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La Banca d’Italia ha diffuso delle stime “preoccupate” sulla disoccupazione, che però non sono “piaciute” al Ministro Sacconi, che le giudica troppo pessimistiche e metodologicamente errate, tanto che il Ministero del Welfare ha dichiarato in una nota:

Sommare, come fanno solo la Cgil e il Servizio studi della Banca d’italia, i disoccupati veri e propri con i cassintegrati (che sono e restano legati alle rispettive aziende da un rapporto di lavoro solo temporaneamente sospeso) e addirittura con i cosiddetti ‘scoraggiati’ è un’operazione scientificamente scorretta e senza confronto con gli altri paesi dove ci si attiene all’autorità statistica

Sul fatto che la disoccupazione sia uno dei problemi principali, che è destinato a rallentare la ripresa, non è certo nulla di nuovo, e anche in questo blog ne abbiamo parlato più volte.

Veniamo dunque all’altro aspetto: il metodo usato da CGIL e Servizio studi della Banca d’italia è errato? La risposta è che semplicemente, viene usata una misura diversa della disoccupazione da quella usata nel tasso di riferimento ufficiale di disoccupazione: ma la disoccupazione può essere definita — e quindi misurata — in modi diversi, come avevamo visto nel caso degli USA.

Le “autorità statistiche” spesso effettuano diverse misure del livello di disoccupazione, proprio tenendo conto delle diverse definizioni. Il tasso che viene di solito usato come riferimento è quello che negli USA viene definito “U-3“, ma ci sono misure — ufficiali — più restrittive (come la U-1, che considera solo le persone senza lavoro da almeno 15 settimane), o più ampie, (come la U-6, che considera il totale dei disoccupati, dei lavoratori scoraggiati, degli altri lavoratori “marginalmente impegnati” e dei lavoratori part-time per necessità, cioè coloro che erano alla ricerca di un lavoro full-time, ma non sono riusciti a trovarlo oppure gli è stato imposto un orario più breve).

Può essere legittimo che il Governo decida che è preferibile contenere U-3, anziché U-6, anche se anche noi riteniamo che per una ripresa “solida” della domanda interna (e quindi dell’economia) sia opportuno non trascurare quest’ultima misura. Lascia qualche perplessità però il fatto che queste misure (utilizzate, ripetiamo, anche dal Bureau of Labor Statistics degli USA) vengano bollate come “scientificamente scorrette“. Anche se va detto che la perplessità arriva fino ad un certo punto: è infatti viva la sensazione che, dato che l’Italia non dispone di molte risorse economiche da dedicare a combattere la crisi, l’attenzione si concentri sull’aspetto psicologico per infondere ottimismo e ridurre il pessimismo. Un aspetto importante, ma che non può essere l’unico portato avanti…

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