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Come avevamo anticipato qualche giorno fa, ABI lascia trasparire una certa preoccupazione sugli effetti della nuova regolamentazione ”Basilea 3”(definite “severa e rigorose”), che con l’introduzione di nuovi coefficienti obbligatori  determineranno un incremento qualitativo e quantitativo del patrimonio di vigilanza rispetto alla situazione attuale, con effetti “inevitabili” sulla capacità di prestito che hanno le banche, e quindi potenzialmente sulla crescita.

D’altro canto, abbiamo più volte evidenziato (come molti altri — e del resto è questo anche il senso stesso della nuova regolamentazione) che una crescita che non poggia su basi solide è non solo “subottimale”, ma potenzialmente pericolosa per i “semi” di potenziali crisi, anche molto gravi, che porta. Quindi una regolamentazione severa è una medicina amara ma non certo evitabile.

ABI pone però anche l’accento su due aspetti che possono essere determinanti per gli effetti delle nuove regolamentazioni: il periodo transitorio che accompagnerà la loro introduzione, e l’omogeneità di applicazione:

Il periodo transitorio previsto per l’effettiva applicazione della nuova normativa può rappresentare un elemento di supporto alla capacità di adeguamento alle nuove regole; ciò tanto più se prima che la nuova regolamentazione diventi vigente, sia possibile un confronto con le Istituzioni nazionali ed europee, che porti ad individuare soluzioni alle specificità delle imprese bancarie italiane che, per alcuni aspetti – fra di essi il trattamento delle imposte differite – risultano penalizzate nel contesto delle nuove regole.

Un’applicazione omogenea, in termini di aree geografiche coinvolte e di tempistica, è prerequisito fondamentale per evitare distorsioni competitive tra i diversi mercati bancari e quindi tra le diverse economie non accettabili in un quadro di crescente integrazione finanziaria a livello internazionale.

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