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Quante volte si sente i politici (di qualunque schieramento…) fare mea culpa? Non molte. Bill Clinton però ha ammesso le sue colpe nella (mancata) regolamentazione degli strumenti finanziari. In particolare, sotto accusa il Commodity Futures Modernization Act, di fine 2010, per non aver introdotto delle regolamentazioni sui derivati, che avrebbero potuto tenerli “sotto controllo”, e forse evitare lo svilupparsi della bolla finanziaria cui abbiamo assisitito.

La motivazione alla base della mancata regolamentazione è che i derivati erano considerati costosi e sofisticati, e trattati solo da una manciata di persone, con elevate competenze, che non necessitavano di protezioni aggiuntive.

Clinton ha riconosciuto che i suoi Segretari del Tesoro (Robert Rubin e Larry Summers) gli hanno dato un parere sbagliato, e lui ha sbagliato a seguirlo. Il problema infatti è che il fatto che una persona sia ricca non vuol dire che prenda decisioni intelligenti, e che in ogni caso la quantità di denaro movimentata nelle transazioni che riguardano i derivati è tale che ciò che avviene ha ripercussioni anche al di fuori dello specifico mercato dei derivati.

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