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La performance record della borsa è giustificata?

In questi ultuimi mesi, i mercati finanziari hanno segnato forti rialzi. Un risultato della ripresa economica, soprattutto dell’economia USA, che è il principale “motore” economico a livello mondiale.
Ma come abbiamo già avuto modo di discutere, la ripresa economica degli USA non è poi così solida: fattori come l’elevato livello di disoccupazione, o in generale la spesa dei consumatori che rimane ridotta, non sono di quelli che spingono verso l’entusiasmo.
Certamente, lo scenario economico mondiale ha smesso di deteriorarsi: ma è una ragione sufficiente per giustificare performance record?
Chiaramente, una risalita è naturale, dato che durante i mesi più bui della crisi eravamo di fronte ad una situazione in cui tutti cercavano di vendere, e nessuno aveva coraggio di comprare, spingendo i prezzi verso il basso.
Ma non si può neppure trascurare che prima della crisi molti valori erano fortemente sopravvalutati, così come avevamo una situazione di eccesso di liquidità. In altre parole: la spinta verso l’alto ci dovrebbe essere, ma quella in corso appare eccessivamente forte.
Quindi la domanda nasce abbastanza spontanea: cos’è che crea questa forte spinte al rialzo?

Vi sono due motivazioni principali. La prima è la pressione crescente “perché tutto torni come prima”, compresa l’eliminazione di alcuni provvedimenti presi per ridurre le pratiche speculative. Pressione che arriva ovviamente dai grandi soggetti che si sono particolarmente impegnati nella speculazione in passato, ma anche dai governi, che sono attratti dalla tentazione di evitare sacrifici nel breve termine.

L’altra ragione, evidenziata da alcuni analisti, è di ordine psicologico. Il punto è che gli investitori emotivamente non sarebbero in grado di “sopportare” un periodo di pessimismo troppo lungo: in prativa, dopo un certo tempo si diventa “ottimisti per forza”, almeno nel senso di voler vedere i lati positivi a (quasi) tutti i costi. Da solo probabilmente questo fattore non potrebbe creare un rally, ma se a questo si aggiunge il fattore precedente (oltre che la “scusa” che la situazione economica ha smesso di peggiorare) si capisce come potrebbe amplificare la crescita.

La conclusione cui viene da giungere è dunque che la crescita a cui stiamo assistendo è “instabile”. Non vuol dire automaticamente che sia una bolla, ma certamente indica che i sostegni di Governi e Banche Centrali all’economia e alla finanza non potranno essere tolti troppo brutalmente, se si vuole sostenere i mercati finanziari, che hanno (o dovrebbero avere) il ruolo di alimentare l'”economia reale”.

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