La riforma della governance economica europea

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Nei giorni scorsi è intervenuto il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Ignazio Visco davanti ad una Commissione Parlamentare, per discutere della governance economica europea.

Ci sono diversi passaggi interessanti, perché nella sua relazione Visco ha sia sintetizzato quello che è lo stato attuale e le relative problematiche, così come le prospettive

L’attuale assetto istituzionale ha evidenziato tre principali problemi.

  • Le regole di bilancio europee non hanno evitato che alcuni paesi adottassero  politiche poco prudenti senza sfruttare adeguatamente le fasi favorevoli del ciclo economico per consolidare i conti pubblici. […] Questa situazione ha limitato i margini per gli interventi anticiclici e ha amplificato  gli effetti della crisi sull’incidenza del debito pubblico sul prodotto.
  • Il sistema di sorveglianza multilaterale europeo non disponeva di strumenti  incisivi per la prevenzione e la correzione di squilibri di tipo macroeconomico, […].
  • Non erano previsti meccanismi di intervento per le situazioni di grave crisi di  uno Stato membro. Questa carenza, emersa chiaramente in relazione alla crisi greca, ha
    determinato incertezza e ha accresciuto i costi e i tempi degli interventi.

Come noto, questi problemi si sono riflessi sulla “percezione di affidabilità” da parte dei mercati sui conti pubblici di diversi Paesi Europei.

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Queste le proposte di riforma:

Patto di stabilità e crescita: parte preventiva
Politica di bilancio “prudente”: quella caratterizzata da una crescita degli esborsi non superiore a una stima  Politica di bilancio “prudente” conservativa del tasso di crescita di medio periodo. Questa regola si affianca a quelle esistenti in materia di obiettivi di medio termine e di aggiustamento minimo annuo dello 0,5% del PIL

Patto di stabilità e crescita: parte correttiva
Criterio del debito: regola numerica per valutare l’adeguatezza del processo di riduzione ai fini dell’applicazione della  Criterio del debito cui debito supera il 60 per cento del PIL dovranno adottare  Procedura per i disavanzi eccessivi. Gli Stati membri il  cui debito supera il 60 per cento del PIL dovranno adottare misure per ridurlo di 1/20 della differenza rispetto alla soglia nel corso degli ultimi tre anni.

Sanzioni (Si applicano solo ai paesi dell’area dell’euro)
Parte preventiva (in caso di deviazioni dalla politica di bilancio “prudente”): deposito fruttifero pari allo 0,2% del PIL  (a meno di un voto contrario da parte della maggioranza qualificata del Consiglio).
Parte correttiva (in caso di disavanzo eccessivo): (1) deposito infruttifero 0,2% del PIL; (2) trasformato in una multa se lo Stato membro è riconosciuto inadempiente rispetto  all’obbligo di correggere entro un termine predefinito il  disavanzo eccessivo. Entrambe le sanzioni sono adottate a meno di un voto contrario da parte della maggioranza qualificata del Consiglio.

Sistemi di bilancio nazionali
Complementari rispetto alle regole europee. Requisiti minimi per contabilità, produzione di  statistiche, previsioni, regole numeriche, orientamento al medio termine.

Squilibri macroeconomici:  prevenzione e correzione
Parte preventiva: sulla base di alcuni indicatori (scoreboard), la Commissione analizza gli andamenti macroeconomici producendo rapporti approfonditi. In caso di squilibri, a Commissione informa il Consiglio che indirizza una Raccomandazione al paese in questione
Parte correttiva: Procedura per gli squilibri eccess Parte correttiva

Squilibri macroeconomici: sanzioni
Solo per i paesi dell’area dell’euro, una multa annua pari allo 0,1% del PIL se lo Stato persiste nel non adottare   adeguate misure correttive.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

4 pensieri su “La riforma della governance economica europea”

  1. Ci sono dei casi in cui quel che dice il sig. Visco ha senso (penso alla Grecia).
    Ma in altri le nuove regole proposte non farebbero assolutamente alcuna differenza.
    Ad es., confrontiamo i dati di bilancio di Germania, Italia, Spagna ed Irlanda negli anni a ridosso della crisi (dati dal factbook dell’OECD)
    2008 +0,0(68,8) -2,7(114,4) -4,1(47,0) -7,2(48,5)
    2007 +0,2(65,3) -1,5(112,5) +1,9(42,1) +0,2(28,3)
    2006 -1,6(69,2) -3,3(117,1) +2,0(46,2) +3,0(28,8)
    2005 -3,3(71,1) -4,4(119,9) +1,0(50,6) +1,7(32,7)
    2004 -3,8(68,7) -3,6(117,3) -0,4(53,4) +1,4(32,7)
    2003 -4,0(65,3) -3,5(116,8) -0,2(55,3) +0,4(34,1)
    2002 -3,6(62,1) -3,0(119,4) -0,5(60,3) -0,3(35,2)
    2001 -2,8(59,7) -3,1(120,2) -0,7(61,9) +0,9(37,4)
    Il primo numero di ciascuna colonna da’ il deficit di bilancio (in punti % sul PIL), il
    numero fra parentesi da’ l’entita’ del debito pubblico (sempre in % sul PIL).
    Nei 7 anni “buoni” (2001-2007) la Germania ha aumentato il proprio debito di 5,6
    punti, l’Italia l’ha ridotto di 7,7 punti, la Spagna l’ha ridotto di 19,8 punti, l’Irlanda
    l’ha ridotto di 9,1 punti. In quegli anni l’Irlanda ha sempre rispettato entrambi i
    criteri di Maastricht (deficit migliore di -3, debito inferiore a 60), la Spagna quasi
    (nel 2001 aveva un debito appena sopra la soglia), mentre la Germania ha fallito
    gli obiettivi 6 volte su 7 per il debito e 4 volte su 7 per il deficit; stendiamo un pietoso velo sull’Italia.

    In ogni caso, qualcuno mi deve spiegare come si puo’ dire che Spagna o Irlanda abbiano adottato “politiche poco prudenti senza sfruttare adeguatamente le fasi favorevoli del ciclo economico per consolidare i conti pubblici.”
    Oppure, se (come credo) questo non si puo’ dire, qualcuno mi deve spiegare come queste nuove regole farebbero la differenza.

    PS: non nego che Spagna ed Irlanda abbiano grossi problemi; ma derivano esclusivamente dal settore privato. Ad es. l’Irlanda e’ messa come e’ messa perche’ ha stupiderrimamente accettato di “salvare” le sue (irresponsabili, quelle si’) banche private, garantendo non solo i depositi bancari, ma anche le obbligazioni-fuffa vendute a banche tedesche inglesi e francesi (che si suppone abbiano una conoscenza dei rischi finanziari un po’ migliore di quella dei risparmiatori del caso Parmalat..). Cosa che ha grossomodo raddoppiato il debito pubblico irlandese nel giro di 24 ore.

    PS2: L’accenno allo “scoreboard” mi fa venire in mente un altro capolavoro della UE, gli stress-test di quest’estate, superati trionfalmente da tutte le banche irlandesi…

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