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Alcuni analisti sollevano dei “sospetti” sull’effettiva consistenza dei dati relativi alla crescita del PIL cinese, che secondo i dati ufficiali è cresciuto del 8,9% nel 3° trimestre del 2009 (rispetto all’anno precedente). Gordon Chang di Forbes (ma non c’è solo lui tra i sospettosi) sottolinea in particolare che questa crescita è non è coerente con il crollo delle esportazioni che si è avuta nel corso del trimestre (-23.0% in luglio, -23.4% in agusto  e -15.2% in settembre —  un fatto non trascurabile se fino a poco tempo fa l’export contava per poco meno del 40% sul PIL cinese), così come dalla diminuzione delle importazioni (-14,9%, -17,0%, -3,5%) che Chang suggerisce essere un indicatore del rallentamento dell’economia (anche se potrebbe essere invece un indice di un maggiore consumo “interno”).

Secondo questa ipotesi, il Governo cinese avrebbe quantomeno “ordinato” alle imprese locali di effettuare grossi  acquisti, per sostenere i “numeri” dell’economia, e un indicatore sarebbe dato ad esempio dalla crescita incredibile di vendite di auto (+70,5% in luglio, +94,7% in agosto e +83,6% a settembre): infatti, non vi è una corrispondente crescita nelle vendite di carburanti, che sarebbe rimasta invece più o meno stabile (il mese con la crescita più significativa sarebbe agosto, però con solo +6,4%). Una strategia che sarebbe già stata adottata negli anni ’90.

E’ difficile dire fino a che punto i dati siano effettivamente manipolati e fino a che punto invece la Cina stia applicando politiche di sostegno “non convenzionali”, probabilmente però la morale è che c’è forse qualche dubbio che la Cina faccia da motore economico dell’economia mondiale per portarlo fuori dalla crisi, come spera qualcuno.

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