“Caso Parmalat”: il vero aspetto inquietante è la “normale” ignoranza sulla diversificazione

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Il “crac Parmalat” è tornato di attualità in questi giorni, con la pesante condanna dell’ex patron Callisto Tanzi. Nel collasso della società, infatti molti investitori e risparmiatori hanno perso denaro, e qualcuno ha perso quasi tutti i propri risparmi.

Come abbiamo già sottolineato in passato, però, la cosa che a noi lascia da pensare è il fatto che in molti abbiano investito una frazione rilevante del proprio patrimonio in azioni della Parmalat. Non tanto per la Parmalat in sé, ma semplicemente perché dovrebbe essere acquisito il fatto che non bisogna concentrare i propri investimenti,  ma puntare alla diversificazione per ridurre il rischio.

E questo vuol dire diversificare in termini di strumenti (azioni, obbligazioni, titoli di stato, ecc.) e ovviamente di società.

Spannometricamente parlando, anche in un portafoglio “aggressivo”, se uno ha più del 5% del proprio capitale impegnato in azioni di una singola società, a nostro parere c’è qualcosa che non va.

Possiamo capire che magari la vecchietta che si presenta allo sportello per investire i propri risparmi non sia ben consapevole di questo concetto (ma purtroppo l'”ignoranza finanziaria” non riguarda solo le vecchiette), ma certamente devono esserne consapevoli chi ha fornito consulenza e supporto nella scelta dell’investimento: la responsabilità delle banche, come abbiamo già sottolineato in passato, non è nel presunto fatto di avere spinto i clienti a comprare azioni e titoli di una società di cui forse conoscevano i problemi, ma quello di avere spinto alcuni risparmiatori “ingenui” a strutturare i propri investimenti in modo oggettivamente insensato e contrario alle buone prassi.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

4 pensieri su ““Caso Parmalat”: il vero aspetto inquietante è la “normale” ignoranza sulla diversificazione”

  1. Confermo tutto in pieno ! Mi occupo di consulenze tecniche per le controversie in materia d’investimento (lato banche, purtroppo) e… troppe banche si son trovate con clienti anche giovani, magari qualcuno pure “esperto” che ha operato su quei titoli.
    Fossero state solo vecchiette, non si sarebbe fatto quel botto così rumoroso…

    Purtroppo l’adeguatezza (per tipologia,dimensione,frequenza e oggetto) in quei casi esisteva davvero…

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