Il mito del “rischio zero”

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Il blocco dei voli a causa della polvere vulcanica sta avviando qualche riflessione su quello che qualcuno inizia a definire “il mito del rischio zero“.

La questione, in questo caso, è ormai ben nota: la polvere vulcanica potrebbe danneggiare gli aerei, e quindi è stato deciso di fermare i voli. In linea di principio, la questione potrebbe essere ineccepibile, ma ci sono alcune critiche che sono portate avanti da molti, e che val la pena evidenziare dato che in vari contesti li abbiamo già evidenziati:

  • In realtà è stato identificato un pericolo, ma non è stato quantificato un rischio. Il rischio, come dovrebbe essere noto, è il pericolo (il possibile danno) moltiplicato per la probabilità dell’evento.  In questo caso, l'”accusa” è che non sia stato svolto un reale risk assessment, ma sia solamente identificato un pericolo teorico, la cui probabilità di verificarsi sarebbe però più bassa di altri eventi che possono portare alle stesse conseguenze (es. sabbia nel vento proveniente dal Sahara).
  • Il rischio zero non esiste in natura: ad esempio (perdonatemi la “simpatia”), in questo momento un meteorite potrebbe colpirvi in testa. Anche in questo caso, il rischio non è zero: la probabilità è  estremamente bassa, ma non è zero.
  • I danni che le contromisure prevengono devono essere bilanciati con i danni che  le contromisure causano. Sempre nell’esempio precedente: non ha senso girare con il casco sempre in testa per proteggersi dai meteoriti, eppure in molti altri casi l’approccio è questo.
  • Il problema è anche un problema di governance, dato che non c’è nessuno che voglia (possa?) prendersi la responsabilità di definire il rischio accettabile, ma l’atteggiamento generale è quello di “pararsi il fondoschiena” ed evitare di essere accusati in caso di eventuali problemi.

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