La “bolla mediatica della criminalità”

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Un’analisi dell’istituto di ricerca Demos ha analizzato come i telegiornali italiani trattano l’argomento criminalità, e come questo si collega alla percezione di sicurezza che hanno i cittadini. Si tratta di dati interessanti, soprattutto in un momento in cui si moltiplicano le voci che criticano i telegiornali in quanto non darebbero spazio alla crisi economica in misura proporzionale a quello che è invece l’interesse degli italiani. Senza contare le polemiche che equiparerebbero i servizi come YouTube a canali televisivi (limitando di fatto la diffusione di contenuti tramite questi servizi).

Ecco allora quello che è emerso dalla ricerca, confrontato anche con la situazione europea (testi tratti dai risultati della ricerca di Demos:

  • non esiste correlazione tra l’andamento dei reati denunciati e il numero di notizie sulla criminalità;
  • esiste, invece, una forte correlazione tra il numero di notizie di reati e la percezione della criminalità;
  • tra il 2007 e il 2008 si è assistito ad una “bolla dell’insicurezza mediatica” prodotta da una forte crescita della percezione della criminalità e delle notizie di reati, anche se in presenza di una loro leggera diminuzione; nel 2009 si torna alla “normalità”; cioè, ai dati della fase 2005-2006, precedente alla bolla criminalità.  A partire dal secondo semestre 2009, si allenta nell’informazione dei telegiornali il nesso tra criminalità ed immigrazione, caratteristico invece della fase 2007-primo semestre 2008.
  • le strategie comunicative dei diversi telegiornali attribuiscono un’attenzione diversa al fenomeno criminalità.
  • la quantità di notizie relative alla criminalità in Italia è superiore a quella degli altri paesi europei, soprattutto nelle reti pubbliche. Il Tg1 ha il doppio di notizie del Tg spagnolo e venti volte in più rispetto al telegiornale tedesco;
  • la pagina della criminalità in Italia è costante, l’agenda dei telegiornali francesi, inglesi, tedeschi e spagnoli non rileva la presenza quotidiana di notizie criminali. L’agenda di quelli italiani, invece, prevede almeno due notizie di criminalità tutti i giorni;
  • la copertura mediatica della criminalità “comune” è una peculiarità dei telegiornali
    italiani; nei telegiornali degli altri paesi europei, notizie di furti, rapine, incidenti automobilistici non trovano rappresentazione, viceversa in quelli italiani i reati comuni occupano circa il 60% di tutta la pagina dedicata alla criminalità.
  • in Italia i casi criminali hanno una copertura giornalistica che prosegue nei giorni e in alcuni casi anche negli anni […], negli altri paesi europei importanti eventi di cronaca nera occupano nei telegiornali il periodo coincidente con l’evento criminoso.

In molti, prevedibilmente, imputeranno questa anomala rappresentazione della cronaca a pressioni politiche. Questo può essere un fattore, ma probabilmente è in corso anche un corto-circuito mediatico che spinge i giornalisti a cercare le notizie che vanno “di moda”, in una ricerca di audience più che di qualità dell’informazione.

Si tratta comunque di una situazione delicata, perché la percezione del pubblico viene distorta: un fatto non banale se si tiene conto anche della volontà di punire con maggiore severità i crimini che generano maggiore “allarme sociale”, che non è però detto siano i problemi maggiori.

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Ricerche Frequenti:

  • bolla mediatica criminalità

4 pensieri su “La “bolla mediatica della criminalità””

  1. Se si aggiunge il fatto che dopo la “cronaca nera” sia data una enorme visibilità alla “cronaca rosa e c@z.z.@te di turno”, il quadretto del nostro bel Paese è a dir poco inquietante……

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