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Secondo l’ultima analisi di Assofondipensione nei primi nove mesi dell’anno il numero totale degli iscritti ai fondi negoziali è diminuito dell’1,2% (al 30 giugno la flessione fu dello 0,7%), a diminuire in modo sostanziale le nuove adesioni, che nel 2009 sono state 61.000, fino a fine settembre 2010 sono state solo 38.000 (che fa supporre un trend di circa 50.000 adesioni fino a fine 2010).

Per quanto vada detto che il risultato è da imputare in gran parte al mercato del lavoro in difficoltà (meno assunzione vuol dire anche — inevitabilmente — meno nuove iscrizioni ai fondi pensione), va detto che la nostra impressione è che i fondi pensione non raccolgano grandi entusiasmi da parte dei lavoratori italiani, anche per le performance relativamente ridotte: da inizio anno a fine settembre 2010 i fondi pensione negoziali hanno reso in media il 2,3%, rispetto al +1,84% del TFR. Ma più significativi appaiono i dati del medio periodo, con il rendimento degli ultimi 5 anni che, secondo i dati di Morningstar, è leggermente inferiore a quello del TFR (2,33% medio dei fondi contro il 2,52% complessivo del TFR), e ancor più significativo il dato a 10 anni, dove nel complesso il TFR si è rivalutato del 33,8%, valore avvicinato solo dal fondo Cometa che è arrivato al 33,4%.

I fondi pensione rimangono comunque avvantaggiati, come conseguenza del trattamento fiscale agevolato e soprattutto del contributo addizionale del datore di lavoro, che quindi aumenta in modo significativo il capitale disponibile.

Il problema a nostro parere sta nella ridotta trasparenza dei fondi pensione (certamente, accompagnata da una certa ignoranza da parte di molti sulla tematica), che non riescono ad essere “convincenti” e a fare capire in modo chiaro il proprio funzionamento. Un aspetto tutt’altro che secondario, ma nonostante ciò spesso quasi del tutto ignorato, è quello dei coefficienti di trasformazione del capitale accumulato in rendita.

Una volta accumulato il capitale, la rendita annuale/mensile infatti viene ottenuta moltiplicando il capitale per un coefficiente, e pertanto differenze dei coefficienti (che ci sono tra un fondo e l’altro) possono comportare significative differenze nel percepito.

A questo fatto si aggiunge che i coefficienti spesso non sono particolarmente alti, indicativamente intorno al 5%, che può sembrare una percentuale notevole ma bisogna tenere presente che potrebbe non essere tanto lontano dal rendimento di un conto di deposito (che, a parte la presente situazione finanziaria, hanno più di qualche volta offerto rendimenti vicini a quel valore), quindi non è scontato dire che incassare il TFR, metterlo in un conto di deposito e “sfruttare” solo gli interessi sia per forza peggio che usufruire della rendita.

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