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Quantificare i costi di un conto corrente non è per nulla facile, a causa dell’eterogeneità dei servizi offerti e soprattutto delle condizioni praticate: e così diventa necessario confrontare servizi offerti “a consumo”, con un costo per singola operazione, con altre offerte “forfettarie”, dove il costo è indipendente dal numero di operazioni effettivamente acquisite.

Per questo è interessante un’indagine della Banca d’Italia che analizza proprio il costo del conto corrente. Il costo medio di un conto corrente è media pari a 114 Euro (più l’imposta di bollo), composti da 84 euro di spese fisse e 30 euro di spese variabili. L’indagine dà un risultato molto diverso dalla stima fatta dall’Unione Europea, che aveva invece calcolato un costo medio dei conti correnti italiani di circa 250 Euro, mettendoli quindi tra i più costosi d’Europa e scatenando diverse polemiche. La differenza sarebbe da attribuire in parte all’uso nelle stime della UE di dati meno affidabili e ai metodi di stima utilizzati, ma anche al fatto che alcuni costi “non direttamente imputabili al conto corrente” non sono stati presi in considerazione nella stima della Banca d’Italia.

Ma il dato più interessante è probabilmente il fatto che i conti aperti più di recente hanno un costo medio significativamente più basso rispetto ai conti più “anziani” (90 Euro contro 125). La spiegazione di questo risparmio è probabilmente nel maggiore utilizzo di nuove tecnologie da parte di essi, con la conseguenza un minore costo di gestione. Ma c’è probabilmente anche il fatto che le banche sono costrette a farsi più concorrenza, per conquistare clienti che sono più reattivi ed attenti. L’approccio “aprire un conto e dimenticarsene” non è insomma vincente, perché i costi vanno continuamente monitorati e bisogna cambiare conto se vi sono opportunità migliori.

Che l’inerzia sia un danno per i correntisti è evidenziato anche dal Capo del Servizio Normativa e Politiche di Vigilanza della Banca d’Italia Andrea Enria, durante una recente audizione al Senato:

I risultati dell’indagine sembrano confermare, inoltre, che alcune tipologie di correntisti potrebbero ottenere significativi risparmi da una più attenta selezione tra le condizioni contrattuali offerte dalle banche. In particolare, in un numero elevato di casi (oltre il 43 per cento) la clientela che effettua un ridotto numero di operazioni potrebbe trovare convenienza a sottoscrivere contratti a minore incidenza delle componenti fisse. Una scelta più attenta potrebbe comportare un risparmio annuale che, in base ad alcune simulazioni effettuate, potrebbe superare i 50 euro.

In generale, però, la stessa Banca d’Italia sostiene che ci siano margini di riduzione dei costi di conto corrente, ma anche che vadano presi provvedimenti legislativi per semplificare le strutture dei costi (in particolare andrebbe rivista la normativa sulle commissioni di massimo scoperto), allo scopo di garantire un’adeguata trasparenza e permettere il confronto tra conti diversi.

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