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Un grafico molto interessante da una pubblicazione della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane stimola di nuovo la discussione sul tema “Italia paese per vecchi”. Se da un punto di vista culturale è purtroppo un fatto ormai assodato, anche i dati sul reddito sembrano confermarlo in modo inequivocabile. Infatti, negli ultimi anni il reddito medio degli individui con più di 55 anni è cresciuto (anche sensibilmente), mentre quello degli individui più giovani ha subito addirittura una contrazione. E per individui più giovani intendiamo quelli con meno di 55 anni.

Reddito equivalente per classi di età (fonte: Supplemento al Bollettino Statistico della Banca d'Italia, n° 8)
Reddito equivalente per classi di età (fonte: Supplemento al Bollettino Statistico della Banca d'Italia, n° 8)

È proprio la contrazione del reddito il fatto preoccupante — il fatto che un individuo più esperto guadagni di più non sorprende né può essere considerato “sbagliato” — e non lo si può neppure imputare semplicisticamente ad un “cattivo trattamento” dei più giovani, come può essere un neolaureato cui vengono offerti solo contratti di stage o pseudo-collaborazioni. Infatti, la stessa contrazione la subiscono gli individui tra i 45 e i 54 anni.

Appare quindi che abbia ragione Brunetta quando dice che l’Italia ha dato troppo ai “vecchi” e troppo poco ai “giovani” (ma qui, ripetiamo, stiamo parlando di chi ha meno di 55 anni, o se volete meno di 45, che giovane lo è fino ad un certo punto). È certamente vero che si tratta di un problema che va affrontato in modo concreto, senza affidarsi ai soli proclami: ma è indubbio che non sia un problema che può essere ignorato.

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