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Il titolo di questo post è provocatorio solamente fino ad un certo punto. Perché, mentre si ravviva il dibattito sul prezzo della benzina, con crescenti lamentele per i continui aumenti (ma vi invito a rivedere l’approfondimento dedicato al peso delle imposte sul prezzo della benzina), non si può dimenticare che il dato ha diverse implicazioni non trascurabili.

Da un lato, è vero che il prezzo del petrolio è in parte influenzato da elementi di speculazione, che in questi ultimi mesi sta “riprendendo coraggio”, fiduciosa che le riforme del sistema finanziario siano destinate quantomeno a rallentare.

Ma in generale, l’aumento della domanda di petrolio (e quindi, del suo prezzo) è un importante indicatore di ripresa economica. Infatti la domanda di petrolio è legata alla domanda di energia (e di trasporti), che a sua volta è legata alla produzione dell’industria, che a sua volta è legata alla domanda del mercato (o almeno, alle aspettative riguardo essa).

Ecco quindi perché  l’aumento del prezzo di benzina e diesel, per quanto spiacevole, costituisce un indicatore di un risanamento delle condizioni dell’economia.

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