rendimento è sceso a 1,42% rispetto al precedente 1,70% di dicembre, tornando così ai livelli di novembre. Si tratta di un dato che si presta ad una lettura positiva, come indicatore di una diminuzione della “tensione” sul debito pubblico italiano, che sembrerebbe essere percepito meno rischioso — almeno nel brevissimo termine.

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Si avvicina la fine per le carte di credito?

Un articolo di CNN Money sottolinea come probabilmente le care di credito siano destinate ad essere presto superate. Infatti, il futuro sembra essere sempre più quello dei mobile payments, cioè dei pagamenti effettuali tramite smartphone. In effetti, i pagamenti elettronici sono riconosciuti come il futuro, e se a questo si aggiunge la diffusione (già da qualche anno a questa parte) delle carte “contacless”, che permettono di effettuare il pagamento semplicemente avvicinandole al terminale, viene abbastanza spontaneo il passaggio successivo, l’unificazione della carta contactless con uno smartphone.

E le prospettive per i pagamenti tramite smartphone appaiono rosee, con un valore che potrebbe toccare i 214 miliardi di dollari nel 2016.

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Se per noi italiani ed europei il passaggio è semplicemente una sostituzione di una tessera di plastica con uno smartphone, per gli americani le implicazioni sono più ampie, perché si parla di passare dalla carta di credito, a quella che è di fatto una carta di debito. Tradotto: si può spendere solo quello che si ha. Un passaggio non banale per una popolazione in cui l’abuso del credito personale era quasi la norma.

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Gli ETF crescono, e ci sono ancora spazi di sviluppo

Gli Exchange traded fund hanno registrato nel 2010 un’annata decisamente positiva, che segue il già positivo 2009. In termini di patrimonio gestito , gli ETF sono cresciuti globalmente del 27% (Etf Landscape Industry Preview di BlackRock via Morningstar), per toccare un valore di circa 1,3 mila miliardi di dollari. Certamente, c’è un ritorno generale verso i fondi e gli strumenti finanziari di questo tipo, ma la crescita degli ETF è nettamente superiore a quella degli altri strumenti (gli asset dell’Msci World  sono cresciuti del +9,6%).(dati in dollari).

Nonostante questi risultati, gli spazi per una crescita ulteriore degli ETF non mancano, se — come evidenzia un’analisi di Morningstar — vi sono alcune nicchie non coperte.  In particolare, gli analisti di Morningstar evidenziano tre nicchie:

  • A leva nel lungo periodo: Esistono già degli ETF a leva, ma funzionano solo su base giornaliera, che quindi impone una gestione particolarmente attiva per affrontare la volatilità dei mercati (particolarmente elevata nell’ultimo periodo). Un orizzonte, ad esempio, mensile, potrebbe essere di interesse per una certa fetta di investitori privati.
  • Emergenti in valuta locale: gli ETF sui mercati emergenti sono espressi in valute quali dollaro o l’euro. Un ETF nella valuta del paese emergente permetterebbe di “beneficiare” (o di risentire, aggiungiamo) dell’andamento delle valute locali, che attualmente hanno un trend di apprezzamento rispetto all’euro.
  • Obbligazionari a scadenza definita: un ETF di questo tipo replicherebbe un paniere di titoli con scadenza nello stesso periodo (ad esempio, nello stesso anno), raggiunto il quale l’ETF potrebbe restituire sia il capitale che gli interessi maturati ai sottoscrittori. Si tratta di una possibile alternativa all’acquisto di una singola obbligazione, che però consente una diversificazione dell’investimento.

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IKEA sarebbe organizzata per spingere agli acquisti. La sorpresa sarebbe il contrario.

In questi giorni si è guadagnata spazio sui giornali una ricerca del professor Allan Penn, responsabile del Virtual Reality Centre for the Built Environment dell’UCL (University College London), che mostrerebbe come la struttura “fisica” dei negozi IKEA sia orientata a spingere i visitatori all’acquisto anche di prodotti che non si erano “preventivati” al momento dell’ingresso nel negozio.

Tralasciando la smentita (di circostanza) dei manager IKEA, forse il professor Penn non è a conoscenza del fatto che il layout di ogni negozio della categoria “Grande Distribuzione Organizzata” è oggetto di studi scientifici da decine di anni, e l’organizzazione di un supermercato, ipermercato o un grande magazzino è tutto meno che casuale.

L’organizzazione dei punti vendita, non è un mistero, è ottimizzata per incentivare le vendite. Esempio banale ne sono gli espositori vicino alle casse pensati proprio per incentivare gli acquisti d’impulso di prodotti che si prestano a questo tipo di vendita (cioccolatini,  gomme da masticare, ecc.). Ma anche il posizionamento di un prodotto sullo scaffale è solitamente oggetto di contrattazione tra il brand e la rete vendita, con alcuni scaffali che valgono molto di più degli altri. Perché permettono di vendere molto di più. Ci sono dei veri e propri algoritmi che permettono di calcolare il ritorno di un prodotto a seconda del posizionamento.

Del resto, si tratta di un comportamento perfettamente ovvio e legittimo: è scontato che il venditore cerchi di fare il possibile per vendere i suoi prodotti, non solamente attraverso i venditori ma anche attraverso tecniche “non interattive”. È responsabilità del compratore non farsi “piazzare” prodotti che non gli servono, anche se questo vuol dire controllare i propri “impulsi”.

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Il futuro della regolamentazione finanziaria: l’intervento del Vice Direttore Generale della Banca d’Italia

Nei giorni scorsi, il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola,  è intervenuta al convegno inaugurale del Master in Finanza Avanzata dell’I.P.E.  Ci sono diversi passaggi interessanti, anche se  comunque si parla di aspetti che abbiamo già evidenziato in passato, ma ci sembra interessante sottolineare di nuovo, se non altro per l’autorevolezza della fonte (le evidenziazioni sono nostre).

Partiamo dalle cause della crisi economica:

[…] Sul terreno macroeconomico, hanno pesato soprattutto politiche monetarie  eccessivamente espansive negli Stati Uniti; difetto di risparmio ed eccesso di  indebitamento delle famiglie e delle imprese di quella economia; eccesso di risparmio e  difetto di domanda interna nei grandi paesi emergenti; conseguenti, ampi squilibri di  bilancia dei pagamenti.

Sul piano microeconomico, hanno svolto un ruolo determinante la struttura degli  incentivi e l’adozione di modelli di business poco prudenti; in breve, il comportamento degli operatori.

Nel clima di ottimismo generatosi prima della crisi, non si è prestata sufficiente  attenzione all’opacità di molti strumenti finanziari. […]

Per quanto riguarda le “vie d’uscita” il futuro non può prescindere da una logica di sostenibilità:

Vorrei tuttavia sottolineare brevemente quanto sia importante il ruolo dei  comportamenti, oltre che delle regole, nel garantire il corretto funzionamento del sistema economico. Gli obiettivi reddituali, e  questa è una lezione della crisi, vanno  conseguiti in una visione di lungo periodo, avendo riguardo alla robustezza del bilancio e alla preservazione del capitale economico nel tempo. Il perseguimento di una crescita  aziendale sostenibile e responsabile, che tenga conto delle esigenze di tutti gli attori in gioco, è il migliore presidio alla stabilità. Il processo produttivo deve svilupparsi avendo riguardo alla remunerazione degli azionisti ma anche alle esigenze dei dipendenti (ai  quali spetta un’adeguata retribuzione), dei clienti (ai quali vanno offerti prodotti di  qualità al giusto prezzo), dei cittadini (che non devono essere chiamati a sostenere oneri  impropri connessi, ad esempio, ai dissesti bancari).

Sulle innovazioni della regolamentazione, in corso di introduzione, per quanto vengano affrontati le principali problematiche emerse dalla crisi, non mancano le criticità:

Il quadro regolamentare che si sta delineando mira a rafforzare la capacità di tenuta  del sistema finanziario globale, avendo al contempo riguardo alla crescita dell’economia.  L’impatto sui sistemi bancari non sarà trascurabile, anche se i lunghi tempi previsti per  la completa entrata in vigore del nuovo  framework consentiranno agli intermediari di adeguarsi ai nuovi standard con la necessaria gradualità, evitando effetti negativi sul flusso di finanziamenti all’economia.

Perché questo complesso processo di adeguamento si declini in modo positivo, per  la stabilità del sistema finanziario e la crescita, occorre attivare coerenti comportamenti  da parte di tutti gli attori coinvolti.  Gli organismi internazionali dovranno verificare che il recepimento e l’attuazione delle nuove regole avvengano in modo omogeneo nei vari Paesi. In un contesto di forte integrazione non è più sufficiente essere rigorosi a livello nazionale, poiché si è comunque soggetti al contagio da parte di  operatori residenti in altri paesi. Anche quando si riesca a limitare l’esposizione verso altri soggetti finanziari, è praticamente impossibile contenere gli effetti che si trasmettono attraverso l’economia reale.

La crisi ci ha anche mostrato con chiarezza quanto sia inefficace, se non illusoria, un’azione regolamentare, pur incisiva e condivisa ai massimi livelli tecnici e politici, che non sia anche accompagnata da un adeguato  enforcement delle norme e da una rigorosa azione di supervisione. […] sarà necessario anche attivare un serio e credibile meccanismo di confronto del concreto operare delle diverse autorità di vigilanza (peer review). […] Le banche dovranno essere in grado di operare in un contesto di maggiore complessità normativa e operativa. […] Ciò potrà richiedere alle banche di ripensare i propri modelli operativi, che dovranno essere più prudenti e robusti. Nel medio-lungo periodo, la redditività potrà beneficiare del contenimento dei costi di finanziamento e dei minori rischi associati a modelli di business meno aggressivi. […] L’esperienza ha mostrato che gli operatori che hanno saputo gestire in modo tempestivo e unitario i rischi sono riusciti a meglio fronteggiare le difficoltà e a contenere l’impatto della crisi.

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Webank lancia l’app per iPad

Visto che in questi giorni siamo in tema di mobile banking, segnaliamo che Webank ha lanciato un’app per iPad, disponibile sull’App Store di Apple.

Si tratta della prima app sviluppata da banche italiane studiata in modo specifico per l’iPad, che permette di effettuare operazioni di consultazione o anche di disposizione. La modalità dispositiva è protetta da una password di secondo livello, per garantire la massima sicurezza delle operazioni.

L’app consente di consultare saldo, margine e movimenti del conto corrente, con dettaglio delle operazioni, saldo e movimenti deposito di risparmio, oltre a numerose altre funzionalità. Per quanto riguarda la “parte dispositiva”, è possibile effettuare bonifici e ricaricare cellulari ed impostare trasferimenti periodici da conto a deposito di risparmio e viceversa.

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ING Direct attiva il mobile banking

ING Direct ha lanciato da pochi giorni la nuova piattaforma di mobile banking, che consente ai clienti di accedere ai servizi di Conto Arancio, Conto Corrente Arancio e Investimenti Arancio tramite smartphone. L’attenzione verso il canale “mobile” è sempre maggiore, e già diverse banche hanno negli ultimi mesi attivato servizi di questo tipo. L’introduzione da parte di ING Direct è però particolarmente rilevante, dato che si tratta della banca diretta più grande al mondo (23 milioni di clienti e 387 miliardi di euro di raccolta).

Al momento, il servizio di mobile banking offerto da ING Direct offre la possibilità di consultazioni, movimentazioni e bonifici su conto deposito e conto corrente, ma è stato già annunciato che presto saranno disponibili anche altre operazioni quali ricariche telefoniche, giroconto, saldo e movimenti carta di credito, accesso al servizio mutui, a investimenti e trading on line.

Nonostante il servizio sia stato lanciato da pochi giorni, il successo è già notevole, con il 3% dei clienti che ha già attivato il servizio. ING Direct punta a raggiungere il 10% entro fine anno e il 25% da qui a tre anni.

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Il 2011? Sarà un anno di risparmi, più che di consumi

Secondo l’indagine condotta dall’Osservatorio su Risparmio e Famiglie  di ING Direct e GFK Eurisko, il 2011 vedrà le famiglie orientate più al risparmio che i consumi. La previsione infatti è di una contrazione dei consumi (-7%), accompagnata però da un maggiore risparmio (+6%). Per inciso, la contrazione dei consumi potrebbe avere ripercussioni sulla crescita, dato che minore domanda vuol dire anche minore produzione, e quindi minore occupazione.

Tornando sul tema del risparmio, quantitativamente quello che si riesce a mettere via non è molto: in media, la famiglia italiana risparmia 170€ al mese, e solo il 7% delle famiglie risparmia più di 500€ al mese. Già Natale e capodanno sono stati “low cost”, con risparmi su regali e viaggi.

È importante però capire come e perché hanno intenzione di risparmiare gli italiani, per comprendere meglio il fenomeno.

Il risparmio viene effettuato soprattutto come generico “risparmio per il futuro”, più che come risparmio  mirato ad essere preparati a spese specifiche.

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Per quanto riguarda le modalità di risparmio, sicuramente la prima strategia è quella del taglio delle spese superflue. A nostro parere, molte famiglie forse non curano adeguatamente l’attenzione al rapporto qualità/prezzo e soprattutto alla possibilità di ottenere lo stesso prodotto/servizio (od uno perfettamente analogo) ad un costo minore, spesso per pigrizia, con il risultato che però ci si trova costretti — spendendo di più — ad altre rinunce più o meno grandi.

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Ci sono però alcune cose a cui gli italiani non rinuncerebbero mai: in particolare le spese per il cibo e quelle per i figli vengono da molti considerate intoccabili.

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Bollettino Economico della Banca d’Italia: a dominare è l’incertezza

La Banca d’Italia ha pubblicato il Bollettino Economico aggiornato a dicembre 2010. Molti fenomeni li abbiamo già evidenziati più volte, a partire dai ben noti problemi del debito sovrano in alcuni Paesi Europei, rallentamento delle economie europee negli ultimi trimestri del 2010, occupazione che non è ancora in ripresa significativa. Ci sembra comunque interessante segnalare il grafico seguente, che evidenzia le componenti di crescita (o di rallentamento) del PIL dal 2007 al terzo trimestre 2010.

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L’aspetto che però probabilmente colpisce di più è l’incertezza circa l’andamento futuro (che rispecchia anche il sentiment che emerge dal sondaggio congiunturale di cui abbiamo parlato ieri):

Lo scenario potrebbe mutare in entrambe le direzioni – Questo quadro è circondato da forti elementi di incertezza. Da un lato, i rinnovati timori sulla sostenibilità dei debiti sovrani in alcuni paesi dell’area dell’euro potrebbero riflettersi in un aumento dei costi di finanziamento anche per il settore privato. Dall’altro lato, la crescita della domanda mondiale potrebbe rivelarsi più vigorosa di quella qui ipotizzata, pur rivista al rialzo al 7 per cento, circa un punto più che nello scenario delineato a luglio scorso. È essenziale che vengano rimossi gli ostacoli strutturali che hanno finora impedito all’economia italiana di inserirsi pienamente nella ripresa dell’economia mondiale.

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Fineco insegna (gratuitamente) trading e finanza

FinecoBank è da tempo attiva nella formazione finanziaria, con attività aperte sia a chi è già cliente Fineco ma anche a chi non lo è.  Già nei mesi scorsi sono stati svolti diversi corsi, che hanno visto una media di oltre 50 partecipanti per corso. Dato il risultato positivo, Fineco ha deciso di continuare l’esperienza nel 2011, con 20 corsi di formazione in 6 città italiane (Milano, Padova, Roma, Napoli, Bologna e Firenze) nel primo bimestre dell’anno.

Si tratta di corsi sia base che avanzati, per conoscere i prodotti finanziari, i servizi e le piattaforme, con l’obiettivo di aumentare la “consapevolezza finanziaria” di coloro che vogliono avvicinarsi al mondo del trading online, approfondendo strategie e tecniche di trading (anche Forex), dall’analisi tecnica, allo scalping, alla gestione di posizioni di lungo periodo e le sessioni di Live Trading a mercati aperti.

Ma i corsi sono anche un’occasione per confrontarsi con altri trader, oltre che ovviamente con i docenti e relatori, per confrontare le proprie esperienze.

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L’andamento delle falsificazione degli euro dal 2007 al 2010

Secondo gli ultimi dati della Banca d’Italia, la falsificazione degli euro (stiamo parlando in particolare delle banconote) ha visto una diminuzione nell’ultimo anno, dopo un picco relativo toccato ad inizio 2009. Ad essere falsificate, come si vede dal grafico successivo, sono soprattutto le banconote da 20 euro, seguite da quelle da 10 e da 50, più meno sugli stessi livelli. Gli altri tagli sono molto poco “apprezzati” dai falsari, il che è anche abbastanza logico: il taglio da 5 euro non consente un guadagno tale da giustificare il rischio, mentre i tagli da 100, 200 e 500 euro hanno un valore tale, e una “abitudine d’uso” che chi riceve queste banconote è facile che le osservi meno superficialmente, e quindi si possa accorgere del falso.

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