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Si continua a discutere molto sugli stipendi dei manager, con il Senato che ha già approvato un emendamento di legge in questo senso, anche se sarà verosimilmente eliminato in quanto incostituzionale.

In realtà la questione degli stipendi dei manager è un falso problema, perché come abbiamo già avuto modo di evidenziare, è un effetto e non la causa del problema. Cerchiamo di analizzare il problema.

Innanzi tutto, un bravo manager è giusto che sia ricompensato adeguatamente, dato che dalle sue azioni e decisioni dipendono i risultati dell’azienda — e dare anche un milione di euro a qualcuno che te ne fa guadagnare cento non è in fondo così esagerato. Sono le stesse ragioni per cui i calciatori o gli allenatori vengono pagati certe cifre. Ma anche un manager che riesce a contenere le perdite (magari riuscendo a licenziare “solo” 50 persone anziché 500) può meritare di essere premiato. Insomma fare generalizzazioni non risolve il problema.
Ma abbiamo fatto una premessa: stiamo parlando di un “bravo manager”. Ed è un dato di fatto non tutti i manager siano “bravi manager”: non mancano certamente gli incapaci o gli speculatori.

Partendo da questo presupposto, vale la pena porsi alcune domande che sono a nostro parere molto interessanti.

  • Perché un azienda (compresa una banca) può accettare di tenersi dei “cattivi manager”, o comunque di pagarli più di quel che meritano? Le spiegazioni possono essere molteplici: dalla insufficiente competizione per il ruolo di manager, al fatto che un azienda dotata di una “buona gestione” non viene adeguatamente riconosciuta e premiata. Già dando una maggiore attenzione a questo aspetto del problema si potrebbe forse risolvere non solo il problema del compenso dei manager, ma proabilmente anche molti problemi dell’economia italiana. L’effetto collaterale è che metterebbe però in discussione lo “status quo”, che in Italia si cerca troppo spesso di difendere con le unghie e con i denti.
  • Qual è il “bravo manager”? La risposta è decisamente non banale, e se guardiamo la questione sia dal punto di vista degli azionisti che da quello dell’economia nel suo complesso, probabilmente le risposte sarebbero contraddittorie. Il problema è la focalizzazione eccessiva dell’economia (ma non solo) sul breve periodo: andrebbero invece introdotti degli stimoli che incentivino ad una maggiore attenzione invece al lungo periodo, in modo da garantire la sostenibilità. In questo caso però, il problema è che ci sono diverse imprese e settori industriali che forse non hanno business sostenibili nel lungo periodo (l’industria automobilistica, almeno come è intesa oggi, è probabilmente una di queste), e quindi ragionare sul lungo termine porrebbe delle problematiche in termini di risultati, occupazione ed indotto che si preferisce rimandare.

Se si affronta il problema da questi punti di vista, c’è l’opportunità di migliorare sensibilmente l’economia. Altrimenti il problema dei compensi dei manager diventa una semplice vendetta contro dei capri espiatori: anche perché, permettetemi, se io sono in difficoltà economiche, dovrei concentrarmi su come avere qualcosa in più io, e non su come fare avere meno a qualcun altro.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Comments

  1. Solo una precisazione: “Qual è il bravo manager” si scrive senza apostrofo.Oltre alla conoscenza in materia economica un po’ di lingua italiana non guasta.

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