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Tornando al tema dei fallimenti negli USA, un articolo del New York Times sottolinea come vi sarebbero grosse complicazioni legali per un gran numero di fallimenti, a causa di documenti redatti in modo approssimativo, errato e/o incompleto, rendendo difficoltoso il recupero del credito da parte delle banche.

Il punto è che molto spesso le informazioni contenute nei documenti legali non erano in alcun modo verificate dal dipendente della banca che firmava il documento.

Tra le varie informazioni non verificate, o “gestite in modo libero”, vi sono a volte dati certo non secondari:

  • ammontare del prestito
  • effettiva identità di chi prende in prestito la somma
  • date di validazione legale del documento che sono anteriori alla compilazione del documento stesso
  • validazione legale da parte dei notai (sì, esistono anche negli USA, anche se non un po’ diversi che da noi) effettuate in modalità e date incoerenti con la possibilità che questi abbiano, come la legge prevede, assistito alla firma

Come si può capire, non stiamo parlando certo di dati marginali, e la mancanza di certezza su queste informazioni potrebbe, per molte banche e finanziarie,  rendere legalmente impossibile rientrare in possesso del proprio credito, anche parzialmente.  Il che, se serviva, dimostra ancora di più lo “spirito” con cui venivano concessi i prestiti negli USA fino a poco tempo fa. E se da un lato viene certamente da dire “gli sta bene”, dall’altro è inevitabile anche notare come questa situazioni si tradurrà in ulteriori perdite per le banche americane, con un rischio di un ritorno di instabilità del sistema finanziario.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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