Cresce l’interesse delle banche verso la “finanza islamica”

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Le banche stanno guardando con sempre maggiore interesse alla cosiddetta “finanza islamica“, cioè quel complesso di attività finanziarie (non solo bancarie) che rispettano i dettami della religione Islamica. Nonstante il cosiddetto “Islamic Retail Banking” rappresenti oggi soltanto l’1% delle attività finanziarie mondiali, presenta un tasso di crescita degli assets intorno al 10-15% annuo, e secondo alcune stime i ricavi di queste attività finanziarie sarebbero cresciuti del 44% annuo circa.

Un dato che certamente è legato al fenomeno dell’immigrazione dai Paesi di religione Musulmana, ma che è soprattutto un indicatore del aumento del peso di molti mercati emergenti. Il fenomeno migratorio però non è certamente sottovalutato: ad esempio, il  gruppo di ricerca di Banca Monte dei Paschi di Siena calcola che, in Italia, ci possa essere un giro d’affari potenziale intorno ai 4,5 miliardi di Euro.

Oltre a quelle strettamente di ordine culturale, lo sviluppo della finanza Islamica pone delle importanti sfide soprattutto dal punto di vista della coordinazione della regolamentazione, ed è con questa logica che anche la Banca d’Italia (così come le altre Banche Centrali) sta anch’essa approfondendo la conoscenza di questo “mondo” (proprio ieri ha organizzato un convegno dedicato a questo tema): infatti, uno dei temi spesso sottolineati nel corso della crisi finanziaria è stato la necessità di standardizzare gli strumenti finanziari, e quindi l’emergere di strumenti che funzionano secondo logiche in parte differenti crea un’inevitabile incremento della complessità di regolamentazione.

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