ABI: necessario rafforzare la diffusione della previdenza complementare in Italia

Secondo ABI, la “cultura” della previdenza complementare in Italia è ancora molto debole: È necessario un costante e progressivo ampliamento del ricorso alla previdenza complementare, in modo da favorirne la crescita in misura coerente con le necessità del Paese, a garanzia della piena e adeguata tutela delle attuali e prossime generazioni di lavoratori che vanno incontro alla pensione. Il problema non è ancora del tutto percepito: è infatti tuttora scarsa la diffusione di questo strumento (20-25% degli interessati) rispetto ai contorni del mercato potenziale. Questo, prima ancora che di carattere economico e sociale, è un problema di cultura: cultura di impresa, sindacale, individuale, rispetto al quale il Paese ha fatto poco”.

Si tratta di osservazioni indubbiamente corrette, perché l’Italia è oggettivamente indietro su questi temi, ma è altrettanto vero che la previdenza complementare è presentata in modo solo parziale anche da chi la “spinge”. Vi sono infatti alcune questioni a nostro parere ancora non adeguatamente approfondite.

  • Il primo punto è che la previdenza complementare certamente permette di integrare la pensione “dell’INPS”, ma allo stesso tempo “si mangia” il TFR. Quindi, ciascuno è di fronte alla scelta se disporre del TFR oppure avere un reddito mensile maggiore negli anni successivi.
  • Il secondo punto, ancor più importante, riguarda i coefficienti di trasformazione in rendita, cioè la frazione del capitale accumulato che viene “restituita” come rendita ogni anno, e dipendono principalmente dall’aspettativa di vita residua.  Questi coefficienti sono in generale tra circa 17 e circa 20 (che vuol dire che ogni anno il “pensionato” riceve una somma tra un diciassettesimo e un ventesimo dell’accumulato). Il tema dei coefficienti è un punto nodale, perché è quello che determina effettivamente il reddito percepito, ma non adeguatamente evidenziato e su cui ci sentiamo di dire manca una adeguata trasparenza, considerata la criticità dell’elemento.

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I profili degli investitori: esploratori, amministratori, affettivi

ABI e Gfk Eurisko hanno condotto un’indagine finalizzata a comprendere meglio le logiche di invesitmento e identificare delle macrotipologie di investitori. Il risultato è l’identificazione di tre tipologie di investitore: l’esploratore, l’amministratore, e l’affettivo.

  • L’esploratore dedica una parte del suo patrimonio all'”emozione”, accettando un rischio maggiore in cambio di prospettive di rendimenti elevati. L’esploratore tende a mettere “al sicuro” la maggior parte del suo patrimonio, per dedicare agli investimenti ad alto rischio/rendimento una parte minoritaria (intorno al 10-15%). Questo tipo di investitori ha  una clutura finanziaria buona, e dedica del tempo a seguire l’andamento dei mercati; le decisioni di investimento vengono prese in autonomia, a spesso anche tramite canali online.
  • L’amministratore punta a quella che potrebbe essere definita “manutenzione” del patrimonio, più che invesimento a scopo di profitto. Questo tipo di soggetti, per quanto cerchi di gestire il proprio patrimonio con prudenza, cerca di sviluppare una buona cultura finanziaria e di informarsi, ma mantiene comunque importanti relazioni con la banca o con il promotore finanziario.
  • L’affettivo al contrario cerca una guida per la gestione del suo patrimonio, e proprio l’importante componente di fiducia verso il promotore finanziario o il referente all’interno della banca ha spinto a dare tale denominazione al tipo. L’investitore affettivo ha una cultura finanziaria meno sviluppata, e tende ad informarsi relativamente poco, ma cerca comunque di definire alcuni criteri-guida  per orientarsi negli invesitmenti.

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Dal 1° maggio il tasso di Conto Arancio scenderà all’1,00%

ING Direct ha deciso di apportare un nuovo taglio al tasso base di Conto Arancio, che scenderà dal 1° maggio all’1,00% lordo (0,73% netto). Si tratta di una desisione che è la conseguenza di uno scenario di mercato dove i tassi rimangono a livelli decisamente bassi.

Il taglio del tasso base di Conto Arancio quindi può essere considerato un segnale anche del fatto che ING Direct non si attende  a breve aumenti dei tassi — né del tasso ufficiale della BCE, né di quelli di BOT e Titoli di Stato: questi ultimi, per quanto non siano un riferimento diretto per i tassi dei conti di deposito, sono comunque un importante elemento di paragone, che misura anche le opportunità di impieghi per le banche.

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Sempre più over-55 utilizzano l’internet banking

Una ricerca di ABI mostra come sia in netta crescita l'”informatizzazione” degli over 55: gli utenti dei servizi di home banking di questa fascia di età infatti è aumentata del 3% nel 2009 rispetto al 2008. Un incremento dovuto sia al fatto che sempre più gli utenti apprezzano i vantaggi dei servizi di home banking (sia in termini di comodità, che di costi, che di trasparenza — dato che ogni offerta è immediatamente confrontabile attraverso internet), ma anche alla crescente familiarità con il mondo del web in generale, che diventa sempre più uno strumento di comunicazione trans-generazionale.

Clienti dei servizi di home banking - fasce d'età
Clienti dei servizi di home banking - fasce d'età

L’avvicinarsi degli over 55 all’internet banking apre una serie di temi per le banche. Il primo — scontato — è quello dell’usabilità dei siti di home banking, che devono tenere conto del modo (presumibilmente) diverso con cui gli utenti delle diverse fasce d’età, che hanno diversa familiarità con il computer. Il secondo riguarda le differenti necessità in termini di servizi bancari richiesti, dato che in media un sessantenne ha una struttura di reddito, di risparmio e di consumo diversa da quella di un trentenne, che costutuisce il target principale dei servizi di internet banking.

Ma il Direttore generale dell’ABI, Giovanni Sabatini evidenzia come l’internet banking ponga anche dei requisiti riguardo la cultura finanziaria dell’utente medio: “L’educazione finanziaria emerge come imprescindibile per promuovere scelte consapevoli in tema di risparmio, ma richiede sempre un comportamento proattivo degli utenti. Di fronte a mercati dove si scambiano servizi che toccano fortemente le esigenze e le aspettative del cliente, l’intervento diretto del cliente nella comprensione e nella scelta dei prodotti non è in alcun modo surrogabile. Per questo serve un minimo livello di competenza finanziaria”.

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Banca Monte dei Paschi: Leone d’oro per la migliore campagna pubblicitaria istituzionale

Banca Monte dei Paschi di Siena ha ricevuto il Leone d’oro al Milano Finanaza Global Awards 2010 per la migliore campagna pubblicitaria istituzionale, realizzata dal regista Marco Bellocchio, e che nel 2009 aveva ricevuto anche il “Premiere Key Award” e la ventesima edizione del premio Pubblicità e Successo.

La campagna vuole promuovere l’immagine di relazione con i piccoli centri (con l’avvio dello spot con la saracinesca del bar di Seregno, o dell’edicola di Verbania, prese a simbolo dei piccoli centri dell’Italia).

La campagna di marketing di Banca Monte dei Paschi può essere vista come anche segnale della crescente segmentazione del mercato degli utenti bancari, che prima era spesso visto come una sorta di “calderone unico”, mentre adesso viene valorizzato il fatto che i clienti hanno esigenze priorità diverse: il minimo costo, il massimo (possibile) guadagno, oppure (come in questo caso) la relazione con la propria banca.

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Campagna internazionale per introdurre la tassazione delle transazioni finanziarie

Il tema della micro-tassazione delle transazioni finanziarie è stato molto discusso nell’ambito della crisi finanziaria, e in questi giorni è partita una campagna internazionale di raccolta di firme, per sollecitare i capi di Stato e di Governo del G20 a varare una tassa sulle transazioni finanziarie. La tassazione ipotizzata dovrebbe riguardare tutte le transazioni finanziarie ed avrebbe un importo contenuto — tipicamente si parla di valori tra lo 0,01% e lo 0,1%.

Il tema della tassazione delle transazioni è però spesso posto sotto una luce a nostro parere errata, presentato più come una “vendetta” verso le banche che per le reali implicazioni che comporta.
Raccogliere risorse per coprire i costi della crisi o creare dei fondi con cui aiutare i paesi più poveri sono temi sicuramente importanti, ma che finiscono con il nascondere di fatto quella che è la reale portata di questo tipo di tassazione, che non deve necessariamente avere lo scopo di “raccogliere risorse”, ma piuttosto quello di rendere sconvenienti le transazioni speculative a brevissimo termine. La ragione è abbastanza evidente: molti grossi investitori effettuano un gran numero di operazioni (a volte, con sistemi automatizzati), di durata minima e che portano, sulla singola transazione, a guadagni ridotti: ma sul grande numero portano a ricavi massicci — tanto per capirsi, un guadagno dello 0,1% al giorno vuol dire (capitalizzato) un guadagno di oltre il 44% in un anno.

Si tratta però di operazioni nel complesso fortemente speculative — ma anche questo può essere un problema secondario, dato che la speculazione nella maggior parte dei casi accelera i trend, più che crearli. Il punto reale è che si tratta di operazioni che sono focalizzate sul brevissimo periodo, e quindi spingono i mercati sostanzialmente a trascurare il lungo periodo, che invece è (per definizione) fondamentale per garantire la sostenibilità (economica e non solo). In quest’ottica, la tassazione delle transazioni può essere importante per “costringere” a preoccuparsi maggiormente del medio-lungo periodo, portando potenzialmente una rivoluzione nelle logiche dei mercati finanziari.

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Ad Aletti Gestielle SGR il premio del Sole 24ORE come “Migliore Società di Gestione Fondi Comuni Italiani – Gruppo BIG”

Aletti Gestielle (Società di Gestione del Risparmio del Gruppo Banco Popolare) si è aggiudicata il premio “Alto Rendimento”, organizzato da Il Sole 24ORE, come “Migliore Società di Gestione dei Fondi Comuni Italiani – Gruppo BIG”. Oltre al riconoscimento alla SGR, due fondi sono stati inoltre premiati: Gestielle America A, come “Miglior fondo azionario geografico – Azionari America“, e Gestielle Bond, Dollars A, come “Fondi italiani – Miglior fondo obbligazionario America”.

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Accordo tra ABI e AIFI per incentivare la crescita delle imprese

ABI e AIFI (Associazione italiana del Private equity e venture capital) hanno siglato mirato  a sviluppare il mercato del private equity, allo scopo di sostenere sostegno della crescita delle imprese. L’investimento nel capitale di rischio delle imprese — l’ingresso della banca (o di un investitore “finanziario”) come socio, per intenderci — è probabilmente uno degli ambiti dove l’Italia dimostra un gap maggiore rispetto ai paesi più evoluti, ed è tra le cause principali della tendenza al “nanismo” da parte delle imprese italiane. Ricevere risorse come quote di capitale, anziché come prestiti, porta notevoli vantaggi per le imprese (banalizzando: non deve essere restituito ad una certa scadenza il capitale ricevuto). Chiaramente ha anche uno “svantaggio”, che per molti imprenditori è determinante, e cioè che si ha l’ingresso di un nuovo socio, e quindi l’imprenditore “perde un po’ di libertà”.

Anche se va detto che questo “incontro”, tra soci di cultura diversa, può essere vantaggioso per l’impresa. Uno dei grossi limiti in molte piccole e medie imprese è dato dal fatto che gli imprenditori sono dei grandissimi esperti del loro prodotto, ma hanno capacità gestionali relativamente ridotte: concetti come controllo di gestione, o marketing (che viene da molti confuso con la comunicazione) sono spesso delle aggiunte che vengono introdotte “perché bisogna”, ma non fanno parte della cultura aziendale. E così la strada verso l’efficienza, o verso la soddisfazione dei bisogni del mercato, diventa “meno naturale”. La partecipazione di un socio “non tecnico” può portare dunque benefici perché spinge verso una mentalità “non ingegneristica”: chiaramente, perché si abbiano tutti i potenziali benefici, questo “socio finanziario” deve evitare il rischio di “miopizzarsi” sul breve periodo, considerando l’impresa come un qualcosa da mungere nel più breve tempo possibile.

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Le banche il primo settore per investimenti in innovazione

Oggi e domani (23 e 24 marzo) si svolge a Milano il Forum di ABI Lab, il Consorzio per la Ricerca e l’Innovazione per la Banca dell’ABI, nel corso del quale sarà presentato il rapporto “Scenario delle tecnologie in banca”.  Quello delle banche è il comparto che investe di più in nuove tecnologie, totalizzando circa il 25% degli investimenti complessivi in Information Technology. Abbiamo già avuto modo di vedere in passato come le nuove tecnologie vengano considerate un elemento strategico da parte delle banche per migliorare sostanzialmente l’efficienza dei processi, ed è il motivo per cui la maggior parte delle banchenon hanno rinunicato ad investimenti (che sono in molti casi anche aumentati rispetto al passato) nonostante il momento non certo facile.

Degno di nota il fatto che le banche considerano sempre più le esigenze dei clienti come fattore determinante per avviare innovazioni organizzative e/o di processo. E circa un terzo delle banche  coinvolge direttamente i clienti nella fase di sviluppo di nuovi servizi innovativi, sfruttando in molti casi strumenti interattivi come le community online ed i social network. Anche se dal grafico di ABI, emerge come le idee innovative siano comunque figlie soprattutto di processi inteni, legati alla volontà ed al committement del top management.

Contributo dei diversi attori nella fase di sviluppo di un'idea innovativa
Contributo dei diversi attori nella fase di sviluppo di un'idea innovativa

Sorprende un po’ il basso coinvolgimento dei centri di Ricerca e Sviluppo, che dovrebbero essere deputati proprio allo sviluppo di idee innovative. Il dato può essere spiegato come dovuto all’assenza di centri di Ricerca e Sviluppo all’interno delle banche: in caso contrario (cioè, se vi è un centro R&S ma non viene coinvolto), mostrerebbe un approccio all’innovazione non adeguatamente strategico.

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Prorogata la convenzione tra ABI, Provincia di Milano e Parti Sociali per l’anticipo della Cassa Integrazione. Ma in altre Regioni ci sono polemiche

Associazione Bancaria Italiana (ABI), Commissione Regionale ABI Lombardia, Provincia di Milano, Cgil, Cisl, Uil, Assolombarda, Apa Confartigianato Imprese, Confapi Milano, Confartigianato Alto Milanese, Confindustria Alto Milanese, Unione Artigiani e Unione Commercio hanno prorogato la convenzione che permette ai lavoratori in cassa integrazione di ottenere un anticipo da parte delle banche, mentre sono in attesa del pagamento diretto da parte dell’Inps.

Un’iniziativa che nasce allo scopo di prevenire problemi di liquidità per i lavoratori che si trovano ad essere messi in cassa integrazione. Ma è interessante notare che in Veneto ci sono state polemiche su questo tipo di accordi:  il direttore regionale dell’Inps, Antonio Pone, ha infatti definito “inutile” l’anticipo della cassa integrazione in deroga da parte delle banche, poiché in tali casi i tempi di liquidazione sono brevi e non vi è necessità di anticipo da parte dell’azienda. Insomma il rischio per il lavoratori sarebbe quello di trovarsi a pagare interessi o commissioni per un anticipo di cui in realtà non necessitano.

E’ inevitabile dunque osservare come anche in questo caso vale la regola generale, e cioè sia necessario valutare attentamente le proprie condizioni, e verificare quindi se gli strumenti finanziari disponibili siano idonei a soddisfare le proprie esigenze, senza accettarli semplicemente perché sono “in offerta”.

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BNL nuova campagna dedicata a risparmio ed investimenti

BNL ha avviato una nuova campagna di comunicazione, che presta molta attenzione al mondo del web e del “mobile”, a conferma del consolidarsi della relazione tra banche e nuove tecnologie di comunicazione.

L’aspetto interessante però è anche il rafforzamento da parte di BNL delle iniziative di “formazione per i clienti”, nell’ambito dell‘iniziativa “Educare” di cui abbiamo già parlato in passato, a conferma di un cambio di approccio nella “cultura” delle banche: adesso il cliente “informato e compentente” diventa sempre più un bene prezioso, assieme al quale si possono raggiungere una situazione di win-win. Una sorta di rivoluzione rispetto a neppure tanti anni fa, dove non mancavano le banche che consideravano il cliente informato una sorta di fastidio, l’obiettivo era spesso quello di “spremere” il cliente, e uno più competente rendeva le cose più difficile.

A questa rivoluzione ha secondo noi contribuito in maniera determinante Internet, che ha notevolmente semplificato il confronto delle proposte delle diverse banche, imponendo quindi un’offerta più trasparente. Ed in quest’ottica, non sorprende che una banca che ritenga di avere un offerta commercaile interessante e vantaggiosa per il cliente ritenga fondamentale che il cliente sia in grado di recepirla.

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Avviata la costituzione della Banca del Mezzogiorno, ma cosa farà?

Alcuni giorni fa è stato presentato il Comitato Promotore che avrà il compito di organizzare la costituizione della Banca del Mezzogiorno, prevista dall’ultima legge finanziaria, nella quale è previsto un forte coinvolgimento del Credito Cooperativo.

Ma cosa farà la Banca del Mezzogiorno? Banca del Mezzogiorno sarà una “banca di secondo livello”, cioè il cui ruolo non sarà quello di interfacciarsi direttamente con l’utenza finale — famiglie ed imprese — ma piuttosto di offrire servizi al resto del sistema bancario e finanziario, aumentandone la capacità di offerta e riducendo i costi delle risorse finanziarie.

Indubbiamente, è un approccio che sicuramente potrebbe portare benefici al sistema economico dell’area, molto più efficacemente che finanziamenti diretti, che facilmente finiscono in sprechi o clientelarismi. Staremo a vedere se la futura Banca del Mezzogiorno riuscirà a stare lontano da questo tipo di trappole.

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I pagamenti regolati tramite TARGET2 nel 2009: -17%

“Rubo” una slide da una presentazione della Banca d’Italia, che mostra il totale di pagamenti regolati tramite sistema TARGET2 dal 2004 al 2009. TARGET2 (Trans-European Automated Real-Time Gross Settlement Express Transfer System) è un sistema di regolamento lordo dei 17 Stati membri dell’UE e della Banca Centrale Europea che gestisce i pagamenti interbancari dell’area Euro e verso la BCE (o meglio, che collega ed armonizza i vari sistemi locali).

E’ molto interessante il drastico crollo delle transazioni che si è avuto nel 2009, che dà bene il senso della crisi finanziaria attraversata (per quanto siano intervenuti anche altri fattori tecnici a ridurre le transazioni).

TARGET2: importo dei pagamenti regolati (fonte: Banca d'Italia)
TARGET2: importo dei pagamenti regolati (fonte: Banca d'Italia)

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Cosa manca per superare la crisi finanziaria?

In un’audizione di un paio di giorni fa al Parlamento Europeo, Mario Draghi ha evidenziato come molto lavoro sia stato fatto per affrontare la crisi finanziari, ma la strada da percorrere sia ancora lunga. In particolare, sono quattro i punti in cui è necessario intervenire più efficacemente:

  • completamento della revisione dei requisiti di capitalizzazione e liquidità per gli  istituti finanziari
  • riduzione del moral hazard causato dalle banche “troppo grandi per fallire”
  • aumento della trasparenza della negoziazione dei derivati (tramite standardizzazione e negoziazione in mercati regolamentati anziché “over the counter”)
  • revisione delle pratiche di retribuzione del management delle banche

Val la pena notare che Draghi evidenzia una crecente resistenza verso le riforme — con pressioni anche per allentare quanto è stato fatto finora — da parte non solo del mondo della finanza, ma anche da parte del mondo della politica. Viene da pensare che questa resistenza sia dovuta alla ormai ben nota “miopia” del mondo politico, preoccupato dei costi e delle difficoltà a breve termine che le riforme possono comportare, difficoltà che però sarebbero più compensate da una futura crescita su basi più solide, qualora le riforme necessarie fossero portate avanti nel modo corretto.

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