I prezzi nelle borse merci italiane continuano ad aumentare (+6,5% negli ultimi due mesi)

Secondo le stime di MPS Research, i prezzi nelle Borse Merci italiane hanno registrato un incremento significativo nell’ultimo periodo, segnando un +6,5% negli ultimi due mesi. I rincari si registrano soprattutto sul fronte del settore tessile (+10,9%) e dei combustibili (+5%).  Appare però di difficile lettura il prossimo futuro: in particolare, appare in ribasso il costo dei noleggi per il trasporto di merci via mare (misurato dal Baltic Dry Index), toccando i valori più bassi da agosto, che farebbe quindi attendere un calo dei trasporti (ma ci sarebbe anche l’effetto dell’aumento del numero di navi cargo) — che è  strettamente correlato ad un calo della domanda, e quindi una diminuzione dei prezzi delle materie prime e merci.

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Ecco in maggiore dettaglio le valutazioni dei ricercatori di MPS:

Agricoltura: Sulla scia dei rincari iniziati nel corso dell’estate, è proseguita la fase rialzista per le quotazioni del mercato cerealicolo, con listini in crescita per entrambe le categorie di frumento nazionali. Nella prima decade di ottobre la Borsa Merci di Firenze ha mostrato un cedimento delle quotazioni del frumento tenero (-5.19%) sospinto dalla ripresa dell’attività di esportazione di grano da parte della Russia verso il continente europeo, che ha smentito il totale blocco dell’export preannunciato dal governo agli inizi della stagione estiva. Da segnalare, a novembre, una nuova ondata di ripresa dei prezzi, connessa ad una drastica riduzione delle stime sui raccolti fornite dal Dipartimento dell’Agricoltura del Governo Statunitense (frumento tenero +4.7% rispetto ad ottobre, +61% rispetto a dicembre 2009).

Allevamento: Quotazioni poco mosse per vitelli e bovini nel mese di ottobre, in presenza di una sostanziale stabilità tra domanda e offerta. Di contro, a novembre, l’effetto stagionalità ha influito positivamente sui listini, favorendo un aggiustamento verso l’alto della domanda e un conseguente balzo in avanti dei prezzi soprattutto per il comparto dei polli (+10.3% rispetto alla fine di settembre, 20.3% rispetto alla fine del 2009) e dei suini (+4.7% bimestrale, +10% rispetto a dicembre 2009).

Vino e olio: A novembre, prezzi stabili per il Chianti Classico, sebbene in calo nel confronto con la fine del 2009 (-11% rispetto a dicembre) e trend in ascesa per il Sangiovese e Nero d’Avola (+14.3% e +28.6% rispetto alla fine di settembre). Quotazioni in crescita anche per il Pinot Grigio IGT, sia su base bimestrale (+9.3%), sia annuale (+28.8%). Da segnalare, nel settore oleario, i listini in rialzo per l’olio extra-vergine IGP toscano (+7.3% rispetto a settembre) e per l’olio extra-vergine produzione Puglia (+13.2% da ottobre a novembre). Rispetto alla fine del 2009, prezzi in calo del 10.3% per l’olio d’oliva raffinato accompagnati da una spinta verso l’alto delle quotazioni (+8%) dell’olio di sansa d’oliva raffinato.

Tessile e Legno: Prosegue la fase di ripresa del settore tessile italiano, dopo un 2009 segnato da un calo generalizzato sospinto dalla crisi economica mondiale. Nel terzo trimestre 2010, si segnala una crescita del fatturato del 16.6% e della produzione del 4.6%. La Borsa Merci di Prato mostra, a ottobre, trend in salita per viscosa e cotone (+10.5%  e +3.5% rispetto a settembre). Continua la fase di stallo dei prezzi del poliestere. Gli ultimi dati Prometeia mostrano un lieve calo della filiera legno e carta riconducibile ad una contrazione generalizzata sperimentata dalle quotazioni in euro degli input forestali.

Combustibili: I dati di novembre della Borsa merci di Firenze mostrano andamenti in rialzo nel comparto petrolifero, con variazioni positive registrate sui prezzi di tutti i carburanti: +3.8% gasolio per autotrazione, +2.8% gasolio per riscaldamento, +4% gasolio per auto, +2.4% benzina, +11.6% greggio.

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Investire in ETP, ETC ed ETF? Nel 2010 è stata una buona scelta.

Nel 2010 hanno avuto un ottimo successo gli ETP, Exchange Trade Product. In termini molto semplici, gli ETP sono dei fondi che però hanno una gestione “passiva”, cioè hanno una composizione di portafoglio che replica uno specifico indice. Non c’è quindi una gestione “attiva” (che comporta maggiori costi) per cercare di “battere il benchmark”, di ottenere una performance superiore all’indice di riferimento come fanno i fondi tradizionali — che però non sempre riescono in questo obiettivo.

Successo non solo in termini di risultati finanziari, ma anche di diffusione della tipologia di strumenti: il totale dei prodotti-ETP presenti sul mercato si avvicina ora a 3.500, con capitali per quasi 1.400 miliardi di dollari, con un numero crescente di operatori che propongono questo prodotti (anche se  comunque rimane un mercato molto concentrato, con i tre principali operatori — nell’ordine, iShares, State Street global investors e Vanguard — che gestiscono il 70% dei capitali investiti).

La principale tipologia di ETP sono gli ETF, Exchange traded fund, che secondo quanto stima Morningstar da soli costituiscono il 70% circa del totale dei prodotti e ben l’88% degli asset complessivi.

L’altra tipologia di ETP, più recente rispetto agli ETF, è quella degli ETC, Exchange traded commodities, che permettono di investire in materie prime (rendendole “accessibili” anche ai piccoli investitori). Prevedibilmente, dato l’andamento generale dei mercati, si sono sviluppati in particolare gli ETC legati all’oro.

Gli ETF si distinguono dai fondi perché spesso consentono operazioni più veloci e meno costose, e quindi consentono di fatto una maggiore liquidità del capitale investito, per quanto questo sia anche un fattore che si presta ad essere abusato.

Gli ETF però anche per questa caratteristica vengono considerati particolarmente idonei per strategie di investimento “in controtendenza”, per quanto sia una strategia che si può applicare con ogni tipo di fondo, ma con gli ETF, per il loro legame con gli indici, secondo alcuni analisti è particolarmente efficace.

Russel Kinnel di Morninstar la descrive come l’investire nei fondi che hanno avuto i maggiori riscatti (le “uscite” degli investitori): la logica è quella di individuare in modo semplice settori potenzialmente sottovalutati, ed evitare quelli dove si sta creando una bolla (quelli verso cui “tutti corrono”). Ogni fondo dovrebbe essere mantenuto almeno tre o cinque anni. Chiaramente, si tratta di una strategia che si basa su una ampia diversificazione del portafoglio, e dovrebbe essere anche affiancata da altre strategie (anche per quanto riguarda le strategie, vale la regola della diversificazione).

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Senior Supervisors Group: le banche devono implementare migliori sistemi di gestione del rischio

Il Senior Supervisors Group, ente che  comprende attualmente autorità di vigilanza di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Paesi Bassi , Spagna, Svizzera,Regno Unito e Stati Uniti, ha pubblicato un rapporto sui sistemi di definizione dell’“appetito al rischio” (un termine che nell’ambito di risk management indica il livello di rischio desiderato) da parte delle e sulla necessità di rafforzare le infrastrutture tecnologiche e delle capacità di aggregazione dei dati.

Infatti, le banche appaiono più indietro delle altre tipologie di imprese sul fronte della gestione del rischio, anche in termini di aggregazione dei dati. E’ vero che la quantità di dati che un intermediario finanziario si trova a gestire spesso sono decisamente elevate, ma “l’aggregazione dei dati sui rischi rimane una sfida, nonostante la sua fondamentale importanza per la pianificazione strategica, il processo decisionale e la gestione dei rischi”.

È interessante notare come anche nella finanza la tecnologia — quando bene utilizzata — possa essere la chiave di volta per migliorare di molto l’efficienza dei mercati finanziari, e dell’economia nel suo complesso. Uno dei fattori che ha permesso la crisi finanziaria è stato il mancato “controllo” sulle informazioni, che hanno permesso che titoli che dovevano essere sicuri si poggiassero in realtà su basi tutt’altro che solide (i famosi subprime). È un’esagerazione fino ad un certo punto il sottolineare come un migliore sistema, anche informatico, di gestione delle informazioni e dei dati avrebbe potuto ridurre l’entità del problema.

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Il Sistema Europeo di Banche Centrali: La riserva obbligatoria

Un tema importante in materia di politiche monetarie, ma non a tutti noto, riguarda la “riserva obbligatoria”.

La riserva obbligatoria dell’Eurosistema si applica agli istituti di credito dell’area dell’euro, ed ha lo scopo di stabilizzare i tassi di interesse del mercato monetario e creare (o ampliare) un fabbisogno strutturale di liquidità.

La riserva è determinata in base a parametri di bilancio.

Allo scopo di agevolare la stabilizzazione dei tassi di interesse, il regime di riserva obbligatoria dell’Eurosistema consente di utilizzare un meccanismo di mobilizzazione della riserva: in altre parole, la riserva non deve necessariamente esistere “in ogni singolo momento”, ma  l’adempimento degli obblighi è calcolato sulla base delle riserve medie giornaliere.

Le riserve obbligatorie sono remunerate, in base al tasso delle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema.

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Ricerche Frequenti:

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Banknoise “sbarca” su Facebook

Ebbene sì, alla fine anche banknoise.com arriva su Facebook con una propria pagina. Non nascondiamo, in estrema franchezza, che siamo sempre stati un po’ dubbiosi sulla capacità di Facebook di trattare argomenti “non ludici”, ma bisogna prendere atto che Facebook (soprattutto in Italia) è una parte fondamentale del Web, che non può essere ignorata, soprattutto se si vuole avere un approccio in cui “l’economia non è una materia per pochi“.

Per questo,  invitiamo quanti di voi siano iscritti a Facebook a cliccare su “Mi piace” nel riquadro in alto a destra nel blog, oppure nella nostra nuova pagina su Facebook.

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Il Sistema Europeo di Banche Centrali: operazioni attivabili su iniziativa delle controparti

Le operazioni del Sistema Europeo di Banche Centrali attivabili su iniziativa delle controparti hanno lo scopo di immettere o assorbire liquidità overnight, e limitare, quando necessario, la volatilità dei tassi di interesse del mercato overnight. Oltre a ciò, hanno un ruolo importante nel segnalare l’orientamento generale della politica monetaria. Come il nome descrive, queste operazioni si svolgono su richiesta non delle Banche Centrali ma delle controparti che abbiano determinati requisiti, e si tratta di operazioni gestite dalle singole banche centrali nazionali.

Le tipologie di operazioni sono due:

  • Operazioni di rifinanziamento marginale. Consentono alle controparti di ottenere liquidità overnight dalle banche centrali nazionali, a fronte di garanzie. Proprio le garanzie sono la condizione di accesso (non ci sono restrizioni o limiti quantitativi), ed anche per questo motivo il tasso delle operazioni di rifinanziamento marginale diventa il limite massimo per il tasso di interesse del mercato overnight (dato che se sul mercato venissero offerti tassi superiori, conviene svolgere l’operazione con la banca centrale).
  • Operazioni di deposito presso la banca centrale. Queste operazioni permettono alle controparti di effettuare depositi overnight presso le banche centrali nazionali. Anche in questo caso, non ci sono limiti di accesso o quantitativi, e perciò il tasso dei depositi presso la banca centrale diventa il limite minimi per il tasso di interesse del mercato overnight (poiché se i tassi fossero inferiori, sarebbe conveniente per un soggetto effettuare il deposito anziché effettuare prestiti sul mercato overnight).

Tutte le operazioni di credito devono essere garantite (non solamente quelle overnight). È possibile utilizzare un’ampia gamma di attività come contropartita delle proprie operazioni. L’Eurosistema ha elaborato un quadro unico (per tutte le operazioni di finanziamento – la cosiddetta “Lista Unica”) per le attività idonee come garanzia. In linea di massima, non viene fatta distinzione tra attività negoziabili e non negoziabili, ma queste ultime non vengono impiegate utilizzate nelle operazioni definitive.

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La ricchezza delle famiglie italiane: alcuni grafici

Tornando al rapporto della Banca d’Italia sulla ricchezza delle famiglie italiane, di cui abbiamo già parlato, segnaliamo alcuni grafici che ci sembrano piuttosto interessanti.

Il primo riguarda la composizione della ricchezza, da cui emerge in modo chiaro come la principale componente della ricchezza delle famiglie sia data dalle attività reali, ed in particolare dalle abitazioni. Si nota anche l’effetto della crisi, che ha frenato l’accumulo di ricchezza, soprattutto per quanto riguarda le attività finanziarie

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L’effetto della crisi si nota meglio in quest’altro grafico, soprattutto se si va a vedere i valori a prezzi costanti.

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Tornando alla composizione della ricchezza, riportiamo un altro grafico che “zooma” sulle attività finanziarie, per vedere la composizione delle stesse. Si nota il peso della voce “obbligazioni, azioni e partecipazioni”.

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Rapporto ABI sul mercato del lavoro in ambito finanziario

L’Associazione Bancaria Italiana ha presentato il Rapporto ABI 2010, dedicato al mercato del lavoro nell’“industria finanziaria”. Quello del settore bancario e finanziario è un ambito lavorativo che, se una volta era considerato iper-privilegiato, ora attraversa una fase che si può eufemisticamente definire “di  evoluzione”.

Infatti, sottolinea l’ABI nel rapporto,

Il settore bancario ha affrontato bene la congiuntura e sostenuto adeguatamente le necessità economiche e finanziarie del Paese, ma ricavi e redditività sono comunque in flessione. Ora è necessario intensificare lo sforzo straordinario sul piano della gestione dei costi e dell’aumento dell’efficienza con l’obiettivo di sostenere la ripresa economica.

Il riferimento è chiaramente al prossimo rinnovo contrattuale del settore, previsto a breve. L’obiettivo del settore è andare avanti con i processi riorganizzativi, per frenare il peso del costo del lavoro (portarlo verso le medie europee appare improponibile, perché richiederebbe tagli troppo massicci).

Riferendosi ad un campione di 140 gruppi bancari europei, si rileva che nel 2009 in Italia il costo del lavoro, pari a 73.000 euro, è tra i più elevati nel panorama europeo con una media di 56.500 euro. A giugno 2010 i principali indicatori di costo evidenziano che il gap tra i gruppi italiani e i concorrenti europei rimane elevato: il rapporto tra costo del lavoro e margine di intermediazione è superiore di circa 4,5 punti percentuali rispetto alla media europea (37% contro 32,7%); allo stesso modo il differenziale rispetto al rapporto tra costi operativi e margine di intermediazione è pari a 3,1 punti percentuali (61,7% contro la media Ue del 58,6%).

A livello di numero di occupati, il 2009 ha segnato una “contrazione occupazionale” di circa il 2%, legata alla razionalizzazione e riorganizzazione delle strutture, gestita attraverso pensionamenti ma anche all’intervento del ‘Fondo di solidarietà del settore creditizio’ che tuttavia, ABI sottolinea, “va riformato perché divenuto nel tempo troppo oneroso”.

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Ma quanto costa un conto corrente?

La polemica tra Associazione Bancaria Italiana e Commissione Europea sul costo dei conti correnti evidenzia a nostro parere un aspetto: quello che il costo dei conti correnti e ancora poco trasparente.

La Commissione Europea, infatti, ha calcolato che in Italia i conti correnti costano in media 246 Euro l’anno, mentre l’ABI contesta che questo valore invece è di 116 Euro (in linea con le stime della Banca d’Italia).

La differenza sarebbe dovuta al fatto che la Commissione Europea ha utilizzato per il calcolo gli importi dichiarati in Gazzetta Ufficiale, che però nella pratica non sono mai usati perché tutti i conti in realtà prevederebbero delle forme di pacchetti di servizi, che abbattono i costi per il cliente, e nel calcolo sarebbe inclusa anche l’imposta di bollo, che invece le banche non considerano — in quanto “elemento esterno”.

Ma a parte le motivazioni della differenza, e anche aggiungendo che da parte nostra tendiamo a “credere” alla stima di ABI, il fatto che ci siano le condizioni perché la Commissione Europea (non una casalinga di provincia…) sbagli così grossolanamente le stime dei costi dovrebbe spingere a qualche riflessione sulla chiarezza della struttura dei costi dei conti correnti italiani. Tanto più che questa polemica non è nuova: anche lo scorso anno c’era stata la stessa identica polemica, a quanto pare senza risultati.

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Il 10% degli italiani ha il 45% della ricchezza: un dato che si presta ad essere frainteso.

La Banca d’Italia ha rilasciato gli ultimi dati sulla ricchezza delle famiglie italiane, e sui maggiori quotidiani online ha fatto breccia il dato (abbastanza irrilevante, a nostro parere) relativo al fatto che il 10% delle famiglie italiane deterrebbero circa il 45% della ricchezza totale.

Come abbiamo detto, si tratta di un dato abbastanza poco significativo, e soprattutto che, come è presentato, si offre ad una chiave di lettura distorta (ma che forse fa più audience). Infatti, la concentrazione della ricchezza è meno disomogenea in Italia  rispetto a molti altri Paesi. L’indice di Gini, che appunto misura la “diseguaglianza” nella distribuzione, per l’Italia ha un valore di circa 36, contro il 46 degli USA, tanto per fare un esempio.

Inoltre, l’idea che “tutti debbano avere uguale” (cioè che il 10% della popolazione abbia il 10% della ricchezza) è a nostro parere romantica, ma quantomeno ingenua, e aggiungeremmo anche ingiusta. Nel senso che se uno “merita” di più è giusto che abbia di più (si può chiaramente obbiettare che ciò avvenga efficacemente, ma si tratta di un problema da non confondere), e ancora di più  — dato che, non dimentichiamo, stiamo parlando di ricchezza — se uno risparmia di più, abbia di più da parte.

Se si ammette che è accettabile che tutti abbiano una ricchezza diversa, è perfettamente logico che l’insieme delle persone più ricche detengano una percentuale della ricchezza maggiore della loro rappresentatività numerica.

Inoltre, vale la pena di sottolineare ancora una volta che si sta parlando di ricchezza, che vuol dire Attività Reali + Attività Finanziarie – Passività Finanziarie.  Il che chiarisce ancora di più perché differenze anche sostanziali nella ricchezza non debbono stupire, dato che nel calcolo si considerano anche beni quali gli immobili, ed i debiti.

Per capirci, se io ho 1.000 Euro in banca, e ho appena comprato una casa che vale 100.000 euro e ho debiti (mutui…) per 100.000 euro, la mia “ricchezza” è 1.000 Euro, e quindi sono 101 volte meno ricco di uno che è in condizioni quasi identiche alle mie, ma ha finito di pagare il mutuo, che quindi si trova con una ricchezza di 101.000 Euro (i 100 della casa e gli 1 in banca).

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Widget sul forex trading: tutte le informazioni per il trading sui mercati forex


Alcuni portali d’informazione sul forex, offrono delle applicazioni che riassumo tutti gli strumenti necessari per iniziare a operare nei mercati forex ed migliolare il trading di ogni trader.

Le informazioni che trovate in questo widget sono informazioni molto generali e assolutamente da non confondere con i segnali forex, ma si tratta comunque di una applicazione molto utile.

Forex Widget di it.DailyForex.com

Se questa è la gestione del maltempo, è il caso di preoccuparsi per quella che può essere la “gestione del futuro”

Quello che è veramente stupefacente dei disagi causati dal maltempo in Italia è il fatto che era ampiamente previsto, e con estrema precisione. Eppure, il maltempo sembra avere colto di sorpresa tutti o quasi.

L’aspetto che deve fare riflettere non è tanto quello dei casi eclatanti, perché il punto non è quello di singole situazioni gestite male (per quanto clamorosamente male), ma l’impreparazione diffusa. Ad esempio, il fatto che moltissimi comuni non si siano preoccupati di premunirsi, ad esempio spargendo sale per prevenire il formarsi di ghiaccio sulle strade, già prima delle nevicate.

Il problema è proprio la “diffusione” della mancanza di preparazione, perché segna una grave lacuna culturale del nostro Paese. Il disinteresse verso il futuro, anche prossimo, viene da dire.

Sembra forse un esagerazione, ma in realtà se noi siamo il “Paese delle Emergenze” è proprio perché in nessun caso nessuno si preoccupa di “prepararsi” e di fare lo sforzo di prendere qualche iniziativa che non dia evidenti vantaggi immediati (“non sta nevicando, non serve fare niente”). E così si giunge impreparati anche nelle situazioni più prevedibili. Perché, vale la pena notare, stiamo parlando di neve a dicembre, non ad agosto….

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Il Sistema Europeo di Banche Centrali: le operazioni di mercato aperto

Le operazioni di mercato aperto sono particolarmente importanti per il controllo dei tassi di interesse e della liquidità del  mercato. Aggiungiamo che l’importanza di tali operazioni dipende oltre che dai loro effetti diretti, anche dal ruolo “comunicativo” che hanno, in quanto rendono esplicito ai mercati finanziari quello che è l’orientamento della politica monetaria.

L’Eurosistema può utilizzare cinque tipologie di operazioni di mercato aperto. Quelle più importanti sono le operazioni temporanee (vendita/acquisto a pronti con patto di riacquisto, oppure vendita a termine o di prestiti garantiti), ma sono previste anche operazioni “definitive” (quali l’emissione di certificati di debito, swap in valuta, alla raccolta di depositi a tempo determinato).

Le operazioni di mercato aperto possono essere effettuate tramite aste standard, aste veloci o procedure bilaterali: le modalità e le condizioni vengono stabilite dalla BCE.

Le quattro categorie più rilevanti di operazioni di mercato aperto sono queste:

  • Operazioni di rifinanziamento principali. Sono probabilmente le operazioni più importanti, si tratta di operazioni temporanee di finanziamento, effettuate dalle banche centrali nazionali mediante aste standard, che hanno frequenza settimanale e scadenza a una settimana (solitamente).
  • Operazioni di rifinanziamento a più lungo termine. Queste operazioni hanno lo scopo di mettere a disposizione delle controparti ulteriori finanziamenti a più lungo termine,  e vengono anch’esse svolte dalle banche centrali nazionali mediante aste standard. Hanno con frequenza mensile e scadenza di tre mesi (solitamente). Al contrario delle operazioni di rifinanziamento principali, in genere queste operazioni non vengono usate per “inviare segnali al mercato”, e quindi solitamente la BCE e le Banche Centrali tendenzialmente non influenzano il tasso di interesse di queste operazioni.
  • Operazioni di fine tuning. Le operazioni di fine tuning (che non hanno una frequenza prestabilita) hanno lo scopo di regolare la liquidità del mercato e mantenere sotto controllo l’evoluzione dei tassi di interesse. Solitamente sono rese necessarie da fluttuazioni impreviste della liquidità, che senza intervento avrebbero in sui tassi di interesse. Non hanno una “forma” prestabilita (questa flessibilità del resto è necessaria per raggiungere gli obiettivi specifici dell’operazione di fine tuning.), anche se solitamente sono svolte come operazioni temporanee, tipicamente tramite aste veloci o procedure bilaterali. In qualche caso queste ultime possono essere effettuate direttamente dalla BCE anziché dalle singole Banche Centrali.
  • Operazioni di tipo strutturale. Le operazioni di tipo strutturale, come il nome lascia intuire, hanno lo scopo di modificare la posizione strutturale dell’Eurosistema nei confronti del settore finanziario, e vengono svolte attraverso l’emissione di certificati di debito, operazioni temporanee (in questi due casi, sono svolte dalle Banche Centrali Nazionali tramite aste standard), oppure  le operazioni definitive (in questo caso, invece, vengono svolte tramite procedure bilaterali).

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    Fineco presenta la nuova applicazione iPhone

    Finecobank ha presentato presenta la nuova applicazione per iPhone, che introduce funzionalità innovative. Infatti, l’iPhone non viene visto come un semplice “integrazione” della navigazione tramite pc, ma come un vero e proprio sostituto potenziale. Finora, la navigazione “mobile” ha sempre previsto un set di funzionalità ridotte e semplificate: Fineco cambia approccio e propone una soluzione completa, dove l’iPhone può essere usato per accedere ad ogni funzionalità. Un approccio interessante anche in ottica di evoluzione di internet, dove il “peso” dei dispositivi mobili appare destinato ad aumentare.

    L’applicazione proposta da Fineco, come abbiamo anticipato, oltre a consentire di gestire e tenere sotto controllo i movimenti del conto corrente (con bonifici, conslutazione di saldo e movimenti del conto in Euro e in valuta, ultime operazioni, grafici in tempo reale del patrimonio totale , spesa mensile e disponibilità residua delle carte di credito), porta sulla piataforma iPhone l’intera gamma dei suoi servizi e prodotti. E’ possibile, per esempio, investire e fare trading su tutti i mercati mondiali.

    Paolo Di Grazia, direttore di FinecoBank, spiega la novità:

    “Siamo i primi in Europa a offrire un’applicazione per i-Phone che, oltre alle normali perazioni di conto corrente, consente di visualizzare le spese effettuate con carta di credito e di accedere a tutti gli strumenti finanziari per il trading e gli investimenti. Dalle azioni italiane ed estere, dai fondi agli ETF,  dai futures alle valute. Il tutto corredato da quotazioni, notizie e grafici in tempo reale e push.

    Non si tratta di una semplice replica del sito Fineco su i-Phone, ma di una vera e propria piattaforma “mobile” studiata appositamente per lo smartphone della Apple. Proprio in ottica Apple abbiamo dedicato particolare attenzione alla grafica per renderla  accattivante e divertente da utilizzare, grazie a rappresentazioni grafiche innovative delle proprie disponibiltà sul conto.”

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