La crisi è finita? Alcuni analisti si preparano per un possibile “collasso globale”

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Nonostante in molti stiano dichiarando “chiusa” la crisi, o almeno la fase più acuta di questa, le probabilità di un aggravarsi della crisi stessa non sono ridotte a zero. Secondo quanto riporta il Telegraph, la banca francese Société Générale ha preparato un report che analizza il possibile “scenario peggiore” cui può andare incontro l’economia nei prossimi mesi. Sottolineiamo che si tratta dell’analisi di un worst-case scenario, e quindi non è la situazione “più probabile” secondo gli stessi analisti, ma piuttosto una sorta di “esplorazione dei rischi”. Ma proprio per questo è interessante approfondire un po’ la questione, che offre spunti di riflessione interessanti.

Il punto principale dell’analisi è che al momento i problemi che affliggevano l’economia prima della crisi non sono stati risolti, ma piuttosto “spostati” sulle spalle degli Stati, che se ne sono fatti carico più o meno esplicitamente attraverso gli interventi attuati per combattere la crisi. Questa situazione però sta accollando debiti record sulle casse statali di tutte le principali economie.

Inoltre, la leva finanziaria rimane ancora molto alta, con i debiti (del settore pubblico e privato) che sono complessivamente multipli del PIL: una riduzione del leverage è necessaria per consolidare l’economia, ma di contro avrebbe contraccolpi non trascurabili.

In questo “scenario peggiore”, i mercati azionari tornerebbero vicini ai minimi del marzo scorso, il petrolio tornerebbe intorno ai 50$ a barile e il dollaro continuerebbe la sua svalutazione. Ma il problema sarebbe che i Governi avrebbero già giocato molte carte e avrebbero difficoltà a effettuare nuovi interventi. Ma anche trascurando i nuovi interventi, il peso del debito si farebbe sentire comunque, dato che non potrebbe essere fatto “rientrare” grazie ad una crescita dell’economia (che comporterebbe maggiori entrate fiscali, ma anche un aumento del PIL e quindi un’automatica diminuzione del rapporto debito/PIL). La tentazione dei governi potrebbe finire con l’essere quella di consentire tassi di inflazione elevati, per non rischiare il default.

Gli analisti vedono delle possibili similitudini con la stagnazione dell’economia Giapponese negli anni ’90: con una sostanziale differenza, però. Infatti il Giappone sarebbe stato tenuto a galla dalle esportazioni e lasciando svalutare la moneta. Ma una politica del genere non è applicabile contemporaneamente da troppi Paesi.

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