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Nonostante il quadro di debolezza della crescita dell’economia che emerge da molteplici indicatori, molte società quotate (sia europee che americane) hanno registrato nell’ultimo trimestre utili sopra le attese. Un dato che più di qualcuno usa per argomentare che in realtà l’economia starebbe meglio di quel che “i pessimisti” sostengono.

In realtà, quello che viene delineato è un quadro complesso, che se è vero che raffigura una situazione di luci ed ombre, incorpora anche alcune “problematiche” importanti.

Partiamo dalla questione “luci ed ombre”: la ripresa, come era logico aspettarsi e come è stato già evidenziato in passato, non è certamente omogenea tra tutti i settori e tutte le aziende. Significativo ad esempio il dato sulla spesa per servizi delle famiglie USA (doppia rispetto a quella per i beni di consumo), che dà segnali positivi (Morningstar ad esempio mette in relazione a questo dato i risultati delle catene di ristorazione, McDonald’s in testa), mentre al contempo la produzione industriale registra un calo dello 0,2% a settembre (con alcuni analisti pronti a dichiarare chiusa la la crescita del settore manifatturiero).

L’altro aspetto è quello dei modelli utilizzati per calcolare indicatori, che peccano di eccessiva semplificazione, e quindi non descrivono adeguatamente la complessità della situazione economica. Del resto proprio all’inadeguatezza di alcuni modelli matematici che viene attribuito un contributo alla “creazione” della crisi finanziaria per quanto vada sottolineato che l’errore forse non sta tanto nei modelli matematici, quanto nell’uso che se ne fa: possono certamente essere un aiuto per interpretare il quadro economico, ma non un sostituto alla sua comprensione.

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