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Le richieste di fallimento dei consumatori USA sono state 130.329 a settembre 2010, con una crescita del 3,3% rispetto ad agosto. In USA, per la cronaca il fallimento ha procedure diverse dall’Italia, e può essere richiesto anche da/per consumatori e soggetti privati.

Il trend di crescita (+11% nei primi nove mesi del 2010, rispetto allo stesso periodo del 2009) indica una chiara, crescente, difficoltà dei consumatori USA, per quanto certamente sia dovuto anche a effetti dei precedenti periodi di crisi economica (uno può avere perso il lavoro – o può trovarsi a guadagnare molto meno – nel 2009, essere andato avanti con un po’ di risparmi, e ora non riuscire più a fare quadrare i conti), e desta qualche preoccupazione sulle prospettive a medio termine per l’economia USA. Perché in queste situazioni non è solo il fallito ad essere penalizzato, ma anche i creditori che si trovano a subire una perdita poiché non rientrano dell’intero credito atteso. Perdite (e stiamo parlando di un totale di 1,6 milioni di nuovi fallimenti attesi per il 2010) che potrebbero quindi mettere in difficoltà aziende che potrebbero decidere di licenziare. Il possibile circolo vizioso è facilmente intuibile.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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