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Secondo una ricerca realizzata da RITMI (Rete Italiana di Microfinanza), i microcrediti erogati in Italia sono quintuplicati negli ultimi 2 anni, una dimostrazione di come il microcredito abbia molte potenzialità come strumento di inclusione sociale e di lotta alla povertà, anche se fino ad oggi si è sviluppato senza una normativa di riferimento adeguata (solo la proposta di riforma del TUB ontiene anche una norma sul microcredito).

Banca Etica, attraverso la sua Fondazione Culturale, aderisce a RITMI (Rete Italiana MIcro finanza) e in relazione alleconsultazioni indette dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla bozza del decreto legislativo,  Ugo Biggeri (presidente di Banca Popolare Etica) spiega: «In quel contesto abbiamo sostenuto, sulla base della nostra esperienza, l’importanza di riconoscere i due tipi di microcredito: quello finalizzato all’occupazione e allo start-up di piccole imprese individuali, ma anche quello socio-assistenziale per far fronte alle difficoltà economiche delle fasce sociali deboli. Vediamo però che il testo del governo – pur riconoscendo l’esistenza del microcredito assistenziale – lo ritiene residuale e di minore impatto: una scelta che ci appare poco lungimirante nell’attuale fase di perdita di potere di acquisto delle famiglie, e di crescente disoccupazione».

Ma la stessa Banca Etica considera positivamente la scelta di inserire nel testo del Governo il riconoscimento dell’importanza dei “servizi ausiliari di assistenza”, che caratterizzano le attività del microcredito, quali l’ascolto delle persone in difficoltà per aiutarle a uscire dalla crisi ed entrare in una condizione economica sostenibile e dignitosa e l’accompagnamento nella nascita di nuove attività economiche.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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