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Giusto prima di fine anno, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha emanato una nota in cui segnala che in seguito all’entrata in vigore delle norme che eliminavano le commissioni di massimo scoperto (“Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale” del 28 Gennaio 2009) in realtà non si sarebbe avuto nessun vantaggio per famiglie ed imprese, perché le banche avrebbero ristrutturato le commissioni andando invece ad aumentare i costi per i clienti.

L’Autorità ha preso in considerazione sette Istituti bancari […] che possono considerarsi rappresentativi del sistema bancario,  in quanto includono tutti i maggiori operatori del settore e ha effettuato con riguardo agli stessi un raffronto tra le condizioni economiche attuali e quelle precedentemente applicate. […] In cinque casi, le nuove condizioni sono risultate peggiorative rispetto a quelle previste prima dell’entrata in vigore della legge n. 2 del 2009, di conversione del D.L. n. 185 del 2008, in un caso sostanzialmente equivalenti e in un altro, invece, più vantaggiose.

Ad esempio, sulle commissioni sugli affidamenti, l’Antitrust sostiene che “mentre le nuove commissioni devono essere sempre pagate dai clienti affidati, indipendentemente dal fatto che utilizzino o meno il plafond messo a disposizione, la Commissione di Massimo Scoperto presentava il vantaggio di essere addebitata solo nel caso in cui si fosse venuta a creare la posizione debitoria“. La preoccupazione dell’antitrust è soprattutto per i consumatori, perché mentre le imprese di solito possono ottenere condizioni su misura, al consumatore vengono solitamente applicate condizioni standardizzate — che spesso non legge con la dovuta attenzione, aggiungiamo noi. L’ABI però contesta le conclusioni dell’Antitrust, ed ha chiesto un incontro con i vertici dell’Autorità. Infatti, l’ABI sostiene che i criteri con cui sono state fatte queste valutazioni non sono in realtà del tutto corretti, e che in realtà i clienti hanno ottenuto un beneficio.

Prime analisi, rese pubbliche nel corso della ‘Giornata del risparmio’, hanno evidenziato che negli ultimi mesi le voci di costo sono in media meno onerose per la clientela rispetto al quadro precedente. Per altro verso, è quanto meno complesso riuscire a definire gli effetti generali su tutti i consumatori. Giudizi che non riflettano un arco temporale significativo possono indurre reazioni difficilmente valutabili a carico di un settore pienamente impegnato nel sostenere le famiglie, le imprese, l’economia del Paese.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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