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Le proteste in Grecia sono comprensibili, dato che non è certo “piacevole” il programma di tagli che sta varando il governo Greco. Un programma di tagli che inevitabilmente  andrà a pesare sulla crescita, togliendo capacità di spesa (e quindi di creare domanda) da parte delle famiglie, e mettendo probabilmente in difficoltà alcune fasce deboli.

Ma come molte proteste, manca un aspetto fondamentale. È facile dire cosa non va, ma non basta: quali sono le alternative ai tagli previsti dal Governo? Una protesta che non propone alternative “concrete”, è solo uno sfogo di frustrazione.

Non si può semplicemente dire “sarebbe meglio che i tagli non ci fossero”: la Grecia è finita nella situazione in cui è per colpa di una cattiva politica, e a nostro parere sarebbe in condizioni ben peggiori se fosse stata al di fuori dell’Euro, per i motivi di pressione sulla moneta che abbiamo di cui abbiamo più volte scritto.

L’idea che qualcuno ha lanciato, e cioè che la Grecia potrebbe non ripagare i debiti, potrebbe certamente evitare l’esborso, ma ovviamente avrebbe l’effetto collaterale che nessuno poi si fiderebbe della Grecia come debitore, e nessuno le presterebbe quindi capitali in futuro: uno scenario che è difficile non pensare porterebbe rapidamente al collasso economico.

Anche l’accusa di “speculazione” alla Germania, basata sul fatto che il prestito prevede un tasso di interesse del 5% (elevato ma molto minore di quello che i mercati “concedono” alla  Grecia) non tiene conto del fatto che un prestito alla Grecia è comunque un prestito ad elevato rischio, e non è così remota l’ipotesi che i 110 miliardi di Euro possano non essere restitiuiti, quantomeno secondo le condizioni previste, al FMI e ai Paesi UE. Che non se la passano così bene, e ci si può aspettare che siano così disponibili a rischiare di perdere qualche miliardo di euro a cuor leggero.

Detto questo, è chiaro che la questione può essere “come” fare i tagli, ma i margini di manovra potrebbero non essere così ampi come qualcuno si sforza di credere.

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