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Ho notato un grafico dall‘Indagine conoscitiva sul credito al consumo della Banca d’Italia, che mostra il confronto tra tassi di interesse applicati sui mutui a tasso fisso ed a tasso variabile  in Italia e nel resto dell’area Euro.

Tassi di interesse sui mutui praticati dalle banche
Tassi di interesse sui mutui praticati dalle banche

Si nota in modo chiaro come i tassi di interesse applicati in Italia ai mutui a tasso fisso siano ben oltrela media dell’area Euro. Una differenza di cui non è facile trovare giustificazione: infatti, dato che stiamo parlando di paesi dell’area Euro, le fonti di approvvigionamento, i titoli ed i benchmark di riferimento dovrebbero essere gli stessi. Soprattutto desta perplessità il fatto che mentre la media dell’area Euro mostra per gli ultimi mesi un trend discendente per i tassi dei i mutui a tasso fisso, in Italia invece questi tassi si sono stabilizzati a livelli ben più elevati (circa lo 0,5% – 0,6% in più).

Sarebbe un questo un tema che dovrebbe essere approfondito, anziché semplicemente lamentarsi come d’abitudine quando i tassi variabili tornano a salire dopo essersi ridotto a livelli record.

Si nota anche come, al contrario, i tassi dei mutui a tasso variabile abbiano raggiunto negli ultimi mesi livelli inferiori a quelli medi dell’area Euro. Un effetto che si può ipotizzare sia frutto delle varie agevolazioni messe in essere per i mutui a tasso variabile, ed anche della maggiore competizione tra le banche, dato che i mutui a tasso variabile sembrano essere gli unici presi in considerazione dalla maggior parte degli acquirenti di immobili.

Il dubbio è che si sia creato una sorta di problematico tipico di “moral hazard nazionale”, data la diffusa convinzione che quando i tassi variabili torneranno a salire “qualcuno interverrà”. Chiaramente, questo scenario non descrive un’economia sana: come già detto, sarebbe molto più opportuno guidare chi non può esporsi a rischio elevato verso mutui a tasso fisso. Ma con tassi più in linea con la media dell’area Euro.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Comments

  1. Domanda: esistono dei dati sulla durata media? voglio dire, non e’ che magari il mutuo “italiano” medio ha una durata diversa (+ lunga?) di quella del mutuo “euro” medio?.

    Secondariamente, a me verrebbe da interpretare la differenza fisso/variabile in modo opposto: non potrebbe essere che i mutui a tasso variabile sono scesi (e quelli a tasso fisso son saliti) perche’ c’e poca richiesta per il tasso variabile e molta per il tasso fisso?

  2. Dati sulla durata non ne abbiamo. In linea di massima dovrebbero essere comunque confrontabili. Tieni presente anche che molte banche italiane non concedono mutui a tasso fisso a durata illimitata, ma arrivano ad una durata di 20-25 anni che il cliente poi può prolungare – ma con tasso rinegoaziato o condizioni applicate che sono spesso quelle del variabile.

    Sulla domanda di mutui a tasso fisso/variabile, mi sembra che in realtà è sempre stato solitamente il variabile ad essere “dominante”, soprattutto negli anni passati, e comunque anche nei periodi in cui la gente ha preferito il fisso. Però è una questione che merita di essere approfondita, vedo se trovo qualche dato.

  3. Qualche chiarimento sulla mia osservazione su fisso/variabile. Sono d’accordo che il variabile sia solitamente “dominante”. Ma la pessima pubblicita’ ricevuta la scorsa estate (quando la risalita dei tassi prima del loro crollo dovuto alla crisi aveva inguaiato molti) dai mutui a tasso variabile potrebbe aver alterato il “mix” fisso/variabile rispetto alla media europea. Poiche’ suppongo che per una banca il tasso variabile sia ottimale (in quanto elimina i rischi derivanti dalle variazioni dei tassi), e’ possibile che per contrastare questa tendenza le banche italiane abbiano alzato gli spread sul fisso, abbassandoli sul variabile.

  4. La tua osservazione potrebbe chiaramente essere una spiegazione per gli ultimi mesi, ed è credibile che sia uno dei fattori che hanno contribuito a creare questa situazione, però mi rimangono due dubbi:
    – perché la “cattiva pubblicità” ha avuto effetto solo in Italia e non negli altri paesi della zona Euro?
    – i tassi fissi erano superiori alla media europea già in tempi “non sospetti”: si nota bene la differenza in tutto il grafico, che riprende il periodo 2003-2009.

  5. Discussione interessante.
    Riguardo alla prima obiezione (“xche’ la cattiva pubblicita’ non ha avuto effetto fuori dall’Italia?”) credo si possa rispondere che forse fuori dall’Italia la cattiva pubblicita’ non c’e’ stata.. nel senso che il rialzo delle rate dei mutui a tasso variabile non e’ stato visto (a torto ao a ragione) come una congiura delle banche.
    Riguardo alla seconda.. touche’: la differenza sul fisso esiste almeno dal 2003 mentre la mia spiegazione si applica solo all’ultimo anno.

    Avevo in mente una mia ipotesi (rivelatasi sballata) e per verificarla mi sono calcolato l’evoluzione storica degli spread con il tasso eurirs a 20 yr (per il fisso) o con l’euribor a 3 mesi (per il variabile) (questi dati li ho presi da http://www.welpanama.com/it/finanza/indici/grafico/type/eurirs mentre i tassi li ho presi – un po’ a spanne – dal grafico in questo post).
    Penso sia interessante darci un’occhiata (anche se ho calcolato solo pochi punti per non metterci una vita)

    Mutui a tasso fisso:
    01/2004: eurirs=4.9%, spread(euro)=0.0%, spread(ita)=0.2%
    01/2005: eurirs=4.1%, spread(euro)=0.3%, spread(ita)=0.9%
    01/2006: eurirs=3.9%, spread(euro)=0.2%, spread(ita)=0.8%
    01/2007: eurirs=4.5%, spread(euro)=0.0%, spread(ita)=0.8%
    01/2008: eurirs=4.7%, spread(euro)=0.5%, spread(ita)=1.0%
    06/2008: eurirs=5.1%, spread(euro)=0.1%, spread(ita)=0.6%
    01/2009: eurirs=4.0%, spread(euro)=0.9%, spread(ita)=1.1%
    06/2009: eurirs=4.2%, spread(euro)=0.3%, spread(ita)=1.0%
    Qui si direbbe che la situazione sia grossomodo inalterata rispetto alla media storica, che vede spread sostanzialmente piu’ alti (almeno mezzo punto) per i mutui a tasso fisso emessi in italia. [il dato di gennaio 2009 e’ chiaramente anomalo, probabilmente
    perche’ eravamo nel bel mezzo della crisi]

    Mutui a tasso variabile:
    01/2004: euribor=2.1%, spread(euro)=1.5%, spread(ita)=1.5%
    01/2005: euribor=2.1%, spread(euro)=1.3%, spread(ita)=1.5%
    01/2006: euribor=2.5%, spread(euro)=1.4%, spread(ita)=1.5%
    01/2007: euribor=3.8%, spread(euro)=0.9%, spread(ita)=1.1%
    01/2008: euribor=4.4%, spread(euro)=0.9%, spread(ita)=1.0%
    06/2008: euribor=4.9%, spread(euro)=0.4%, spread(ita)=0.6%
    01/2009: euribor=2.1%, spread(euro)=3.0%, spread(ita)=3.0%
    06/2009: euribor=1.1%, spread(euro)=1.9%, spread(ita)=1.5%
    A parte i punti “sballati” di giugno 2008 (reazione alla “pubblicita’ negativa” per
    le banche italiane?) e gennaio 2009 (panico generalizzato), mi sembra di poter dire
    che anche qui le banche italiane abbiano continuato la loro politica “storica”
    (spread fra l’1.0% e l’1.5%): quel che sembra esser cambiato e’ il comportamento
    delle banche del resto della zona euro, che da spread leggermente inferiori a
    quelli delle nostre banche sono passate a spread piu’ elevati.

  6. L’ipotesi di “cambio di politica” delle banche dell’area euro, con uno spread maggiorato da parte loro, è in effetti interessante e probabilmente abbastanza fondata, dato che le banche europee in seguito alla crisi avrebbero “valorizzato meglio” i potenziali rischi, che in altre parole vuol dire alzare gli spread…

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