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In un’intervista per il Corriere della Sera l’economista Stefano Bartolini, dell’Università di Siena spiega come la crisi finanziaria sia stata causata dall’infelicità, in particolare degli americani (ma ovviamente il discorso si applica a tutta la cultura occidentale, anche se in misure diverse a seconda del Paese).

Il punto centrale è la confusione tra “ben-essere e ben-avere”, cioè la confusione tra la qualità della vita e la ricchezza che si possiede. L’aspetto interessante è che secondo Bartolini questa ricerca di soluzioni “a pagamento” per compensare una qualità della vita di per sé inadeguata generano mercati e consumi (ad esempio, una vacanza in un luogo esotico per compensare una vita lavorativa poco soddisfacente), e circolazione di denaro, e quindi alla fine una crescita del PIL.

Il discorso è certamente interessante ed è in parte condivisibile: “in parte” perché la confusione tra “ben-essere e ben-avere” è innegabile, ed in generale c’è scarsa attenzione alla qualità “reale” della vita, anche per una crescente confusione su cosa si debba intendere per qualità della vita, e apparentemente per un generale ripiegamento su sé stessi e sui propri interessi, trascurando in ogni modo le esigenze degli altri. Senza citare le lotte continue nei centri città tra chi vuole dormire e chi vorrebbe avere una vita sociale, il caso della causa contro l’asilo “rumoroso” che erano alla cronaca qualche mese fa sono un esempio che dovrebbe togliere ogni dubbio.

Ma la causa effettiva della crisi finanziaria è stata l’avidità sfrenata, che certamente può essere figlia dell’infelicità, ma è una cosa un po’ diversa. E stiamo parlando sia dell’avidità di alcuni banchieri senza scrupol, ma anche l’avidità diffusa che ha portato molti a vivere ben oltre le proprie possibilità: e questo è vero soprattutto per i consumatori americani (in Italia, l’abuso dei prestiti è molto più raro), che si sono sistematicamente accollati prestiti di ogni tipo — creando così l’ambiente perché una crisi come quella attuale potesse svilupparsi. Ma vivere oltre i propri mezzi non è cercare il “ben-avere” ma è cercare di avere tanto, ad ogni costo. Il “ben-avere” dovrebbe comunque guardare ad una sostenibilità del proprio avere, che però è stata trascurata — proprio come il “ben-essere” dovrebbe ad esempio, dal punto di vista alimentare, nascere da una dieta equilibrata, e non dal cercare di ingozzarsi il più possibile ogni volta che è possibile…

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