La cultura economica rischia di diventare vittima della crisi finanziaria?

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In un intervento alla 50° riunione scientifica annuale della Società Italiana degli Economisti, il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha sottolineato come vada evitato che la crisi finanziaria faccia, tra le sue vittime, la cultura in campo economico: Si è aperta una caccia al colpevole, della disciplina economica si è negata sia la valenza scientifica, sia l’utilità sociale; all’interno di una professione sempre pronta all’autocritica crescono le divisioni.”

Che ci siano stati errori da parte degli “economisti”, e ancor più da parte delgi “ingegneri finanziari” è però innegabile. Ma ci sembra il caso di aggiungere un ulteriore elemento che avevamo già sottolineato in passato, e cioè il fatto che si sia (da parte di quasi tutti) dato spazio alle teorie economiche che sembravano fare “più comodo”. Quelle che prevedevano che “tutto sarebbe andato bene”, che “non c’è bisogno di preoccuparsi più di tanto”. Non è vero che nessun economista abbia previsto la crisi finanziaria. E’ vero però che quasi nessuno ha ascoltato (o voluto ascoltare) i “menagramo”.


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