“Fare banca” per il bene comune: si può?

0 Flares 0 Flares ×

Federcasse (l’associazione delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane) ha organizzato nei giorni scorsi un seminario intitolato “Credito è speranza. Fare banca per costruire il bene comune”.

Dal seminario emergono alcuni spunti di riflessione circa la funzione del “fare banca” ed il ruolo che la finanza ha (o dovrebbe avere) in un contesto di crisi (o post-crisi, se preferite) come quello attuale. Proviamo a fare una “lista” delle parole chiave che ci sembrano più interessanti (per quanto queste magari non rappresentino esattamente quelle che erano le opinioni dei relatori).

Piano di sviluppo. Una “agenda delle priorità” è necessaria per investire e risolvere i problemi in modo mirato. “Sparare nel mucchio” non è produttivo.

Legame con il territorio. Le banche locali possono beneficiare di una conoscenza più diretta del territorio, e quindi possono supportare le imprese in modo più efficace che basandosi solo sui “freddi” numeri di bilancio.

Lavoro. “i figli hanno prospettive inferiori a quelle dei loro genitori”. La strada non è solo quella del sostegno “diretto” al lavoro, ma anche il supporto alla creazione di nuove (e giovani) imprese, nonché il sostegno alla capacità delle aziende di innovare.

Regolamentazione e credito. La regolamentazione è un aspetto importante per un contesto economico-finanziario sano, ma se non è progettata bene può avere effetti collaterali — primo tra tutti una possibile “stretta” al credito.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]