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Si è discusso molto sulla possibilità di acquisto da parte della BCE di titoli di stato della Grecia e degli altri paesi in difficoltà. In fondo, può sembrare una soluzione ottima: c’è un paese in difficoltà, e la Banca Centrale Europea compra i suoi titoli. A lei non costa niente e le finanze dello stato vengono salvate. Proprio così? No. E per spiegarlo meglio serve fare una digressione.

La premessa necessaria è che il denaro non ha un valore intrinseco, ma solo convenzionale. Il suo scopo è agevolare le transazioni, evitando di dover ricorrere al baratto (che sarebbe scomodo in molte situazioni), ma ciò non toglie che — soprattutto in un’ottica di economia — sana, la logica che dovrebbe avere la transazione è comunque la stessa.

In altre parole, il valore “reale” in una transazione sta nei prodotti/servizi scambiati, e non nella moneta che funge da intermediario. Andando a vedere l’esempio del rapporto di lavoro, i valori stanno nel servizio reso dal dipendente al datore di lavoro e nei prodotti/servizi che il lavoratore acquisterà con lo stipendio ricevuto. In linea di principio, la transazione funzionerebbe perfettamente se il lavoratore fosse pagato offrendogli direttamente i beni che desidera, mentre chiaramente non sarebbe neppure tale se il lavoratore fosse pagato in una moneta che nessuno accetta. Per chi non fosse ancora convinto che il denaro non ha valore “di per sé”, basti immaginare di essere su un’isola deserta: preferireste avere con voi un milione di euro in banconote, oppure qualche scatolone di cibo?

E’ bene evidenziare che questo “non-valore” riguarda anche l’oro, che è anch’esso una moneta convenzionale, semplicemente però utilizzata da tempo più lungo (anche qui, immaginate di trovarvi in un’isola deserta con una tonnellata d’oro, e nient’altro).

Ora, finché la moneta è solo un intermediario della transazione, il tutto funziona perfettamente. Se però la moneta diventa “parte” della transazione (cioè non “rappresenta” nessun altro valore) allora il meccanismo si inceppa, perché (oltre ad essere una transazione “monca”) va ad “annacquare” il valore della restante moneta in circolazione — generando inflazione.

Questo è proprio il motivo per cui è da tempo affermata l’esigenza di avere le Banche Centrali indipendenti dallo Stato: evitare che i debiti vengano pagati stampando moneta.

L’acquisto diretto di Titoli di Stato da parte della banca centrale comporta gli stessi rischi (ed è per questo che per la BCE era — finora? — vietato), dato che se il denaro per questo acquisto viene “generato” ad hoc si ha lo stesso identico fenomeno.

Dovrebbero essere quindi chiari i rischi delle pressioni sulla BCE, in merito all’acqisto di titoli di stato della Grecia (e dei futuri paesi in difficoltà): spalmare i costi della crisi su tutta l’aere Euro, sotto forma di inflazione. Entro certi limiti, questo potrebbe essere accettabile ed essere una scelta migliore di molte altre, ma il rischio vero è che la situazione sfugga di mano, ad esempio semplicemente solo perché si decide poi di applicare la stessa logica ad altri Paesi, e quindi con i capitali coinvolti che diventano eccessivi.

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