Le bolle speculative vanno fermate quando si “gonfiano”, non quando esplodono

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Qualche commentatore sta iniziando ad accorgersi (finalmente, viene da aggiungere) che la focalizzazione sulla speculazione svia l’attenzione dai problemi reali dell’economia, un aspetto che abbiamo sottolineato più volte.

Intendiamoci: non è che comportamenti illeciti non vadano puniti, ma il punto è che le vere cause della sono nelle debolezze nel sistema economico-finanziario — anche in alcune regole che consentono certi tipi di speculazione. Ad esempio, la Grecia ha i conti nello stato in cui sono grazie sì agli strumenti messi a disposizione da Goldman Sachs, ma per scelta propria. C’è sicuramente una “complicità”, ma la ripartizione della colpa non può essere messa principalmente sulle spalle di Goldman Sachs, che ha agito come un negoziante che vende un paio di tenaglie per scassinare una serratura, e magari offre qualche consiglio su quali attrezzi scegliere. Ma la colpa “principale” resta su chi va a scassinare la serratura.

Ma va soprattutto ricordato che la speculazione non causa crolli del mercato, al massimo li accelera. Se un “qualcosa” ha effettivamente valore, allora è difficile che il relativo prezzo crolli, dato che qualcuno facilmente troverà interessante l’acquisto. Se invece il prezzo crolla, è perché si sta parlando di asset il cui valore era sostanzialemente sopravvalutato.

Ma dove però la speculazione influsice molto di più è proprio nel creare rialzi “artificiali” dei prezzi –– nel creare le bolle speculative. Il problema, per combattere la speculazione e rinsaldare l’economia, non è allora quello di frenare i ribassi, ma frenare le salite.

Frenare le salite non è però facile. Non tanto da un punto di vista tecnico-finanziario, quanto da un punto di vista politico. Perché la speculazione porta un indotto enorme, che porta ricchezza (apparente) e anche posti di lavoro (non sostenibili), cose cui però in pochi sono disposti a rinunciare. Per capirci: abbiamo avuto modo di evidenziare come in Spagna  quasi il 30% della forza lavoro lavorasse (prima della crisi) nel settore immobilare e nel relativo indotto. Numeri che però sono stati resi possibili dalla bolla immobiliare che si è creata nel paese: e non è facile che qualcuno abbia coraggio di frenare l’occupazione “solo” perché il settore non è su basi solide. Ma si tratterebbe di uno degli effetti collaterali del fare quello che servirebbe.

Una volta che la bolla si è “gonfiata”, è destinata a esplodere o nel migliore dei casi a sgonfiarsi: non si può contare sul fatto che possa essere mantenuta “stabile” o magari “pompata” ancora, come qualcuno si sforza di credere.

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