ABI: no ad una legge che fissi i costi dello scoperto

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L’ABI ha emesso un comunicato per rispondere alle critiche dell’Antitrust sul ben noto tema delle commissioni di massimo scoperto, e mettendo le mani avanti rispetto ad una ipotetica fissazione normativa della struttura dei costi. In pratica l’Associazione Bancaria Italiana evidenzia due punti:

  • lo scoperto è comunque un “favore” che la banca fa al cliente, dato che gli evita l’impagato
  • l’ampia varietà di proposte è una risposta del mercato ad esigenze eterogenee (e non, sostanzialmente, un’azione di confusopolio)

Da un certo punto di vista, le osservazioni non sono del tutto scorrette: da un lato è vero che in alcuni casi c’è un po’ di superficialità da parte dei clienti nell’utilizzo dello scoperto, così come i possibili utilizzi dello stesso (a partire dalle motivazioni) sono effettivamente molto vari.

Di contro, l’esigenza di trasparenza è imprescindibile, e dovrebbe essere prioritaria anche rispetto alla customizzazione, dato che alle osservazioni di ABI si può controbattere con altre due osservazioni:

  • la complessità delle condizioni fa sì che il cliente abbia meno chiaro il comportamento che dovrebbe tenere, indirizzandolo verso quelle superficialità di cui abbiamo accennato
  • raramente le esigenze sono note al momento dell’apertura del conto, dato che non è frequente che un conto bancario venga aperto con l’idea di andare in rosso. Quindi personalizzare fortemente le offerte non ha senso, dato che poiché il cliente non è cosciente delle sue esigenze, non ha elementi per effettuare una valutazione significativa della proposta.

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