ANP e PattiChiari: accordo per l’educazione finanziaria nelle scuole

L’Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola (ANP) e il Consorzio PattiChiari hanno siglato un accordo per promuovere l’educazione finanziaria nelle scuole. L’accordo nasce dal riconoscimento di un fatto che anche qui abbiamo più volte evidenziato, e cioè che “L’educazione finanziaria contribuisce a costruire le competenze di cittadinanza e diffonderne la conoscenza significa favorire la democrazia economica del Paese.”

Da sondaggi effettuati, è emerso in modo netto come gli insegnanti condividano l’esigenza di introdurre l’educazione finanziaria nelle materie scolastiche (e una buona percentuale ritiene che dovrebbe essere già trattata nella scuola primaria), ma gli insegnanti stessi non sembrano sentirsi adeguatamente preparati sulla materia. Per questo, il primo frutto dell’accordo tra ANP e PattiChiari è un portale web, www.EconomiAscuola.it, che si rivolge agli insegnanti proprio per avvicinarli all’economia e alla finanza, offrendo anche proposte di percorsi didattici da sviluppare con gli studenti.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Webank lancia l’iniziativa “Online dal 1999”

Webank ha lanciato l’iniziativa Online dal 1999, che si propone di ripercorrere la storia di Internet dal 1999, cioè da quando Webank è attiva online. Gli utenti possono creare una propria “timeline” con i propri eventi più importanti degli ultimi 10 anni, creando così un percorso personale e parallelo rispetto alla “storia di Internet”. Nella migliore “tradizione” del Web 2.0, questa timeline può essere poi condivisa su Facebook con i propri amici.

Ma l’aspetto forse più interessante è Webank prevede di effettuare un test che coinvolgerà 30 tester selezionati, che potranno collaudare l’offerta di Webank e inviare commenti e suggerimenti per miglioramenti (che saranno esaminati e, se tecnicametne fattibile, implementati): i feedback saranno pubblicati online, dato che Webank vuole che il test sia svolto nella massima trasparenza. Un’iniziativa di cui dunque sarà interessante vedere i frutti, per vedere il risultato di questa nuova interazione con gli utenti: i test con utenti pilota non sono di per sé una novità, ma è certamente innovativo che queste prove vengano svolte pubblicamente.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Intesa Sanpaolo ha deciso la quotazione di Banca Fideuram

Intesa Sanpaolo ha deciso di iniziare il processo di quotazione in borsa di Banca Fideuram, controllata dal gruppo. I dettagli dell’operazione al momento non sono stati ancora definiti.

La decisione rientra nell’ambito delle azioni di capital management che Intesa Sanpaolo sta portando avanti da qualche tempo (come la cessione di Findomestic a BNP Paribas o quella di Securities Services a State Street) che punta a riorganizzare le attività “non strategiche” del gruppo, allo scopo di rafforzare i coefficienti patrimoniale.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Dirigenti di Google condanati per il video del ragazzo down: un passo avanti verso la censura

La condanna dei dirigenti di Google per il video del ragazzo Down pestato è un fatto estremamente grave, perché parte dal principio che servizi quali YouTube abbiano non solo il diritto, ma addirittura il dovere di controllare preventivamente i contenuti. Peraltro, in contrasto a quanto prevedono le Direttive Europee secondo le quali il fornitore di servizi è responsabile solo della “mere conduit”, del solo trasporto delle informazioni, e non ha il dovere (né il diritto) di entrare nel merito delle informazioni che trasporta.

Personalmente, non capisco come si possa considerare Google colpevole, mentre contro i ragazzi che fisicamente hanno picchiato il compagno di scuola è stata ritirata la querela. Cercando di dirla in parole semplici viene il dubbio che il punto non sia quello che bisogna “comportarsi bene”, ma quello di non far vedere che “c’è chi si comporta male”. Come ho già avuto modo di osservare, non è assurdo pensare che probabilmente se YouTube non avesse pubbblicato il video, nessuno sarebbe venuto a conoscenza del problema, che sarebbe quindi continuato.

Un controllo preventivo sui contenuti non è tecnicamente possibile, dato che richiederebbe migliaia di persone che controllino i video. Insomma, confondere YouTube con un canale televisivo dimostra a nostro parere un’estrema ignoranza della natura di Internet.

Ma questo è l’aspetto relativamente meno grave: il punto è che, chiaramente, seguendo il principio della “complicità” del fornitore di servizi si rischia di spingere tali soggetti a impedire la pubblicazione o diffusione di qualsiasi contenuto potenzialmente dubbio, oltre che di quelli illegali, con grossi rischi per la libertà di espressione. Un fatto, ripetiamo, estremamente grave: e il problema è che  “la colpa” forse non è neppure dalla volontà di censurare, ma forse solo dall’ignoranza.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Blocco del traffico nel Nord Italia: illegittimo?

Sicuramente avete già sentito e/o letto della proposta di bloccare il traffico in molte città del nord domenica 28 dicembre, come misura contro l’inquinamento. Un provvedimento che non è stato esente da critiche dato che molti lo considerano inutile, ritenendo invece necessario uscire da una “mentalità di emergenza”, e che sarebbe invece ora di iniziare interventi strutturali che cerchino di risolvere il problema.

E la cosa interessante è che anche tra gli stessi sindaci aderenti all’iniziativa c’è chi ammette che si tratta di un provvedimento sostanzialmente inutile nell’affrontare il problema dell’inquinamento, ma che serve a sensibilizzare i cittadini al problema.

Ma se le cose stanno così, bisogna dire che il blocco del traffico è allora probabilmente illegittimo. La questione infatti è molto semplice: un’amministrazione può limitare la libertà (in questo caso, di muoversi sul territorio) dei cittadini solo per gravi motivi. In questo caso, i gravi motivi non ci sono, dato che il blocco è, secondo chi lo propone, inutile a risolvere il problema. Quindi il provvedimento è illegittimo.

Certo, è giustocercare di sensibilizzare i cittadini su temi importanti, ma non sanzionarli: in altre parole se si vuole fare la “giornata senz’auto” e suggerire ai cittadini di non prendere la macchina, si tratta di un’iniziativa lodevole, ma se si vuole sanzionare-multare senza motivo (perché a questo punto, è di questo che stiamo parlando) se domenica prendono l’automobile, allora si sta forse commettendo un abuso.

In effetti, sarebbe ora di iniziare a pensare a soluzioni strutturali: se tanti prendono l’auto anziché i mezzi pubblici, è perché non hanno alternative, dato che spesso i mezzi pubblici funzionano in modo inadeguato (sia in termini di percorsi che orari).

UPDATE 24/02/02 08:48: Aggiungo un piccolo esempio per chiarire meglio il concetto, dato che ho notato che qualcuno non lo ha ben compreso. Fare un’ordinanza di blocco del traffico ritenendo a priori che non serva a risolvere nulla, ha la stessa logica di prendere una persona a caso per strada e arrestarla per omicidio, dicendogli “sappiamo che non sei tu il colpevole, ma vogliamo dare un segnale alla criminalità…

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

L’area del Mediterraneo come bacino per il rilancio dell’export italiano?

L’area del Mediterraneo è considerata un’area estramamente promettente per lo sviluppo dell’export italiano (della cui importanza sull’economia italiana nel suo complesso abbiamo già più volte detto), ed in particolare per quello del Sud Italia, per ovvie ragioni geografiche: valorizzato adeguatamente, però, potrebbe dare una grande spinta all’economia delle regioni meridionali.

Nei prossimi giorni si svolgerà a Roma il II Forum Economico del Mediterraneo, che coinvolgerà 13 paesi del mediterraneo (Algeria, Cipro, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Libia, Malta, Marocco, Territori Palestinesi, Siria, Tunisia e Turchia), che stanno vivendo uno sviluppo economico significativo, sia grazie allo sviluppo dei consumi che ad investimenti infrastrutturali. Non ultimo, anche grazie ad una distensione della situazione politica in molti di questi Paesi, rispetto a un po’ di anni fa (anche se alcuni soffrono tensioni politiche non trascurabili).

Il Ministro dello Sviluppo Economico, Scajola, ha spiegato che “il Forum si propone l’obiettivo di contribuire a rilanciare l’Italia, e il Sud in particolare, come asse strategico dei traffici del bacino del Mediterraneo, un’area dalle grandi potenzialità di sviluppo che negli ultimi dieci anni ha rappresentato uno dei territori più dinamici, insieme all’Europa centro-orientale, in termini di export e di investimenti italiani”.

Va detto però anche detto che al momento in valore assoluto il peso è ancora ridotto: nel triennio 2007-2009 l’andamento medio dell’export italiano complessivo verso i 13 Paesi è stato di circa 22,5 miliardi di euro, che vuol dire la metà delle esportazioni nella sola Germania.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Banca Mediolanum porta sul web Mediolanum Channel

L’interesse delle banche italiane verso nuove forme di comunicazione con i clienti (attuali e potenziali), basate su internet,  è sempre crescente. Banca Mediolanum sposterà dal 1° di aprile “Mediolanum Channel”, il canale tematico dedicato che attualmente è trasmesso su SKY, per portarlo sul web in un sito dedicato: mediolanumchannel.tv.

La decisione parte dalla considerazione che l’accesso al web è molto più diffuso della parabola e permette dunque di raggiungere un pubblico più vasto. Anche se viene da vedere l’operazione anche come una razionalizzazione dei costi, dato che in questo modo viene anche risparmiato l’affitto di una frequenza satellitare

Con il passaggio esclusivo su internet, dove il Mediolanum Channel è già presente da parecchi anni con un numero di contatti molto elevato, — dichiara Banca Medilanum — si coglierà l’occasione per abbandonare la parte più generalista della programmazione e dare maggior spazio ad argomenti economici e bancari con particolare focus al risparmio delle famiglie, concentrando su questa piattaforma la nostra attenzione e gli investimenti futuri.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Perché la Fed ha alzato i tassi?

Il rialzo dei tassi della Fed, giunto abbastanza a sorpresa, ha lasciato molti ad interrogarsi sulle reali motivazioni della decisione. Soprattutto considerato che gli USA sembrano ancora lontani da una ripresa dell’inflazione, che dovrebbe essere la molla che fa scattare un aumento del costo del denaro — anzi gli ultimi dati lascerebbero intendere una leggera deflazione.

La volontà dichiarata è quella di iniziare a “chiudere l’emergenza”, e ripristinare la normalità delle condizioni di prestito della Fed: in questo senso sarebbe significativa la chiusura di linee di credito straordinarie attivate nel pieno della crisi.

Ma resta il fatto che l’economia USA è ancora debole, e la ripresa deve ancora dimostrarsi solida. Per questo non manca chi “sospetta” che la decisione sia figlia di pressioni politiche (il crollo di popolarità di Obama imporrebbe “nuove strategie”) e/o voglia essere un messaggio psicologico per gli investitori e i consumatori, indicando (un po’ prima del tempo) che la crisi è finita.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Intesa Sanpaolo-Crédit Agricole: accordo per la cessione di una rete di filiali

Intesa Sanpaolo e Crédit Agricole hanno siglato un accordo preliminare, che prevede la cessione di una rete di filiali da Intesa a Crédit Agricole. L’accordo definitivo, comprendente l’individuaizione delle filiali che saranno cedute, sarà stilato entro fine giugno 2010: dovrebbe in ogni caso riguardare tra i 150 e i 200 sportelli, in zone limitrofe a quelle dove Crédit Agricole è già presente, allo scopo di consentire un consolidamento della sua presenza.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

L’Italia e la politicizzazione di tutto

Non avrei voluto parlare di Sanremo, ma si tratta di un evento che rispecchia in modo notevole la società italiana. In particolare la capacità di “politicizzare” tutto: ed è ovvio che  mi riferisco alla canzone di Pupo, Emanuele Filiberto con annesso tenore. In un paese normale, se un gruppo si presenta ad un festival canoro con una canzone brutta (a prescindere dal fatto che il significato del testo sia condivisibile o meno), e cantata male, viene scartato.

In Italia, invece, sembra che la valutazione della canzone in sé non conti, ma semplicemente che dato il testo pseudo-politico, molti si sentano in dovere di televotarla per difendere la propria “fede” — oppure di attaccarla “politicizzatamente”.

Si potrebbe certamente contestare che Sanremo ha relativamente poco a che fare con la musica, dato che in realtà è una summa dell’autoreferenzialità della televisione: inglobando tutti i principali format televisivi (cosa c’entrava il Maurizio Costanzo Show?), così come facendo concorrere molti che sono più personaggi provenienti da altri programmi televisivi che cantanti. Se Sanremo avesse qualcosa a che fare con la musica italiana, perché non ci sono quegli artisti che vendono milioni di copie, anziché gente che si vede solo a Sanremo o a ospitate televisive?

Ma direi che abbiamo detto di Sanremo più di quello che meritava.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

La fattura elettronica può fare risparmiare alla PA 10 miliardi di Euro all’anno

Si sta svolgendo in questi giorni il forum “Banche e P.A.” dell’ABI, che fa il punto sui rapporti tra banche e Pubblica Amministrazione. Sempre di più, il focus non è tanto (o almeno, soltanto) sui finanziamenti, ma soprattutto sulle tecnologie, che possono migliorare anche sensibilmente l’efficienza delle attività della Pubblica Amministrazione, migliorandone anche la qualità dei servizi erogati.

Secondo alcune stime, la fattura elettronica consentirebbe un un risparmio complessivo per il Paese di circa 10 miliardi di euro l’anno, grazie alle ottimizzazione e automatizzazione delle fasi di approvvigionamento, fatturazione e pagamento. E secondo molti potrebbe essere lo strumento tecnico che permetterebbe alla Pubblica Amministrazione di ridurre i tempi per il pagamento delle fatture emesse dalle imprese fornitrici (attualmente decisamente lunghi, tanto che alcune banche hanno attivato finanziamenti specifici) — sempre che la Pubblica Amministrazione voglia farlo, aggiungiamo noi.

Un altro tema interessante è quello del Project Financing. Fassola, presidente di ABI, ha dichiarato che  “In Italia si ricorre al Partenariato Pubblico Privato soprattutto per realizzare opere di piccole dimensioni, mentre sono quasi assenti le aggiudicazioni di grandi progetti che, coinvolgendo diversi livelli della Pubblica Amministrazione, comportano maggiori complessità per il raggiungimento del consenso, che vuol dire tempi più lunghi e maggiori costi di realizzazione. È necessario e urgente trovare misure risolutive per favorire la partecipazione di imprese e banche rilanciando lo sviluppo anche attraverso le grandi opere infrastrutturali di cui il Paese ha bisogno”.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

La crisi greca può favorire l’economia italiana?

Nonostante le preoccupazioni che genera, le difficoltà economiche della Grecia potrebbero alla fine favorire la ripresa dell’economia italiana. La ragione sta nel fatto che le tensioni riguardanti le finanze greche hanno come effetto quello di indebolire l’Euro, almeno in una certa misura (sebbene, è il caso di evidenziare ancora una volta, non così tanto da metterlo “in crisi”).

Questo indebolimento dell’Euro potrebbe quindi favorire le esportazioni dei Paesi dell’area: un elemento estremamante importante dato il peso dell’export sul PIL italiano. Secondo l’Area Research di Banca Montepaschi, ipotizzando di un aumento delle importazioni dei paesi OCSE rispettivamente del 3,5% e del 4,5% e qualora il cambio euro/dollaro scenda fino a 1,25 a fine 2010 e a 1,15 a fine 2011 l’effetto totale sulle esportazioni italiane sarebbe di una crescita intorno al 7%  cumulata nel biennio, che potrebbe porre le basi per cuna crescita del PIL leggermente superiore a quella ad oggi stimata.

Chiaramente questa opportunità non deve spingere ad “adagiarsi sugli allori”: tanto più che i settori che beneficerebbero di più di questa possibile crescita dell’export sarebbero quelli che hanno maggior propensione alle esportazioni, come la meccanica o gli alimentari. Settori a bassa propensione chiaramente non trarrebbero grossi benefici da un euro più debole, ma anzi potrebbero essere danneggiati, dato che un euro più debole al contempo andrebbe ad aumentare il costo delle materie prime e degli altri beni importati.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Robert Mundell (Nobel per l’Economia 1999): “La maggiore minaccia per l’Eurozona è l’Italia”

L’intervista di Robert Mundell, premio Nobel per l’Economia del 1999, ha creato qualche polemica nel nostro Paese: infati secondo l’economista sarebbe l’Italia, più che la Grecia (o il Portogallo) il vero “pericolo” per l’area dell’Euro. Sono parole pesanti, soprattutto considerato che vengono dall’economista i cui studi, secondo molti, hanno posto le basi per la nascita dell’Euro, ma proprio per queste vanno analizzate in modo non superficiale.

Innanzi tutto, è importante premettere che Mundell non sta parlando di rischi “immediati”, quanto a medio-lungo termine. Ma andiamo con ordine.

Secondo Mundell, la crisi della Grecia non mette in pericolo l’intera area dell’Euro, o l’Euro in sè come moneta: il paragone è con un ipotetico default della California, che non significherebbe un default del Governo USA né una “dissoluzione” del dollaro. Ma questo anche perché i valori in gioco sono relativamente limitati e un default della Grecia potrebbe essere sostenibile per l’area dell’Euro. Per quanto vada ricordato che un eventuale default della Grecia sarebbe il più grande della storia, così come un salvataggio dei conti greci sarebbe il più grande salvataggio della storia: il debito pubblico della Grecia ammonta a circa 250 miliardi di dollari. Per confronto, nel caso del default dell’Argentina si parlava di valori intorno ai 60 miliardi di dollari.

In un ipotetico default dell’Italia, i valori in gioco sarebbero nettamente superiori, dato che in questo caso parleremmo di un debito intorno ai 1.800 miliardi di Euro, poco meno di 2.500 miliardi di dollari: come dieci Grecie assieme. Diventa quindi intuitivo che una situazione del genere sarebbe ben più difficilmente sostenibile.

Se nel caso dell’Italia non c’è un pericolo immediato, questo non vuol dire che non vadano prese precauzioni — ed è proprio questo il senso del discorso di Mundell — implementando politiche per il contenimento del debito pubblico (o per incentivare la crescita del PIL, anche se più improbabile) per evitare che la situazione sfugga di mano.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

La pessima idea di non pagare più le rate se il prodotto non funziona

Ogni tanto, mi capita di sentire qualcuno che, poiché il prodotto che ha acquistato non funziona o non lo soddisfa, decide di smettere di pagare le relative rate. Ho anche sentito alcuni sostenere che “acquistare a rate è meglio, perché se il prodotto non va bene puoi smettere di pagarlo“. In realtà, si tratta di un azione estremamente controproducente, ed è un esempio tipico di ignoranza della “finanza spicciola” che può portare a grossi danni, di cui avevamo parlato solo pochi giorni fa, per cui vale la pena spendere due parole.

La questione infatti è abbastanza bandale, e cioè che il pagamento delle rate è una cosa completamente distinta dall’acquisto. Il motivo è che quando si paga a rate, salvo casi particolari, non si paga “al venditore”. In caso di pagamento a rate, quello che succede è che l’acquirente riceve un prestito da una società finanziaria, che è una “terza parte”. Il venditore riceve subito (o quasi) l’intera somma dalla finanziaria, mentre questa riceve indietro un poco per volta la somma prestata all’acquirente (più gli interessi come compenso per il servizio) attraverso le rate. Dovrebbe quindi essere intuitivo come l’interruzione del pagamento da un lato non tocchi il venditore (che ha già ricevuto il denaro), dall’altro vada a danneggiare un soggetto terzo (la finanziaria) che non ha nulla a che vedere con il fatto che il prodotto funzioni o meno.
Se ancora il concetto non è chiaro, è come se io mi facessi prestare da voi dei soldi per acquistare qualcosa (una macchina, un computer, un frullatore, o quel che volete), ma poi siccome non funziona, decidessi di non restituirvi più i vostri soldi: si tratterebbe chiaramente di un atteggiamento illegittimo.

Per quanto sia comprensibile il fastidio di continuare a pagare le rate per qualcosa che non funziona (ma allo stesso modo, non è che avere pagato il prodotto per intero al momento dell’acquisto renda il malfunzionamento più piacevole), decidere di non pagare le rate non è una buona idea, dato che comporta facilmente la classificazione come “cattivo pagatore” e quindi difficoltà nell’ottenere futuri prestiti. Le uniche strade percorribili rimangono le stesse che si avrebbe avuto a disposizione qualora si avesse pagato il prodotto senza fare ricorso alle rate.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]