Le “terre rare” determinanti per l’economia dei prossimi anni?

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Premessa da da Wikipedia:

Le terre rare (in inglese “rare earth elements” o “rare earth metals”) sono un gruppo di 17 elementi chimici della tavola periodica, precisamente scandio, ittrio e i lantanoidi, Scandio e ittrio sono considerate “terre rare” poiché generalmente si trovano negli stessi depositi minerari dei lantanoidi e possiedono proprietà chimiche simili.

Il termine “terra rara” deriva dai minerali dai quali vennero isolati per la prima volta, che erano ossidi non comuni trovati nella gadolinite estratta da una miniera nel villaggio di Ytterby, in Svezia. In realtà, con l’eccezione del promezio che è molto instabile, gli elementi delle terre rare si trovano in concentrazioni relativamente elevate nella crosta terrestre.

Le “terre rare” hanno un grande utilizzo in molti comparti industriali (tra cui l’elettronica), anzi sono ormai determinanti nella realizzazione di molti prodotti. Tanto che se è vero che si tratta di risorse che “si trovano in concentrazioni relativamente elevate nella crosta terrestre”, la domanda supera di gran lunga l’offerta (tanto più considerato che raramente le concentrazioni in cui questi materiali si trovano sono adeguate per uno sfruttamento commerciale). Le stima di Morningstar sono di una domanda che dovrebbe passare dalle circa 136.000 tonnellate di quest’anno a oltre 190.000 tonnellate nel 2014. Ma l’offerta nel 2014 dovrebbe arrivare al massimo a 170.000 tonnellate. Il che vuol dire che il loro prezzo verosimilmente è destinato a salire in modo significativo nei prossimi anni, con potenziali effetti forse anche sui prezzi dei prodotti che li sfruttano.

Ma la rilevanza per l’economia delle “terre rare” non è solo nell’andamento del loro prezzo, ma anche di chi controlla la loro estrazione. Infatti, è la Cina che oramai controlla quasi il 90% del mercato. Vediamo un grafico (anche questo da Wikipedia), che arriva fino al 2000, ma dà comunque un quadro di quello che è la situazione.

rare-earths

L’ipotesi che la Cina utilizzi questo controllo delle risorse come strumento di negoziazione è molto concreta, ed anzi starebbe già avvenendo: a luglio, ad esempio, è stata decisa una riduzione del 70% delle esportazioni (ulteriori tagli dovrebbero arrivare a breve), che secondo alcuni analisti sarebbero dovute a dispute commerciali con gli USA. Ma certamente c’è anche l’aspetto che appare una volontà del governo cinese che, in caso di carenza di questi elementi,  non siano le aziende cinesi le prime a soffrirne.

Si tratta di una “partita” molto più delicata di quanto può sembrare, dato che la Cina in questo modo si trova ad avere il molta influenza anche in settori high-tech normalmente considerati dominio dei paesi “occidentali”, che però starebbero cercando di mettere in atto qualche contromossa, per rendere economicamente convenienti anche estrazioni che attualmente non lo sono (cosa che richiederà alcuni anni, ma dovrebbe essere favorita dall’aumento dei prezzi).

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