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Come abbiamo accennato più volte, le enormi dimesioni raggiunte da alcuni colossi finanziari comportano elevati rischi. Che ricapitolando, possono essere sintetizzati in tre punti principali:

  • le regole del mercato (e quindi le regolamentazioni pensate per esso) non funzionano in un contesto che di fatto è un oligopolio;
  • crea un problema di moral hazard, perché le banche “troppo grandi per fallire” contano implicitamente sul fatto che il Governo arriverà in loro soccorso in caso di problemi, e quindi possono tendere ad assumersi rischi maggiori del dovuto;
  • i costi di un eventuale salvataggio di un “gigante finanziario” possono essere superiori anche alle capacità di spesa di un Governo.

Per questo motivo, l’introduzione di sistemi per limitare la dimensione di banche e intermediari finanziari era considerata da molti una delle azioni da intraprendere per affrontare la crisi finanziaria. Vi era stata anche una proposta di legge negli USA, per limitare le dimensioni di alcuni operatori finanziari.

Nonostante questo, non solo fino adesso la dimensione dei colossi finanziari non si è ridotta, ma è addirittura aumentata. Si tratta di un’effetto dovuto alle acquisizioni conseguenti ai vari fallimenti e ristrutturazioni, che però sta portando ad un’elevatissima concentrazione del settore bancario USA. Se nel 2008 le 4 banche più grandi degli USA detenevano circa il 29% del mercato, nel 2009 la quota raggiunge il 37% circa.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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