La crisi di Dubai fa tremare le ultime illusioni che la finanza possa rimanere uguale

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La crisi di Dubai World è arrivata forse un po’ inattesa da molti, ma non si può certo considerare una sorpresa. Infatti, stiamo parlando di una società che ha come business principale l’investimento immobiliare nell’accezione più legata a quella che ha condotto alla crisi economica attuale. Inutile dire che i prezzi degli immobili di Dubai hanno raggiunto prezzi probabilmente esagerati, anche per quella piccola fascia di popolazione estremamente ricca che potrebbe prendere in considerazione tali acquisti.

L’avere un target di “ricchi”, inoltre, espone in queste condizioni ad una volatilità maggiore, dato che mentre una famiglia può essere in qualche modo “costretta” all’acquisto di una (prima) casa, e quindi essere portata a pagare un prezzo più elevato di quel che potrebbe permettersi, chi è “ricco” ha una possibilità di scelta più ampia, nel senso che non deve per forza comprare “quella” casa e tantomeno a “quel” prezzo: si tratta spesso di acquisti fatti con ottica di investimento, che quindi non vengono fatti se non appaiono convenienti.

E infatti, i prezzi degli immobili a Dubai sono letteralmente crollati, molto più che in altre parti del mondo, con flessioni intorno al 50%, e nonostante una leggera ripresa negli ultimi tempi, è ben difficile che i prezzi torneranno a livelli confrontabili con quelli dei tempi della bolla immobiliare.

La crisi di Dubai World, dunque, non è certamente sorprendente. Ma riporta alla luce l’illusione che l’immobiliare possa essere un investimento sicuro, convinzione radicata in molti,  e che sembra nonostante abbiamo assistito allo svilupparsi e allo (parziale?) sgonfiarsi di una bolla immobiliare.

La sensazione è che le difficoltà di Dubai mostrino soprattutto che i modi di pensare di “prima della crisi”, nonostante tutto, rimangono sempre diffusi (e la sorpresa sulle difficoltà di Dubai ne è una  ulteriore conferma). E la lezione forse è più di tutto un promemoria, e cioè  che potrà esserci anche un barlume di ripresa in corso, ma non si può semplicemente fare finta che tutto sia risolto, e lasciare tutti i comportamenti e i sistemi inalterati.

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