“Caso” Ryanair: difficile non fare dietrologia…

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Non si può non rimanere perplessi di fronte al “braccio di ferro” tra Enac (l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) e Ryanair. Oggetto del contendere, ricordiamo, il fatto che Ryanair accetta solamente carta d’identità e passaporto per fare imbarcare i passeggeri, mentre l’Enac pretende che siano accettati anche un altra serie di documenti di identificazione che hanno “minore” valore legale, come patente di guida, o la licenza di pesca.

Non si può non rimanere perplessi perché contemporanemente si parla di rafforzare le procedure di identificazione dei passeggeri per prevenire rischi di attentati, come quello fortunatamente fallito il 26 dicembre, che seconodo molti sarebbe stato reso possibile da una “inadeguata identificazione” dei passeggeri. E in questo contesto, come può essere un vero problema il fatto che una compagnia aerea non faccia salire a bordo i passeggeri che si idenficano con una licenza di pesca? Certo, si può dire che in un caso si parla di voli internazionali e in nell’altro di nazionali, distinzione che ai fini della sicurezza non mi pare poi oggettivamente tanto rilevante. Però i dubbi rimangono.

Inoltre, non ho mai capito la necessità di usare documenti diversi da carta d’identità e passaporto per identificazione le persone (anche nei seggi elettorali, per esempio), anche considerato che solo un esigua parte degli italiani non ha la carta d’identità: non mi pare “indispensabile” accettare documenti diversi, tanto più che uno non si trova per caso a passare dall’aereoporto e a dover salire su un aereo (o in un seggio elettorale a votare), quindi non dovrebbe essere uno sforzo enorme ricordarsi di prendere la carta d’identità. E se uno si dimentica la carta d’identità, mi dovete spiegare perché si ricorda la licenza di pesca…

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