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Quando si parla di mancanza di risorse finanziarie, e necessità di ricorrere a prestiti (in ogni contesto), va tenuto conto di una sostanziale differenza, che però a molti sembra sfuggire. Ci riferiamo alla differenza tra mancanza di liquidità ed insolvenza.

La mancanza di liquidità può essere definita in cui le risorse “ci sono ma non sono disponibili”, in altre parole sono immobilizzate in qualche forma, oppure saranno (con ragionevole certezza) disponibili in futuro (entrate o redditi futuri).

L’insolvenza invece è la situazione in cui le risorse “semplicemente non ci sono”, cioè la situazione in cui “si sta vivendo oltre le proprie possibilità”. In questo caso, un prestito non risolve il problema, ma semplicemente lo pospone, spesso aggravandolo (a causa dei costi del prestito).

Questa considerazione, che sarebbe bene che ogni consumatore tenesse bene a mente, può essere applicata anche a soggetti ben più articolati come gli Stati. Ed è in base a questa considerazione che vi sono delle preoccupazioni sulle capacità dell’Irlanda di uscire dalla crisi in cui è entrata, pur beneficiando degli aiuti dell’Unione Europea.

La questione è molto semplice, e cioè che gli aiuti concessi all’Irlanda sono (come avviene in quasi ogni caso) dei prestiti “agevolati”, cioè a tassi particolarmente favorevoli rispetto a quelle che sarebbero le condizioni di mercato.

Per capire l’efficacia di questo tipo di aiuti, va fatta una piccola digressione su cosa avviene in una crisi economica: fondamentalmente, gli investitori hanno dubbi sulla capacità del governo di onorare i debiti futuri (nel caso dell’Irlanda, come conseguenza dei costi del “salvataggio” del sistema bancario), e pertanto — per compensare il rischio — pretendono un tasso di interesse maggiore sulle risorse che gli affidano (cioè i titoli di stato che acquistano). Questo maggiore tasso di interesse è un costo per lo Stato, che pertanto si troverà in difficoltà ancora maggiori e il rischio sarà quindi ancora maggiore, e pertanto gli investitori richiederanno un tasso di interesse ancora maggiore, e così via.

Un “prestito agevolato” è quindi molto utile in un contesto come questo perché spezza il circolo vizioso, ma non risolve il problema di fondo, quando questo è diverso da fiducia, oppure da liquidità (che nel caso di uno stato, vuol dire che sta sostenendo spese ingenti, ma è in grado di “rientrare” del deficit). La preoccupazione nel caso dell’Irlanda è appunto che il problema non si risolva in modo immediato: il problema è il modello di crescita che ha avuto il Paese, che è stato capace di attrare molti investimenti dall’estero, che però adesso potrebbero altrettanto velocemente abbandonarlo. La questione è stata già posta, neanche troppo velatamente, da diverse multinazionali (come Google) che hanno fatto capire che se le tasse irlandesi saliranno, potrebbero ritenere il caso di rivedere gli investimenti nel Paese, magari per scegliere altri lidi.

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