Indicatore €-coin in risalita ad ottobre

In ottobre l’indicatore €-coin (che stima sinteticamente in tempo reale il quadro congiunturale corrente nell’area dell’euro) torna a salire leggermente, registrando uno 0,41% contro lo 0,34% di settembre, che fa stimare una crescita complessiva del PIL per l’intero 2010 di circa 1,6%.

Si tratta di un dato incoraggiante perché mostra un consolidamento, per quanto modesto, della crescita dell’area euro, così come ci sembrano rilevanti  i fattori che hanno spinto a questa risalita, e cioè il favorevole andamento della fiducia delle imprese e dei consumatori, cui si somma il risultato positivo della produzione industriale e dell’interscambio con l’estero, fattori per certi versi pià collegati all’economia reale che alla “semplice” finanza.

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I default degli Stati sono scelte volontarie?

Nei giorni scorsi Ignazio Visco (Vice Direttore Generale della Banca d’Italia) è intervenuto in occasione della “Lectio Marco Minghetti 2010”  all’Istituto Bruno Leoni, offrendo alcuni spunti che ci sembrano interessanti (e che qui riportiamo, aggiungendo alcune evidenziazioni) sul tema del default degli Stati sovrani. Il testo completo dell’intervento lo potete trovare qui.

Anziché concentrarsi sulla consueta distinzione tra mancanza di liquidità e insolvenza che può contraddistinguere i casi di insostenibilità del debito, la lezione di Balcerowicz [N.d.R: economista polacco, ex presidente della Banca Centrale polacca ed ex vice primo-ministro] evidenzia il fatto che è più probabile che il default di uno Stato sovrano derivi dalla mancanza di volontà, piuttosto che dall’incapacità, di ripagare un debito che si è accumulato nel corso del tempo. Si tratta di un punto di partenza decisamente ragionevole, giacché è estremamente probabile che, qualora le riforme strutturali o gli interventi macroeconomici necessari per riportare un paese in condizioni di solvibilità non siano attuati, ciò non sia dovuto all’impossibilità di agire in tal senso, bensì al fatto che tali riforme sono ritenute indesiderabili (nel senso che il debitore sovrano preferisce non assumersi per intero gli oneri degli interventi richiesti), oppure sono inattuabili dal punto di vista sociale e politico (nel senso che il governo potrebbe non essere in grado di approvare per via legislativa e mettere concretamente in atto il pacchetto di riforme). Indubbiamente, uno Stato è cosa diversa da una impresa. Laddove quest’ultima è obbligata a dichiarare fallimento qualora non disponga di risorse sufficienti a soddisfare i propri creditori, uno Stato può scegliere di non adempiere ai propri obblighi anche se, in via di principio, potrebbe sempre trovare il modo di onorare i propri debiti, tagliando la spesa pubblica e/o aumentando il gettito fiscale.

Per quanto concerne la desiderabilità di un default occorre, tuttavia, rilevare che – come ha recentemente sottolineato il Fondo Monetario Internazionale– tale strumento non costituisce un agevole sostituto di un doloroso intervento in ambito fiscale. Infatti, quando la posizione di partenza di un paese a rischio di default consiste in un disavanzo primario di bilancio, si rendono comunque necessarie misure tali da portare il saldo primario in attivo, in quanto dopo il default sarebbe probabilmente assai difficile per il paese in questione ottenere ulteriori prestiti. Questa, in effetti, potrebbe essere la situazione di diverse economie avanzate per le quali gli interessi sul debito non costituiscono la componente principale del deficit.

[…] Per giunta, la gran parte degli episodi di inadempienza agli obblighi di debitore in paesi particolarmente propensi al default si sono verificati a un livello di debito che oggi considereremmo relativamente moderato. Sul finire del 2001, ad esempio, quando l’Argentina dichiarò un default su gran parte del proprio debito, il rapporto debito pubblico-PIL era appena superiore al 50 per cento […] Viceversa, vi sono paesi in grado di sostenere livelli di indebitamento decisamente maggiori. Un esempio notevole è il Giappone, il cui debito pubblico ha recentemente raggiunto il livello del 220 per cento del PIL senza che ciò provocasse rilevanti tensioni nei mercati.

Svariati autori hanno sostenuto che il livello di intolleranza al debito dipende in ultima analisi dalla qualità delle istituzioni di un paese. In particolare, il fallimento sovrano rappresenta spesso l’esito di una lotta politica tra diversi gruppi di cittadini e ha una maggiore probabilità di verificarsi se i creditori interni sono politicamente deboli e il prezzo politico del disordine normalmente causato da un fallimento sovrano è ridotto

[…] Dovremmo renderci comunque conto che la debolezza della situazione delle finanze pubbliche non rappresenta l’unica origine delle tensioni relative al debito sovrano. Nel 2007 l’Irlanda e la Spagna hanno registrato un attivo di bilancio (pari rispettivamente allo 0,3 e all’1,9 per cento del PIL) con un rapporto debito-PIL relativamente basso (rispettivamente il 25 e il 36 per cento).

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I dati delle merci trasportate negli USA: un indicatore dello stato dell’economia americana

Riprendiamo un grafico interessante tratto dal blog Calculated Risk, che mostra l’andamento del trasporto di merci su strada (espresso in tonnellate di merce trasportata). L’ultimo mese per cui sono disponibili i dati (settembre) mostra una crescita dell’1,7% rispetto ad agosto, e rimane certamente a livelli superiori a quelli del 2009. Certamente, però, si nota come siamo ancora lontani dai livelli precedenti alla crisi, ad evidenziare ancora una volta che l’economia USA attraversa ancora un periodo difficile, e la crescita (soprattutto “reale”) appare ancora debole. La ripresa incerta è dunque un problema non solo europeo, e il differenziale tra le economie europea ed americana è meno sostanziale di quel che qualcuno ritiene.

ATATruckingSept2010

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BCE: Lo sviluppo della Single Euro Payments Area procede bene, ma serve maggiore impegno

La Banca centrale europea (BCE) ha divulgato il settimo rapporto sui progressi compiuti nella realizzazione di un’Area unica dei pagamenti in euro (Single Euro Payments Area, SEPA).

La SEPA, ricordiamo, permette alla clientela di effettuare pagamenti in euro a favore di qualsiasi beneficiario situato in un paese europeo, a partire da un singolo conto corrente e utilizzando un unico insieme di mezzi di pagamento.

I risultati raggiunti finora sono certamente degni di nota, con la partecipazione di 32 paesi europei; oltre 4.400 banche che hanno adottato lo schema per i bonifici e più di 3.000 che hanno aderito a quello per gli addebiti diretti.

Ma la BCE ritiene che serva fare qualche passo in più: in particolare, l’idea è quella che serva un calendario obbligatorio per la migrazione agli strumenti di pagamento SEPA  (con l’obiettivo di di ultimare la SEPA preferibilmente entro la fine del 2012 per i bonifici ed entro la fine del 2013 per gli addebiti diretti).

La “lezione” è a nostro parere interessante, perché si presta ad essere trasportata anche sul fronte delle regolamentazioni, che più di qualcuno vorrebbe flessibili ed “adattabili alle esigenze” dei singoli stati. L’interrogativo che sorge è, crediamo, abbastanza naturale (per quanto semplicistico): se su un tema relativamente “neutro” come i pagamenti vi sono delle problematiche legate alla non-obbligatorietà di alcuni elementi, su un tema certamente più delicato — dato che impatta molto più fortemente su molti interessi — come quello delle regolamentazioni, davvero ci si può aspettare che la “flessibilità” sia un fattore positivo?

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Fineco: applicazioni evolute per iPhone

Fineco ha presentato al Trading Online Expo 2010, la nuova applicazione per iPhone, che porta ulteriori novità nel mondo del cosiddetto “mobile banking”, dato che amplia notevolmente la gamma di operazioni disponibile attraverso cellulare.

Paolo Di Grazia, Direttore Banca Diretta FinecoBank, ha dichiarato: “Siamo i primi in Europa a offrire un’applicazione per i-Phone che, oltre alle normali operazioni di conto corrente, consente di visualizzare le spese effettuate con carta di credito e di accedere a tutti gli strumenti finanziari per il trading e gli investimenti. Dalle azioni italiane ed estere, dai fondi agli ETF, dai futures alle valute. Il tutto corredato da quotazioni, notizie e grafici in tempo reale e push.

Non si tratta di una semplice replica del sito Fineco su i-Phone, ma di una vera e propria piattaforma “mobile” studiata appositamente per lo smartphone della Apple. Proprio in ottica Apple abbiamo dedicato particolare attenzione alla grafica per renderla accattivante e divertente da utilizzare, grazie a rappresentazioni grafiche innovative delle proprie disponibilità sul conto.”

Non abbiamo avuto modo di provare direttamente l’applicazione, ma va dato atto che viene colto un aspetto importante, e cioè la peculiarità del canale di interazione utilizzato. Infatti, a volte capita (non solo parlando di banche) che l’interfaccia mobile semplicemente sia un semplice adattamento di quella web, che a sua volta capita che sia un adattamento di un catalogo cartaceo. Invece, ogni canale ha sue caratteristiche, dato che viene utilizzato in contesti diversi e spesso con obiettivi diversi. Per esempio, da un interazione attraverso telefono mobile ci si aspetta informazioni in tempo reale, dato che se l’utente può trovare solo notizie “vecchie” (con ritardi di tempo prima della pubblicazione, come avviene talvolta nelle piattaforme gratuite di trading) allora — semplificando — tanto vale aspettare di avere a disposizione un pc. Il rischio (peraltro abbastanza ben evitato dalla soluzione di Fineco) d’altro canto è anche quello di dimenticare che l’utente è spesso multimediale, nel senso che interagisce con la banca (o l’azienda in generale) attraverso più canali, e quindi di confonderlo o passare messaggi incoerenti tra i vari canali che l’utente utilizza per interagire.

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Grafico storico della variazione dei prezzi al consumo e alla produzione

Di nuovo dal n°42 de “L’economia italiana in Breve” pubblicato dalla Banca d’Italia, vediamo un altro grafico molto interessante, e cioè quello dedicato alla variazione dei prezzi al consumo e alla produzione. Si nota come i prezzi al consumo siano sostanzialmente stabili negli ultimi mesi.

Prestate attenzione al fatto che il grafico può essere meno chiaro di quel che può sembrare a prima vista, dato che i valori relativi a prezzi al consumo ed alla produzione sono su due scale diverse.

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La fiducia dei consumatori italiani torna a salire

Dall’ultima pubblicazione della Banca d’Italia sull’economia italiana, emerge un aumento della fiducia dei consumatori italiani mostra a settembre una ripresa anche relativamente consistente, che mostra un certo ottimismo verso la situazione economica. Si tratta di un dato importante dato che può stimolare i consumi e quindi favorire la ripresa economica.

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Il mercato dell’arte in ripresa dopo la crisi economica

L’Area Research di Banca MPS ha condotto una ricerca per verificare l’andamento del mercato della pittura internazionale e stimarne la possibile evoluzione, tra l’altro sviluppando quattro apposti indici (Mps Art Old Masters & XIX sec. Index, Mps Art Prewar Index, Mps Art Postwar Index e Mps Global Painting Art Index), allo scopo di valutare  in modo più accurato la performance dell’investimento in arte.  Già perché l’arte è sempre più considerata un investimento in senso stretto, finalizzato non solo ad un ritorno economico, ma che deve offrire un ROI migliore di investimenti alternativi per essere “scelto”.

Personalmente, mi resta qualche dubbio sull’arte come forma di investimento “puro”: la valutazione economica di un’opera d’arte è intrinsecamente incerta, ed è un mercato che mi sembra si presti alla creazione di “bolle”, dato che l’approccio di molti acquirenti è quello di ritenere che un’opera d’arte “aumenterà sempre di valore” (convinzione che spesso contribuisce — se non basta da sola — a creare bolle speculative). Ma resta certamente il fatto che l’arte, se affrontata con criterio, può effettivamente essere una forma di investimento da non sottovalutare, soprattutto per chi punta ad investimenti con respiro a medio-lungo termine.

Questi in ogni caso i principali punti che emergono dalla ricerca di MPS:

  • Il mercato dell’arte sembra essersi definitivamente ripreso dal deciso ridimensionamento subito durante la fase acuta della crisi economica: in aumento nel corso del I semestre 2010 il numero di scambi e il fatturato delle principali case d’asta internazionali in tutti e tre i segmenti analizzati (Old Masters & XIX sec., Impressionismo e avanguardie post-impressioniste, Arte Moderna e Contemporanea).
  • Il livello medio dei prezzi d’asta è ampiamente inferiore rispetto a quello espresso nel 2007, segno che il mercato si sta orientando verso una domanda più selettiva e competente, dove il compratore è più attento al trade-off qualità/prezzo e meno propenso ad aggiudicazioni a cifre record. Da nostre analisi si stima un trend decrescente nel livello dei prezzi medi anche nel secondo semestre dell’anno.
  • Nonostante il forte ridimensionamento del mercato dell’arte in conseguenza della recessione mondiale, non ci sono state evidenti ripercussioni sul livello di scambi. Contestualmente, genera ottimismo il forte aumento del reddito disponibile di alcuni tra i più importanti Paesi emergenti (su tutti la Cina) per lo sviluppo del mercato dell’arte.
  • Importanti risultati d’asta sono stati raggiunti nel mese di maggio: nelle aste di Arte Contemporanea le majors hanno realizzato fatturati elevati con tassi di unsold minimi.
  • Al II trimestre 2010 il mercato della pittura internazionale registra un generalizzato miglioramento dei suoi comparti, come rispecchiato dall’andamento degli indici MPS, tutti in rialzo rispetto al II trimestre 2009: – MPS Art Old Masters & XIX sec. Index: +10,5% – MPS Art Prewar Index: +20,3% – MPS Art Postwar Index: +13,7% – MPS Global Painting Art Index: +43,1%
  • Nonostante gli evidenti segnali di ripresa mostrati dal mercato internazionale delle aste, i livelli di fatturato sono ancora lontani dai livelli pre-crisi espressi nel 2008: nel confronto II trimestre 2010/ II trimestre 2008 il MPS Art Prewar Index e il MPS Art Postwar Index sono arretrati rispettivamente del -40,8% e del -44,1%. Il calo a livello complessivo è stato meno marcato nel MPS Global Painting Art Index (-21,9%) grazie alla stabilità del comparto dei Dipinti Antichi, che ha evidenziato la miglior performance durante la crisi: il MPS Art Old Masters & XIX sec. Index risulta pressochè invariato (-0,3%).
  • Anche le evidenze dei principali listini internazionali confermano un netto miglioramento del clima di fiducia dei compratori di opere artistiche: sui primi sei mesi del 2010 il MPS Art Market Value Index fa registrare un leggero guadagno (+1,3%), laddove sia l’S&P 500 sia il Ftse Mib sono in terreno negativo (rispettivamente, -3,0% e -19,8%).

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Boom della finanza etica in Europa, ma l’Italia rimane indietro

Nonostante la crisi economica e dei mercati, o forse proprio grazie ad essa, la “finanza etica” mostra crescite a due cifre in Europa. Secondo le stime di Eurosif (l’associazione dei forum europei per la finanza sostenibile), le risorse investite in modo “sostenibile” in Europa sono crescite dell’87% in due anni,  passando dai 2.700 miliardi di euro alla fine del 2007 ai 5.000 miliardi di euro alla fine del 2009.

[…] 1.200 miliardi (pari al 24% del totale) sono investiti secondo criteri definiti da Eurosif “core SRI”, cioè particolarmente selettivi: dai i gestori non si limitano a escludere dai portafogli aziende controverse come produttori di armi, di energia nucleare, etc, ma adottano anche criteri positivi di valutazione selezionando le aziende e gli Stati più virtuosi sul piano delle politiche sociali, ambientali e di governance. Gli altri 3.800 miliardi di dollari sono investiti secondo criteri definiti “broad SRI”, vale a dire meno stringenti, che si limitano a escludere i titoli di aziende e stati particolarmente controversi. […]

L’Italia appare indietro, con 312,4 miliardi investiti secondo criteri di responsabilità sociale, e soprattutto solamente il 4% di questi investiti utilizzando i criteri più stringenti (Core SRI). A causare questo “ritardo”, secondo Alessandra Viscovi (direttrice generale di Etica sgr), vi sarebbe anche per la mancanza di investitori istituzionali, presenti invece (anche fortemente) in mercati quali quello inglese e scandinavo

Secondo Alessandra Viscovi , direttrice generale di Etica sgr , società di gestione del risparmio del gruppo e tra i leader del mercato italiano dei fondi socialmente responsabili, ma va detto che comparato con gli altri ambiti di investimento, la “finanza etica” appare in crescita.

[…] Nel triennio 2007-2009 in Italia si è registrato un calo del 33%  (pari a 220 miliardi di euro) negli asset del risparmio gestito mentre Etica Sgr [NdA: Banca popolare Etica, unica in Italia a proporre esclusivamente fondi etici], nello stesso periodo, ha visto raddoppiare il proprio patrimonio, diventando il secondo player sul mercato italiano degli investimenti socialmente responsabili con performance, soprattutto della componente azionaria dei fondi, tra le più alte del mercato […]

Ma anche in questo caso, il problema è forse che “etica” è spesso un’etichetta “appiccicata” forse più per fare marketing del fondo che come strategia. In questo senso, sono interessanti le parole di Ugo Biggeri , presidente di Banca Popolare Etica:

Basti pensare al caso BP: considerata un’azienda abbastanza responsabile in senso lato e inserita nel Dow Jones Sustainability Index ( l’indice di borsa che afferma di monitorare le performance finanziarie delle aziende più sostenibili del mondo , ndr), ne è stata poi esclusa in tutta fretta dopo il disastro ecologico scatenato con la  marea nera. I fondi etici più scrupolosi […] escludono a priori il settore petrolifero dall’universo investibile, mettendo anche al riparo i clienti dalle pesanti perdite che questi titoli registrano in occasione di disastri di queste proporzioni. Un’ulteriore dimostrazione del fatto che efficienza economica e sostenibilità, nel lungo periodo, vanno di pari passo.

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Fineco: riparte l’iniziativa “Invita un amico”

Da oggi mercoledì 20 ottobre, per una settimana, FinecoBank ripropone l’iniziativa “Invita un amico”.

Le “regole” sono quelle ormai ben note, con la possibilità sia per il cliente che per l’amico “segnalato” (a condizione che il conto sia movimentato di almeno 500€ entro il 31/12/2010) di scegliere un premio tra carta usa-e-getta con 50€ di credito, 200€ di commissioni per investire, un anno di canone gratuito. L’amico beneficerà inoltre di un anno di conto gratis, oltre al premio scelto.

A questi premi si aggiunge il fatto che se l’amico presentato trasferisce anche titoli (azioni, obbligazioni) e fondi per un controvalore di 10.000 euro il cliente Fineco riceve in più una carta di credito usa-e-getta da 50 euro. L’amico presentato partecipa in questo modo automaticamente anche alla promozione “Porta i tuoi titoli e fondi in Fineco”e può ricevere fino a 2.000€ su carta usa-e-getta.

Inoltre, sia cliente che amico concorrono all’estrazione di una “Finecobike” (per partecipare all’estrazione però è necessario che la movimentazione del conto avvenga entro il 30/11/2010).

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Gli Italiani nonostante la crisi preferiscono sempre comprare casa anziché affittarla

Gli italiani continuano a preferire l’acquisto della casa piuttosto che l’affitto, a prescindere dalla crisi economica, ed a prescindere anche dal fatto che i prezzi delle abitazioni sono quantomeno “impegnativi” per le famiglie.

Un atteggiamento confermato anche da un recente sondaggio condotto da VoceArancio (il settimanale online di informazione di ING DIRECT) che ha evidenziato come ben il 91,1% preferisce l’abitazione di proprietà (per quanto vada evidenziato che il campione non sappiamo fino a che punto sia statisticamente rappresentativo della popolazione).

Significativo comunque il dato comparativo con gli altri paesi: gli italiani che possiedono la casa in cui abitano sono il 72,6%, ben di più dei francesi e dei tedeschi (rispettivamente il 62% e il
50,5%), anche se vi sono Paesi con percentuali ancora maggiori come la Romania, l’Ungheria e la Bulgaria, dove vive in un’abitazione di proprietà oltre l’85% della popolazione, e per i quali sicuramente è vero che il prezzo degli immobili può essere minore, ma come lo sono anche i redditi. Ma c’è anche la Spagna, in cui ha comprato la casa in cui vivere l’82% della popolazione.

Ecco alcuni estratti interessanti dai dati di VoceArancio e dal sondaggio da questi effettuato:

Vive in una casa di proprietà il 72,6% della popolazione italiana. Il 14,8% sta pagando un mutuo sull’abitazione, mentre il 57,8% ha già finito di pagare le rate o non ha avuto bisogno di un prestito per
comprare. Il 27,4% degli italiani, invece, vive in affitto. Gli affittuari autentici, però, sono di meno: il 13,1%, perché gli altri (il 14,2%) hanno condizioni privilegiate come i canoni ridotti o la casa in comodato d’uso gratuito (magari perché gliela ha concessa un parente), e quindi non pagano affatto.

Le abitudini immobiliari degli italiani sono in linea con la media europea. I dati Eurostat dicono che abita una casa di proprietà il 72,1% dei cittadini europei. [L’Italia è al 72,6%]

[…] Colpisce però che le principali economie del continente abbiano meno interesse nel comprarsi casa: vive in una casa di proprietà il 50,5% dei tedeschi e il 62% dei francesi.
[…] Se la bilancia della convenienza alla fine, quando si lascia un appartamento in affitto o quando si vende la casa comprata, pende in genere dalla parte dell’abitazione di proprietà, almeno in un caso – gli analisti del mercato immobiliare sono d’accordo – è vero il contrario: sul brevissimo periodo l’affitto conviene. «Le tradizionali spese iniziali per l’acquisto di una casa hanno bisogno di tempo per essere ammortizzate – conferma Luca Dondi, di Nomisma –. Anche per chi non dovesse ricorrere a un mutuo, è molto improbabile riuscire a guadagnare comprando e rivendendo una casa nel giro di 24 o 36 mesi».

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Come è che i tassi di interesse ufficiali influenzano i prezzi?

Presentiamo un interessante grafico dal Bollettino Mensile della BCE di Ottobre 2010, che sintetizza un tema che abbiamo già affrontato in passato, e cioè come i tassi di interesse ufficiali influenzano l’andamento dei prezzi. Uno degli aspetti interessanti di questo grafico è anche il fatto che evidenzia la molteplicità di fattori in gioco.

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Lombardia: bando di gara per intermediari bancari e finanziari (Fondo Jeremie FSE)

Segnaliamo l’apertura del nuovo bando di gara  per l’utilizzo delle risorse del Fondo Jeremie FSE (Fondo Sociale Europeo), diretto agli intermediari bancari e/o finanziari, che impiegheranno le risorse del Fondo per concedere interventi finanziari a persone fisiche che rivestono o rivestiranno la qualifica di soci cooperatori in imprese cooperative. La scadenza del bando è il 25 ottobre.

La Lombardia è la prima regione in Europa ad avere attivato il programma JEREMIE sul Fondo Sociale Europeo (FSE).

Il bando ha una dotazione di 9 milioni di euro, e prevede l’assegnazione di tre lotti da 3 milioni di euro per ciascun istituto di credito selezionato, che a sua volta concederà micro-finanziamenti di importo fisso a persone fisiche  che si impegnino a capitalizzare la cooperativa presso cui prestano o presteranno attività in qualità di soci cooperatori.

Il Jeremie FSE è un fondo di investimento istituito da Regione Lombardia nell’ambito del Programma Operativo Regionale (POR) Occupazione 2007-2013 (Asse 3 “Inclusione Sociale”), finanziato dal Fondo Sociale Europeo e gestito da Finlombarda (sul sito della quale si possono trovare maggiori informazioni: www.finlombarda.it).

A chi si rivolge il Fondo Jeremie FSE
Il Fondo Jeremie FSE si rivolge a persone fisiche (beneficiari diretti) che prestano o presteranno la propria attività in qualità di soci cooperatori presso cooperative sociali e/o di produzione lavoro,
Le cooperative di produzione lavoro potranno accedere alle agevolazioni a condizione che la forza lavoro rappresentata da soggetti svantaggiati corrisponda ad almeno il 30% della residua forza
lavoro. Le cooperative – sociali e/o di produzione lavoro – saranno capitalizzate per l’importo corrispondente al valore dell’intervento finanziario concesso alla persona fisica.

L’intervento finanziario
Il Fondo Jeremie FSE interviene in co-finanziamento con operatori del sistema creditizio. L’intervento finanziario concesso dall’intermediario bancario/finanziario è di importo pari a 4 mila euro per ciascun beneficiario diretto e ha una durata di 5 anni. Dei 4 mila euro previsti dall’intervento finanziario, una quota di 2 mila euro a tasso fisso è rimborsabile con ammortamento su base mensile (componente amortizing) e una quota di 2 mila euro è rimborsabile in un’unica soluzione alla scadenza dell’intervento finanziario (componente bullet).

Che cos’è il programma Jeremie
JEREMIE è acronimo di “Joint European Resources for Micro to Medium Enterprises” e si riferisce all’iniziativa prevista dalla Commissione Europea nell’ambito della programmazione dei Fondi Strutturali 2007-2013, avente quale finalità quella di facilitare l’accesso alle risorse finanziarie comunitarie da parte delle micro e piccole – medie imprese, grazie al coinvolgimento ed alla cooperazione delle autorità regionali e degli intermediari finanziari.

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Il tasso Euribor sta risalendo: un’occhiata al grafico storico per capire meglio

È da un po’ che non parliamo del grafico dell’Euribor, e l’occasione è buona per tornare sull’argomento dato che il tasso Euribor a 3 mesi (usato come base per molti mutui) sta superando la “barriera” dell’1,00%, dopo mesi in cui è stato ben sotto a questo valore.

La cosa sta generando qualche preoccupazione in qualcuno che ha da poco sottoscritto un mutuo, dato che si profila un aumento della rata. Va però evidenziato che il valore attuale dell’Euribor è un record dato che valori tanto bassi storicamente non si sono registrati prima della crisi, e quindi vanno considerati (come abbiamo evidenziato più volte) come sostanzialmente anomali.

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