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L’ultima “tegola” su Google è l’apertura dell’indagine dell’Antitrust su AdSense, il noto network pubblicitario di Google, perché “le condizioni contrattuali fissate da Google non consentono agli editori di siti web affiliati di conoscere in maniera chiara, dettagliata e verificabile elementi rilevanti per la determinazione dei corrispettivi loro spettanti“. L’indagine è nata da una contestazione della Fieg (la Federazione Italiana Editori Giornali).

Sulla trasparenza di AdSense si può discutere a piacere, ma c’è un aspetto che non può essere trascurato: nessuno è obbligato ad utilizzarlo.E “nessuno” vuol dire che né il gestore del sito né chi vuole pubblicizzare un prodotto deve usare AdSense.

Se le condizioni non sono abbastanza chiare, si è del tutto liberi di gestire autonomamente la pubblicità sul proprio sito, oppure affidarsi ad un altro network. Facile a dirsi e in realtà anche a farsi, solo che probabilmente non consente di ottenere ricavi analoghi (gestire un sistema di questo tipo richiede risorse e competenze), ma in questo caso non c’è proprio nulla di cui lamentarsi di AdSense.

Il problema sembra essere sempre più che molti soggetti che hanno modelli di business superati, perché non hanno voluto o non sono stati in grado di tenere conto delle nuove tecnologie (che ormai, tanto nuove non sono neppure tanto) e cercano di difendere con le unghie e con i denti un modello di business che è oggettivamente vecchio.

Se la Fieg pensa che AdSense non sia abbastanza trasparente, o non sia abbastanza remunerativo, o semplicemente non gli piaccia, può benissimo sviluppare un proprio network pubblicitario. Se sarà migliore, sicuramente i publisher e gli advertiser non mancheranno: sempre che l’obiettivo non sia solo cercare di succhiare un po’ di soldi senza sforzi… nella convinzione che un team di avvocati sia più redditizio di un team di sviluppatori e di esperti di marketing.

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Comments

  1. Evidentemente alla FIEG si sono resi conto che google sta drenando fior di milioni di euro di introiti pubblicitari e questo non gli fa molto piacere.
    E’ una denuncia per cercare di mettere il bastone tra le ruote a google che evidentemente dà molto fastidio.
    Per quanto riguarda google, il sistema adsense sarà valido per gli inserzionisti ma è un assoluto bagno di sangue per i fornitori di contenuti: google arriva a pagare cifre irrisorie per ogni click e assolutamente arbitrarie (a volte 1 cent, a volte 2 cent, a volte 3 cent).
    Un vero e proprio strozzinaggio dovuto al totale monopolio nel segmento.

    Sono i fornitori di contenuti che dovrebbero coalizzarsi e creare un unico organismo con un minimo di capacità contrattuale (dipende dai volumi in gioco) per ottenere una remunerazione che non sia una mera elemosina.

    jack

  2. Il punto è proprio questo: se non ti piace AdSense, devi creare un’altra piattaforma di gestione.
    Non puoi secondo me fare un contratto (che nessuno ti ha imposto) con qualcuno e poi lamentarti che non ti piace il servizio, che era chiaro fin dal principio.
    Se vuoi trasparenza a priori nei ricavi NON scegli di usare AdSense…

  3. sì, non fa una piega, il problema è che se rinunci ad adsense rinunci di fatto ad avere una remunerazione per i tuoi contenuti.

    Google è di fatto il monopolista assoluto nel segmento retail e lo sa bene, erogando elemosine ai propri affiliati fino a quando non vi sarà qualche altro attore sul mercato che si renderà competitivo.

    E’ un po’ come se telecomitalia decidesse di raddoppiare arbitrariamente il costo del canone. Questo configurerebbe un abuso di posizione dominante, esattamente quello che google sta facendo con i suoi affiliati adsense.
    Non essendo adsense un servizio primario come il servizio telefonico nessuno gli può impedire di cambiare le regole fra sei mesi stabilendo per esempio di pagare i propri affiliati con 1 millesimo di euro fissi per click..

    Google ha formalmente ragione ma rimane vero che si stia comportando molto male con i propri affiliati.

    jack

  4. Non sono d’accordo.
    AdSense non è monopolista: ci sono migliaia di network pubblicitari, e molti che offrono commissioni fisse (Clickpoint o Zanox, tanto per rimanere su quelli a grande diffusione in Italia).
    E resta sempre la possibilità di occuparsi in prima persona della raccolta pubblicitaria: la cosa più banale che si può fare è mettere un link sul sito con scritto “inserisci su questo sito la tua pubblicità”.
    Non sono strade improponibili, perché sono quelle che qualunque sito (o blog) USA di medie dimensioni segue, proprio perché AdSense ha dei limiti. Sono cose alla portata anche di editori italiani, spero.

    Qual’è il problema di queste soluzioni? E’ che funzionano bene se chi vuole pubblicizzare qualcosa vuole farlo sul tuo sito. Altrimenti rendono poco. In altre parole, molti editori italiani si trovano spiazzati perché a chi pubblicizza non interessa acquistare spazi sul _loro_ sito, ma considerano più interessante il network di AdSense. E quindi, potrei dirti per assurdo che fa benissimo AdSense ha spremere più che può, perché è la sua parte che ha più valore, rispetto a quella degli editori.

    Ovviamente, una buona parte della maggiore appetibilità del network di AdSense è verosimilmente il fatto che appare anche su questi siti degli editori che si considerano penalizzati, ma allora torniamo al discorso iniziale, e cioé che quello che dovrebbero fare è utilizzare/creare alternative ad AdSense, perché altrimenti non avranno mai un nulla che valga qualcosa in mano…

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